Mr. Punch: il Pulcinella dei salotti vittoriani – di Cinzia Pagliara

Punch or the London Chiarivari (chiara e palese l’ispirazione al giornale parigino Le Chiarivari) è una pubblicazione umoristica fondata nel 1841 sotto la direzione di Mark Lemon. Il titolo prende spunto da Punchinello, storpiatura inglese del nome della conosciutissima maschera di Pulcinella, ed era legato ad un pun (gioco di parole) che univa la bevanda alla rivista: “punch is nothing without (Mark) Lemon”; l’inconfondibile copertina che l’ha resa famosa, quella con Punch in primo piano, è rimasta invariata addirittura fino al 1956. Pur non essendo una rivista letteraria in senso stretto, la riuscita combinazione tra british humor e commenti a sfondo politico, satira ben calibrata e semplice divertimento (senza eccessivi intellettualismi) insieme all’alta qualità delle illustrazioni (che hanno dato vita ad uno stile grafico e ad una tendenza ancora di moda) ha avuto una grande influenza sulle pubblicazioni per tutto il Novecento. Ben lontani dal divismo di molti giornalisti moderni, i collaboratori del Punch erano conosciuti per il loro cameratismo allegro che comprendeva anche le cene settimanali, e divennero presto un modello di bel mondo giornalistico non solo in periodo vittoriano. Certamente non si tratta di satira offensiva (o tagliente come un coltello, seppure con un amarissimo sorriso sulle labbra, come il celebre pamphlet di Swift “A modest proposal” per evitare che i figli dei poveri fossero un peso per le loro famiglie e renderli utili alla comunità, ovvero farli ingrassare ed entro l’anno di età venderli al mercato della carne per combattere sovrappopolazione, disoccupazione e fame) è piuttosto un humor che ricorda quello di Oscar Wilde: elegante, anzi witty, termine che indica intelligenza, prontezza, acutezza mentale. La cultura britannica è ricca di esempi di wit allegro e pungente, basta lasciarsi immergere nei dialoghi a volte surreali di film come “Quattro matrimoni e un funerale” o “Notting Hill” e se ci si libera dalla necessità di essere intellettuali ad ogni costo, si riesce ad apprezzare dialoghi che sembrano estrapolati dal teatro wildiano, come quello tra il falso Ernest e Lady Bracknell  in “The importance of being earnest” (altro pun), traducibile in italiano con “L’importanza di essere Franco” (nel senso di sincero). Io sono appassionata di cultura britannica, non solo per mestiere, meno che meno per dovere. Credo sia un senso di somiglianza nel modo di essere. E il gusto del tè. Comunque sia, ho amato fin da ragazza vagabondare nei paesini o nei quartieri meno turistici, a caccia di non so cosa. Il mio incontro con il volume 86 del Punch (1884) è avvenuto a Reading (esatto, proprio quella della bellissima ballata di Oscar Wilde dopo la sua esperienza in carcere) al primo piano di una libreria dove trascorrevo le  ore della mattina (avevo 19 anni) aspettando le lezioni al college. La copertina rigida in tela marrone sbiadita e sfilacciata, Mr Punch stampato in oro, il naso adunco, il corpo tozzo e un po’ deforme. Era accanto alle opere complete di Shakesepare – copertina in pelle rossa e oro, edizione con note e prefazione del professore emerito Peter Alexander – e ovviamente comprai entrambi i testi. Sfogliare le pagine del volume del Punch è come entrare in epoca vittoriana, sbirciare nei salotti falsamente moralisti, spettegolare con garbo, scoprire avvenimenti che danno luce diversa all’austerità eccessiva di un’epoca in cui la Sovrana così poco amava il sorriso. E invece si sorrideva, e si sorride ancora, davanti a vignette che sembrano perfette ancora oggi, come quella dal titolo ”The real parliamentary Whip“ (altro gioco di parole: Whip in politica designa il membro di un gruppo, nell’uso normale invece significa frustino). Davanti all’ingresso della Camera dei Comuni, Mr. Punch invita un corpulento signore con in mano la Whip dell’opinione pubblica ad entrare e a mettere tutti in riga: “They won’t move till you do” (non si muoveranno se non lo dici tu). Come dire: l’opinione della gente muove la storia… e detto da un Pulcinella vittoriano, fa un certo effetto.

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