Motörhead: Love Me Forever (1991) – di Matilde Marcuzzo

Chiunque abbia assistito alle gesta di Lemmy Kilmister è certamente in grado di cogliere che la differenza tra il leader dei Motörhead e l’ostinata follia del vivere così come viene, senza Dio, senza perbenismi ma, con naufragi nel sano rock&roll, è sottilissima. Così si sentiva Monica quella mattina: aveva realizzato di essere rimasta sola. Le pareti le sembravano ghiaccio cavernoso, tutti i rumori, strangolati da una metempsicosi di paranoia acerba, inaccettabile e, le sue guance vuote si apprestavano a bruciare nel nulla. Troppo poco tempo era passato da quei fatti che avevano messo sottosopra una casa e il sonno rigeneratore. Un maledetto freddo le pulsava nelle vene. Febbraio era stato un flagello senza pietà. Questa era la sua condizione. L’orologio batteva le 09.05 e lei, incazzatissima col ciclo della vita, avrebbe tanto desiderato di tornare indietro a riprendersi il suo demiurgo bene. La radio suonava Love Me forever e non sapeva nemmeno da quanto. Il pezzo sembrava finire e poi ricominciare… ma era la sua testa e la sua rabbia che volevano che fosse così. Un pusillanime tarlo nei suoi neuroni sentiva il bisogno inconscio di non far cessare l’unico suono che, tra quei raggi maledetti, lei riusciva a percepire. La voce graffiante di Lemmy, la cullava e la lacerava allo stesso modo la pelle. Grigio fumo dai tetti e un temporale colossale in arrivo, le si riflettevano già, nella lucidità abissale delle pupille. Nei giorni precedenti le lacrime avevano scavato il suo viso. Sua madre lei non riusciva a guardarla, eppure la stringeva forte ogni secondo, fra oggetti abbandonati dalla sua assenza. Fra quei profumi spruzzati a metà, quelle lame capovolte nel cassetto, quel cappotto di sigaretta appeso all’ingresso e una cintura avvolta in un abbraccio d’addio… le vere gocce di cristallo, colme di dolore, stavano tardando a spuntarle dalle ciglia ma, a breve, si sarebbero schiantate in frantumi sul pavimento, sul cuscino abbandonato, e nel suo povero e perdente cuore. Dove si va quando si parte per sempre? Se lo chiedeva, se lo stava immaginando, tra le note di quella ballata fantastica, unica nel repertorio dei Motörhead, cosi come il disco che la conteneva. Traccia numero 6 del nono album: “1916” che, nel 1991 (sempre in febbraio) fu quasi una prova mistica di cambio stilistico e di genere, in fatto di comporre musica. Lemmy era un fottuto rockettaro ingravidato dal punk dalla testa barbosa, accompagnata da un cappello texano… sino ai piedi violacei, intimiditi dal diabete. Era un artista che guidava il sound del gruppo verso lidi di perdizione fatti di hot stuff&heavy metal, con messaggi al pubblico riguardanti i rapporti esterni e i conflitti sociali, piuttosto che l’amore ma, in quell’album, era un fragile tentativo di Lemmy tra il romantico e il profondo. Lemmy era da sempre affascinato e incuriosito dall’idea che la morte fosse comunque un evento della vita di ognuno, impossibile da evitare o scavalcare. Monica ne era al corrente… “Amami per sempre o non amarmi affatto / la fine del nostro legame / spalle al muro”. Parole dure, vere, stavano pettinando i capelli immoti di Monica. – Se mi dai il tuo amore, perché dovresti smettere, un giorno? Perché tutto ciò che fa star bene dovrà cessare prima o poi? Chi lo ha deciso? Non ci si dovrebbe mai sentire abbandonati o braccati al muro. Nessuna esecuzione! Nessun fucile contro!La donna realizzava la perdita riflettendo su quelle parole, passeggere nel suo cervello sparato a razzo, in orbita. Provando a mandar giù, distrattamente, un po’ d’acqua, senza promettersi nulla, cercando di vivere fino alla morte anche lei… “Promise me nothing / live ´til we die”. La morte è potente, la morte è amore, l’amore è il male, la fine di tutto. La morte separa i destini e le vite, è una via d’uscita che riporta dritto alla partenza… “Every way out / brings you back to the start”. Mancava poco ormai, a quella partenza, all’ultima festa. Una festa di fiori, tutta per un solo uomo. Un uomo fatto di strada e milioni di corse, un orfano cresciuto solo ma, che aveva regalato al mondo figli onesti e dall’animo spezzato. Aveva amato, di un amore eterno la sua bionda ninfa, negli anni della rivoluzione giovanile. La morte, ora era tra di loro ma, combatteva con l’amore e Monica aveva appena sfoderato la spada. Il duello era iniziato, bisognava sperare perché l’amore ruba sempre e, come un ladro ti porta via il cuore… “You know love’s a thief / steal your heart”. Arrivata dunque la morte tra quelle mura, aveva spezzato travi, fondamenta e battiti. Monica era armata fin nel midollo. Se, ognuno muore per spezzare il cuore a qualcun altro”, ora lei lo sapeva bene ma… se questo cuore è già stato rubato dall’amore vero, la morte può spezzarlo o anche triturarlo ma, mai smetterà di amare. Mai! Lemmy era morto, suo padre era morto. Lei era viva! Lemmy diceva chela morte è il modo col quale Dio ti fa capire che è il momento di darti una calmata. Doveva darsi una calmata, lei? Come avrebbe potuto mai riaccompagnare la spada nel fodero e darsi una calmata? Agitata, si tuffò nell’ultimo maglione indossato dal suo “only one man”. Non vi sarebbero state più estati o visioni di una bimba dalle trecce preparate che per mano teneva il mondo mentre una barba elegante l’accompagnava sicura a scuola.

Love me forever, or not at all, / End of our tether , backs to the wall,
Give me your hand, / don’t you ever ask why, / Promise me nothing, live ´til we die,
Everything changes, it all stays the same, / Everyone guilty, no one to blame,
Every way out, brings you back to the start, / Everyone dies to break / somebody’s heart,
We are the system, we are the law, / We are corruption, worm in the core,
One of another, laugh ´til you cry, / Faith unto death or a knife in the eye,
Everything changes, it all stays the same, / Everyone guilty, no one to blame,
Every way out, brings you back to the start, / Everyone dies to break / somebody’s heart,
Love me or leave me, tell me no lies, / Ask me no questions, send me no spies,
You know love’s a thief, / steal your heart in the night, / Slip through your fingers,
you best hold on tight.
Everything changes, it all stays the same, / Everyone guilty, no one to blame,
Every way out, brings you back to the start, / Everyone dies to break / somebody’s heart.

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