Moving Gelatine Plates: “Moving Gelatine Plates” (1971) – di Piero Ranalli

I MGP si formarono nel 1968 a Sartrouville (Francia), il loro omonimo album di debutto fu pubblicato dalla CBS nel 1971 con un grande successo di critica, anche se furono vittime di un inadeguata promozione, unita a una cattiva gestione che li portò a un tour che non rese giustizia alla reale divulgazione del disco. Abbiamo a che fare con un jazz-rock superlativo e originale, un eclettico suono jazz-rock con senso dell’umorismo che li accomuna a la maggior parte delle band di Canterbury. Usano anche il tipico fuzz e wah-wah su chitarre e tastiere ma non sono cloni, la band lavora per ritagliarsi il proprio suono distinto all’interno di questo schema musicale. La deviazione più ovvia dall’approccio Canterbury è l’inclusione di importanti performance di chitarra acustica ed elettrica del talentuoso Gerard Bertram, il cui contributo in diversi passaggi evita che il suono della band vada alla deriva in un territorio già esplorato. La musica offerta è anche un po’ più diversificata, il flauto gentile e la chitarra acustica, in alcuni momenti del disco forniscono un suono in cui nessuna delle maggiori influenze della band si è mai dilettata. Un album di debutto estremamente valido che dimostra che non devi essere necessariamente britannico per suonare con quello stile.
I Moving Gelatine Plates non ebbero molto successo nella loro madrepatria, così decisero di fare un lungo tour in Europa continentale e creare un nome per se stessi. Dopo i conflitti politici in Francia alla fine degli anni Sessanta, il gruppo decise di non suonare musica politicamente impegnata, come fecero molti dei loro connazionali contemporanei ma, semplicemente, di creare arte per il bene di creare arte. Nei meandri della loro musica è possibile scorgere anche influenze avant-rock dei Mothers of Invention di Frank Zappa, tuttavia hanno una qualità caratteristica che non pone una forte enfasi sulla scrittura di canzoni né sull’improvvisazione, ma piuttosto sul naturale procedere della musica, da una sequenza all’altra. Nonostante le loro forti influenze jazz, il materiale dei Moving Gelatine Plates è organizzato. Di conseguenza, la
 musica suona non forzata e quindi autentica, scorre fluida come un fiume. “Moving Gelatine Plates” (1971) è un album composto da cinque brani, lungo solo poco più di 36 minuti, la versione su CD pubblicata nel 1992 dalla Musea contiene 4 bonus tracks. Prima di passare a un’analisi musicale del lavoro in questione vi presento i musicisti: Maurice Helmlinger (organo, tromba, sax tenore e soprano, flauto), Gérard Bertram (chitarra elettrica e acustica, voce), Didier Thibault (basso, chitarra 12 corde, voce), Gérard Pons (fratello del bassista dei Magma Dominique Pons, batteria, percussioni).
La traccia di apertura, London Cab, ha un’introduzione sperimentale e spaziale con strani suoni elettronici prima che venga sostituita dal flauto, raggiunge un suono pieno quando arriva la batteria, molto bello il sax che entra suonando su questa melodia, una metamorfosi che porta velocemente a
 una jam jazz-rock. Non si fa attendere un lavoro straordinario di chitarra che si inserisce con una certa prepotenza, di nuovo torna il sax che introduce voci stralunate che citano parte della filastrocca Three Blind Mice, segue una marcia con un suono di chitarra pesante. X-25 è una traccia di 2 minuti piena di suoni, un’interessante costruzione organizzata con parti contrastanti, inizia ricordando le vibrazioni di un altro grande gruppo francese Etron Fou Leloublan, per poi orientarsi verso Canterbury e alla fine passa a una polka e un annuncio al megafono. Gelatine si apre con un lavoro di organo superbo, alcuni canti armonizzati, con il batterista che utilizza il rullante davvero con gusto, il bassista Didier Thibault mostra il suo grande talento, un assolo di basso molto silenzioso senza altri strumenti e anche varie parti solistiche di strumenti a fiato e di chitarra: il pezzo si trasforma in una gustosa jam jazz.
Interessante anche il modo in cui ritornano i temi, segue un lungo assolo di tromba. Last Song, traccia più lunga dell’album con i suoi 15 minuti, non è in realtà l’ultima canzone. Inizia con alcune armoniche di chitarra prima che arrivi il resto del band che non tarda a passare a sezioni diverse, molti assoli di sax e chitarra in questa traccia. A un certo punto ci sono un sacco di interruzioni e riprese prima di un assolo di batteria. Mette in mostra tutti gli elementi più caratteristici della band, i tamburi sono protagonisti, un sax importante, una chitarra che è una vera delizia da ascoltare e linee di basso eccellenti. Dopo l’assolo di batteria, che dura 4 minuti, si uniscono l’organo, la voce e una chitarra di buon gusto. È incredibile il modo in cui organo e chitarra lavorano insieme, davvero molti umori in questa traccia. Memories è una traccia di chiusura molto dolce e bella, il flauto e la chitarra gentile aprono la strada ad un degno epilogo riflessivo, ha due chitarre acustiche, una che suona in stile spagnolo, poi un flauto e un po’ di basso sepolto nel mix. Senza dubbio un bel modo per terminare l’album.

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2 thoughts on “Moving Gelatine Plates: “Moving Gelatine Plates” (1971) – di Piero Ranalli

    • Settembre 2, 2020 in 9:30 pm
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      thanks to you from the editorial staff

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