Molto più di “Cento Passi”: la Sicilia con altri occhi – di Cinzia Pagliara

Vieni, vieni: ti porto a fare un giro che non dimenticherai. Puoi portare la macchina fotografica se vuoi, ne vale la pena (che stupida, dimentico che ormai basta il telefono) ma in realtà saranno immagini mentali quelle che ti porterai dentro, difficili da fotografare. Impossibili da dimenticare. Sai, qualche anno fa è crollato un viadotto sull’autostrada che unisce Palermo a Catania: in Sicilia non è stata la prima volta, ogni tanto qualcosa si sfalda, come nelle costruzioni per bambini, come con i castelli di sabbia sulle nostre spiagge meravigliose… è crollato, e così siamo rimasti divisi a metà, come nei derby calcistici: da una parte Catania e dall’altra Palermo, che d’improvviso hanno provano nostalgia dei loro contatti e si sono riscoperte unite da un unico sentimento, quello per la loro terra. Cantata, ammirata, calpestata, venduta, bruciata. Meravigliosa e spaventosa allo stesso tempo. Anche il crollo di quel viadotto, come tante, troppe cose che “crollano” (di fatto o metaforicamente parlando) è collegato al viaggio che stiamo per intraprendere, e capirai presto perché. Ecco, il nostro giro inizia da Milazzo, anzi da Capo d’Orlando… guarda, bellissima spiaggia, vero? Siediti sotto questo cielo che ha visto mille e mille storie mentre io te ne racconto una. Vedi questo albergo? Bene, Sarino è stato il primo in Italia a denunciare i suoi estorsori: faceva il pescatore e mi ha raccontato – ridendo – che dopo che gli diedero la scorta dovette cambiare attività: te lo immagini con la scorta a pescare? Complicatissimo e pericoloso. Così si rimise in gioco, sempre senza mollare, sostenuto dalla prima associazione antiracket, l’ACIO: silenzioso (i coraggiosi, sai, non sono soliti vantarsi) e testardo. Oggi racconta ancora la sua storia: l’uccisione del suo amato cane come intimidazione, le sue paure (“e i miei figli? E la mia famiglia?”) la sua determinazione. Ecco, Capo d’Orlando è un buon inizio per il nostro giro, perché sa di lieto fine. Lo so, la strada è lunga, ma goditi il panorama, vedi le isole Eolie? Sai, credo che chi vive su un’isola non possa immaginare una vita senza mare. Questo mare è leggenda, è vita, è ormai troppo spesso morte, è storia, è futuro sognato. Neanche ti sei accorto, sperduto dietro i colori acquerellati di mare e cielo, che siamo arrivati a Palermo. Attraversiamola: bellissima, sì, e ricca di luoghi straordinari ma non lungo la circonvallazione… senti? Caos arrabbiato, disordine… la circonvallazione è un cappio che la stritola… metafora di questa città che si dimena per non essere strangolata da Mani Invisibili. La visiteremo, ma non adesso. Punta Raisi ha ora un altro nome, vedi quella grande colonna? Qui è iniziata la vera fine, qui siamo a Capaci: da quella casetta bianca è stato pigiato il telecomando che ha fatto saltare l’autostrada creando un cratere spaventoso che ha inghiottito il giudice Falcone, sua moglie e la sua scorta. “NO MAFIA” c’è scritto, vedi? Siamo tutti sempre bravi, dopo. “Aeroporto Falcone Borsellino”, si chiama adesso e tutti vorremmo che non ci fosse stato niente da commemorare. Ma io ti porto ancora più in là. A Cinisi. Qui abitava Peppino Impastato, qui ha cominciato la sua lotta, Radio Aut poco distante da dove siamo. Entra, puoi vedere la casa-museo Donna Felicia (che bel nome quello della mamma di Peppino, e quanto poco adatto alla sua vita) le foto, le poesie di Peppino. Mi piace quella che iniziò le sue inchieste, quella della curva lungo l’autostrada: una curva pericolosa e intoccabile. Terra di potenti… ma Peppino credeva nella bellezza e nel cambiamento. Nella Bellezza del Cambiamento… e poi mi piace questa, in cui ride, come se avesse bevuto un po’, con aria sognante, felice. Che coraggio aveva, a saper essere felice. Sì lo so, si respira ancora la sua vita qua dentro. Respiriamola, perché poi dobbiamo raccontarla, e non dobbiamo dimenticare niente. Ora usciamo e tu inizia a contare: conta esattamente cento passi – no, non è un film è vero – attento. Ecco il lampione, quella era la casa di Tano Badalamenti, fanno ancora un po’ impressione le finestre del primo piano, non ti senti controllato? Tutto sapeva. Tutto. Puoi visitare anche questa oggi, come bene confiscato alla mafia – grazie Don Ciotti, grazie – ora è un museo. Oggi Cinisi ha un volto nuovo. Bellissimo. Nell’ultimo discorso da Radio AUT i compagni di Peppino urlavano “diciamolo che a noi siciliani la Mafia ci piace…” incitando a non dimenticare. La Sicilia non ha dimenticato… ha un cuore sotto il mare che pulsa nel fuoco dell’Etna. Se non sei stanco ti porto a Corleone. Un pezzo di storia. Altre terre confiscate e ora trasformate in aziende, montagne un po’ brulle. Scusa le curve, resisti. Stiamo arrivando nel luogo che amo. Eccoci: Portella della Ginestra. Primo maggio di sangue. Guarda bene, siediti. Non sono solo rocce queste. Sono nomi. Sono persone. Urlano, scappano, non capiscono. Muoiono. Siediti e ascoltale. Questo luogo mi sembra quasi sacro, povero eppure imponente. Qui sì, fammi una foto. Sediamoci in mezzo alla vita. Stanco? Dai, ti porto indietro, superiamo di nuovo Capaci e ora un piccolo giro per Palermo. Bella vero? Normanna. Araba. Giardini e Chiese, La Zisa (indimenticabile. Una foto anche qui). Ora però vieni, finiamo il giro. Via D’Amelio per ricordare Borsellino e la sua scorta e poi, guarda… una lapide, e un’altra, e un’altra… come in un immenso cimitero: ad ogni angolo, perfino sul muro di questo bar. Vite normali strappate in normali giorni in luoghi comuni, tra sorrisi e un dolce alla ricotta… tutte vittime cadute così e così ricordate. Ecco, questo è il punto di arrivo, che si ricollega a quello di partenza. Un segno rosso per terra e poche parole a ricordare Libero Grassi, che si ribellò al racket e per questo fu ucciso. LIBERO… e come altrimenti avrebbe potuto chiamarsi? Io farei una foto anche qui, dai… liberi. Anche io.Anche tu. Il nostro viaggio finisce qui… Buon viaggio di ritorno (e buon viaggio anche nella vita). Quando parlerai della mia Isola sorridi e dì che è bellissima e coraggiosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 pensieri riguardo “Molto più di “Cento Passi”: la Sicilia con altri occhi – di Cinzia Pagliara

  • maggio 18, 2015 in 8:51 am
    Permalink

    La Memoria, seppur dolorosa, ci permette di tenere in vita tutte queste persone che, diversamente dai loro carnefici, erano uomini veri.
    Affrancarsi da questa realtà è un dovere di tutti gli italiani, e non solo dei siciliani.

    Risposta
  • maggio 18, 2015 in 10:11 pm
    Permalink

    bellissimo articolo, commovente e importante.

    Risposta
    • settembre 29, 2015 in 8:46 pm
      Permalink

      Grazie. Amo questa terra così poco rispettata, così ricca di vita.

      Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *