Miracolo a Milano … per sempre

Miracolo a Milano, l’indimenticabile pellicola diretta da Vittorio De Sica, trae linfa dal romanzo Totò il buono” (1943) di Cesare Zavattini e dall’intensa collaborazione sui set tra i due. Adattato dal regista con l’autore e con Suso Cecchi d’Amico, Mario Chiari e Adolfo Franci.
L’opera letteraria racconta la storia di Totò Golisano, raccolto neonato dalla dolce Lolotta nel suo orto e, dopo la morte di questa, cresciuto in un orfanotrofio. Totò vive in una baraccopoli cenciosa all’estrema periferia di Milano, abitata da un centinaio di barboni tra i quali  predica le buone maniere, la solidarietà e la non-violenza. Quando dal suolo zampilla il petrolio, il proprietario del terreno, aiutato dalla polizia, cerca con tutti i mezzi di cacciarli. È ancora la miracolosa Lolotta a trovare per Totò, la sua innamorata e i vagabondi della baraccopoli una via d’uscita: a cavallo di una scopa, da piazza Duomo, tutti si involano verso il cielo.

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Film dalla produzione decisamente costosa per quegli anni. I trucchi made in USA (Ned Mann) sono di ottima qualità e il suggestivo BN di G.R. Aldo (Aldo Graziati) stupisce per chiarezza e profondità. Miracolo a Milano nasce dalla lunga collaborazione tra Zavattini e De Sica – come abbiamo già accennato – a cui si debbono altri film del periodo neorealista come Umberto D., Sciuscià e Ladri di biciclette.
Il romanzo, edito da Bompiani nel 1943, dopo una prima pubblicazione a puntate sul settimanale Tempo, scaturisce dallo sviluppo di un soggetto di tre pagine, scritto a quattro mani da Zavattini e Antonio de Curtis nel 1940.

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Le riprese furono realizzate tra il febbraio e il giugno del 1950. Il titolo provvisorio durante la lavorazione del film era “I poveri disturbano” ma venne cambiato in seguito alle pressioni dei produttori e di alcuni politici che vedevano il neorealismo come un cattivo biglietto da visita per l’Italia all’estero. La ricchezza delle gag comiche, poetiche o poetizzanti di Zavattini non piacque a destra per i suoi risvolti eversivi, deluse a sinistra per l’abbandono del neorealismo… ma la pellicola vinse a Cannes la Palma d’oro (ex aequo con La notte del piacere di A. Siöberg).

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La spesa finale per la realizzazione del film ammontò a circa 180 milioni di lire, il triplo di quant’era costato Ladri di biciclette, con un indebitamento che avrebbe assillato il regista-produttore per diversi anni… d’altra parte, tutta la sua vita fu una corsa per sfuggire ai creditori.
Girato a Milano, in prossimità della stazione di Lambrate, quando uscì nelle sale venne accolto
– come dai politici anche dal pubblico – in modo negativo da progressisti e conservatori. I primi lo giudicarono troppo evangelico e consolatorio (in Unione Sovietica ne fu proibita la diffusione); gli altri invece lo giudicarono un film eversivo e d’ispirazione comunista. Probabilmente quello che non piaceva a nessuno era la scelta di avere come protagonisti di un film dei barboni inoperosi e che fanno festa. Così come – ormai è storia – Stalin non si prodigò come per altri per ottenere la liberazione di Antonio Gramsci, reo delle stesse colpe dei nostri autori… scriveva fiabe al figlio dal carcere.

Benché De Sica ne abbia  sempre e comunque rivendicato la continuità e la coerenza rispetto ai suoi film precedenti, gran parte della critica ha individuato nel film una forte impronta zavattiniana, sopratutto nel gusto per le contrapposizioni forti, come quella evidente tra poveri e ricchi, le influenze surrealiste, il parziale distacco dal neorealismo classico a favore di un realismo fantastico, con chiari riferimenti al cinema muto, al circo, al fumetto e ai cartoni animati. Polemica speciosa questa. Un’evoluzione del realismo in senso fantastico era nelle cose e sarebbe sfociata nei soggetti di Ennio Flaiano per Federico Fellini… e ancora, prima del neorealismo c’era stato il proto realismo. Quanto all’influenza zavattiniana su De Sica, risulta ridicolo analizzare uno sbilanciamento nella storia di due autori che hanno collaborato e vissuto in simbiosi per anni.
Poi, la nostra cultura ufficiale, ha collocato l’opera filmica tra i 100 film italiani da salvare.
Il tempo non ha minimamente scalfito la bellezza di quest’opera – tra l’altro recentemente restaurata – che risulta un lascito importante del primo De Sica, quello storicizzato, che ha saputo assieme a pochi altri maestri, reimpostare la cinematografia italiana, dandole nel contempo qualità e visibilità.

Miracolo a Milano

Un film di Vittorio De Sica. Con Paolo Stoppa, Alba Arnova, Emma Gramatica, Guglielmo Barnabò, Brunella Bovo,Virgilio Riento, Arturo Bragaglia, Anna Carena, Checco Rissone, Egisto Olivieri, Erminio Spalla, Francesco Golisano, Renato Navarrini  – Italia 1951.

Magazzini Inesistenti
 
Nota inesistente: De Curtis, tra i tanti bistrattati è forse il più gravemente danneggiato dalla macchina del cinema italiano… nella speciale classifica è in buona compagnia di molti e…
tra questi, svetta il fantastico SatiroEnnio Flaiano.

2 pensieri riguardo “Miracolo a Milano … per sempre

  • novembre 13, 2014 in 6:42 pm
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    ma chi non l’ha visto ….non sa cosa si perde……veramente fino alla fine del mondo per citare un’altra congrega di crasi…..
    tnxxx ora lo sposto subito su fb mio……ciauzzz e davvero siete fantastici…

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