Moody Blues: “Every Good Boy Deserves Favour” (1971) – di Maurizio Pupi Bracali

Corredato da una delle copertine più belle della storia del rock opera dell’immaginifico pittore Phil Travers autore di diverse altre cover per i Moody Blues, “Every Good Boy Deserves Favour”, pubblicato nel 1971 è il settimo album della band britannica che, dopo un primo periodo prettamente beat sancito da un solo album (“The Magnificent Moodies” del 1965, contenente comunque la famosa hit Go Now), a partire dal 1967 si dedica a un musica più elaborata gettando le basi (e giocandosi la primogenitura con i Procol Harum) di quel progressive rock che tanta gioia darà agli estimatori e altrettanto fastidio ai detrattori.
Questo settimo prodotto della band di Mike Pinder e soci si rivela infatti un piacevole ibrido tra il consolidato prog degli album precedenti e le reminescenze beatlesiane e pop presenti in quel lontano primo disco. L’apertura prog con Procession, firmata da tutti i membri della band, dimostra tutta l’ecletticità che pervade il disco. In meno di cinque minuti si passa da effetti elettronici e speciali (tuoni, pioggia e vento), a cori reboanti e sabbatici, melodie orientaleggianti realizzate da sitar e flauto, armonie prettamente progressive con Hammond e clavicembalo e schitarrate rock, per poi passare senza soluzione di continuità alla deliziosa e vivace canzonetta prog-rock The Story In Your Eyes.
Anche la bella e più lenta Our Guessing Game ha tutti i crismi del progressive rock, mentre il mid-tempo di Emily Song ricorda addirittura atmosfere westcoastiane e la si può persino immaginare provenire dalle ugole di CSN&Y quando invece più rockettara, nella sua leggerezza, After You Came ha una dimensione pop che ritroveremo nella apertamente beatlesiana One More Time To Live e in Nice To Be Here che ricorda i quattro di Liverpool più scanzonati, così come anche la più intimistica e dolcissima You Can Never Go Home che vede il fantasma dei Beatles più orchestrali sbirciare dietro l’angolo. Degna conclusione di un ottimo album tra i migliori dei Moody Blues è infine la lenta, pomposa e orchestrale My Song che rinverdisce i fasti di un progressive rock tra il pinkfloydiano (leggi Atom Heart Mother uscito l’anno prima) e i già citati Procol Harum.

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