MORIRE DI LAVORO – di Silvia D’Orazio

Non ha importanza… che siano italiani o migranti, dobbiamo prendere atto del fatto che in questa Italia delle “riforme” le persone muoiono di lavoro per una manciata di euro al giorno.
Non solo metaforicamente parlando. Contratti inesistenti, figli di una triste riforma del lavoro fatta anni fa dalla coppia Mastella/Treu e resi ancor più flessibili dalle ultime novità di questo governo che ha ormai cancellato ogni parvenza di legalità in materia di lavoro.
Schiavi al posto di lavoratori, tragici incidenti che avvengono in circostanze mai chiarite…
donne e uomini che muoiono letteralmente di fatica e in balia dei caporali da sempre tollerati e ormai legalizzati… specialmente nel meridione della penisola.

Come la rondine di Pascoli, che moriva prima di arrivare al nido dove l’aspettavano i rondinini affamati…
così se ne vanno madri e padri di famiglia.

Paola Clemente, quarantanove anni, morta lo scorso tredici luglio mentre lavorava all’acinellatura dell’uva, a Trani, per due euro l’ora. La donna, sotto il sole di quest’estate torrida e spietata, schiumava sangue senza sosta per sfamare i suoi bambini… per dare dignità alla sua famiglia già duramente colpita dalla tragedia del marito infermo.
Un’eroina moderna – suo malgrado – che se ne va senza applausi o medaglie…
un infarto se l’è portata via. La Procura di Trani ha aperto un’indagine sulla morte.

Anche a Lecce un uomo ha perso la vita in circostanze simili… un sudanese di quarantasette anni è morto di fatica durante la raccolta dei pomodori. Insomma, ci sono realtà così difficili e dure da non sembrarci italiane.
Un paese zeppo di sindacati, partiti, forze dell’ordine… ma senza diritti e tutela.
Si muore di fatica nei campi come nell’ottocento romanzato dagli scrittori di genere…
come quando Antonio Gramsci squarciò il velo che ammantava la condizione delle popolazioni del Sud d’Italia con il suo “La Questione Meridionale” .
Quel nodo scorsoio che strozza il popolo delle regioni meridionali è ancora ben insaponato e, anzi, ancor più tragicamente, continua a mietere vittime innocenti dopo secoli di oppressione…
In un status quo che fotografa un’intera classe dirigente collusa con le mafie fattesi imprenditoria.
Ciò che sbalordisce ancora di più è il relativo silenzio della stampa e dei media in generale.
La funzione dell’informazione è ormai tutta tesa al sensazionalismo di facciata…
i maró, i casamonica,  le storie commoventi buone per i talk show, cancellano ogni realtà e drogano l’opinione pubblica… mentre la gente muore in silenzio per qualche spicciolo o per salvarsi dall’orrore delle guerre e di un mare che li inghiotte prima che possano diventare carne da macello nella “civile Europa del lavoro e dei diritti” che, di fatto, non esiste più.

Non possiamo continuare a sottostare al potere dei nuovi schiavisti autorizzati da questa classe politica senza dignità e senza vergogna… né possiamo sopportare ancora uno Stato malato e assente.
La pagina dei necrologi sarà ancor più fitta di braccianti, operai e piccoli imprenditori suicidi
se non avremo la forza e la dignità di ribellarci a questo scempio.

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morire di lavoro

Un pensiero riguardo “MORIRE DI LAVORO – di Silvia D’Orazio

  • Agosto 30, 2015 in 5:46 pm
    Permalink

    LODEVOLE TESTIMONIANZA. BRAVA !

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