Mr. William “Il Bardo” e il suo amico Amleto – di Cinzia Pagliara

Raramente si è scritto così tanto su un uomo di cui si sa così poco…
come nel caso di William Shakespeare.
Ogni biografo, in realtà, si è trovato costretto a “inventare” un suo Shakespeare, contribuendo a rafforzare il mistero e il mito che avvolge questo scrittore poliedrico, geniale, immenso; il cui volto è legato a una sua unica foto attribuibile con certezza… e il cui fascino è attinto da un fiume gonfio di parole indimenticabili.
IL BARDO: incantatore e cantore. Amore e denuncia, poesia e storia. Non c’è aspetto della natura Umana che Shakespeare non abbia perlustrato e indagato… questo è il segreto della sua universalità senza tempo: le sue opere sono uno specchio in cui gli uomini possono guardarsi riflessi… come nella migliore tradizione della Letteratura mondiale.
Non a caso Samuel Johnson disse di lui…
“Le sue opere possono considerarsi Una Mappa della Vita”. 
Che poi, il gioco dell’assurdo shakespeariano, sta nel fatto che nulla di Shakespeare fu scritto da Shakespeare… ma da qualcuno che mai si firmò, o dai suoi attori, dopo la sua morte.
Chi era dunque (o potrebbe essere stato) il BardoTroppo colto per non far parte degli University Wits del suo tempo, come Christopher Marlowe… e qui nasce un’ipotesi tra le tante: che sia stato uno pseudonimo dello stesso Marlowe, di lui amico e misteriosamente morto in una rissa in Francia?
Troppo conoscitore dell’Italia. Verona e Venezia ricorrono frequenti nelle sue opere e sull’isola de La Tempesta o nel bosco del Sogno di una notte di mezza estate, ci sembra di esserci già stati.  Allora (teoria relativamente recente e intrigante) deve essersi trattato del siciliano Guglielmo Crollalanza che, fuggendo da Messina, cambiò il suo destino. Insieme a  quello del teatro mondiale.
“Tantu sgrusciu piì nenti” se fosse rimasto… e invece “Much ado about nothing”
(Molto rumore per nulla) e milioni di rappresentazioni in tutto il mondo.
Continuando a scavare ci chiediamo dunque… che carattere aveva questo fantomatico William? Ancora visioni diverse e diametralmente opposte, a seconda del momento storico, del contesto politico, dell’intento finale di chi di lui ha scritto. Perché l’Arte è fatta di questo, se è vera Arte: lascia libera interpretazione… e sempre resta se stessa.
Shakespeare l’omosessuale. Il misogino. Il razzista. Il rivoluzionario.
Il nascosto cattolico. Il poeta. 
Il Bardo ci ha lasciato i suoi tanti personaggi a parlare di sé e della sua strepitosa cifra universale e senza tempo.
Per esempio, il Principe di Danimarca… 
Amleto.
“Essere o non essere”. Chi non ha mai citato questo passaggio, magari senza neanche sapere chi lo avesse pronunciato? Amleto è la più grande tragedia in lingua inglese, analizzata e discussa più di ogni altra, soprattutto per le continue domande che restano irrisolte.
Rito di passaggio temuto o sognato da attori e registi… uno dei quali un giorno mi disse…
“ormai posso  solo essere il Fantasma. Non sono riuscito a diventare Amleto”.
Perché Amleto è giovane, è un figlio. è la giustizia che tenta di essere, dopo tanto inganno.
Il Principe di Danimarca deve vendicare la morte del padre per mano dello zio che ne ha preso il posto sposando inoltre la madre Gertrude. Così gli ha detto il fantasma del Padre Re.
Amleto però vuole capire, vuole essere certo…. e allora si finge pazzo (essere, non essere?), trascinando nella follia la donna che ama di un amore profondo e sincero, ma di cui non sa più fidarsi. Ofelia…
che preferisce allontanare coprendola di offese (“in convento, va’ a chiuderti in convento”… “nunnery” in inglese elisabettiano ha il doppio significato di convento e bordello), fino a che la mente di lei diventa “fragile come la vita di un vecchio”, fino alla morte, presso il ruscello, tra i salici che si inchinano, mentre le vesti la trasformano in una sirena e la fanno galleggiare, come nel celebre dipinto di John Everett Millais.
in The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark i personaggi sono tutti memorabili: lo sciocco Polonio, lo spietato Claudio, la superficiale Gertrude, il fedele Orazio, il sincero Laerte, gli incolpevoli Rosencrantz e Guildernstern… e la vicenda si evolve tra dialoghi (“parole, parole, parole”) e chiarimenti, fino al duello finale e alla catarsi risolutrice. Non si salva nessuno e, ognuno ha una morte “giusta”
Gertrude beve la coppa di vino avvelenato che il nuovo marito ha preparato per Amleto; Amleto e Laerte si feriscono con la stessa spada, anch’essa precedentemente avvelenata da Claudio e dallo stesso Laerte; Claudio viene ucciso da Amleto, che così chiude il cerchio e vendica il padre.
Una giustizia che si sforza di essere giusta.
Quello di Amleto è un ruolo strabiliante per il palcoscenico e insieme adattabilissimo allo schermo cinematografico (da Laurence Olivier a un coraggiosissimo Kenneth Branagh). Il dramma è un testo che non esito a definire immortale, non fosse altro che per l’eterna attualità di una delle frasi più famose:
“C’è qualcosa di marcio in Danimarca”. 
Immortale, sì. Amleto e la sua follia in cerca di verità  rimarrà uno dei testi più cercati e amati, finché il pubblico troverà che “C’è del marcio” nel mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

2 pensieri riguardo “Mr. William “Il Bardo” e il suo amico Amleto – di Cinzia Pagliara

  • Giugno 22, 2015 in 9:28 pm
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    Ottimo scritto,
    Complimenti.
    In fondo ciascuno di noi ha in se qualcosa del Bardo…
    Magari inconsapevolmente, ma in ciascuno di noi alberga un suo personaggio.

    Risposta
  • Giugno 23, 2015 in 12:07 pm
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    Sono molto interessanti i film basati sulle opere di Shakespeare e interpretati da Kenneth Branagh.

    Risposta

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