Mina: L’importante è finire/Quando mi svegliai (1975) – di Valeria La Rocca

Ciao, Anna Maria! Non credevo che accettassi l’invito. Vieni accomodati. Ti va un bicchiere di tè freddo? Scusa, ma non tengo alcolici in casa. Bevevo solo qualche birra o un bicchiere di vino ogni tanto con gli amici quando ancora si poteva, ma da sola non mi piace. In casa cerco di dare il buon esempio. Sai, ho una figlia adolescente e l’altra è ancora una bambina. Possiamo sederci in balcone. Da qui si vede la rupe di fronte e c’è profumo di Zagara. Mi siedo qui ogni volta che immagino di parlare con qualcuno. È da un po’ che volevo parlarti di quella canzone. La prima volta che l’ho ascoltata non l’ho capita sai? Ero ancora una ragazzetta che rubava le canzoni sulle autoradio degli amici in macchina o nei falò sulla spiaggia e in casa si ascoltava solo musica classica, figurati se quella canzone lì avrebbe passato la censura di mia madre! Vuoi sapere cosa ne penso? Ti è mai interessato sapere che effetto avevano quelle parole cantate da te e come le cantavi tu sulla gente, sulle ragazzette come me? Preparati! Ti farò un milione di domande a cui non risponderai. È questo che succede ogni volta sul balcone. Una canzone viene a trovarmi nel sonno e poi mi ritrovo sul balcone a far finta di fumare, sto cercando di liberarmi da ogni dipendenza, sai? Faccio interviste senza intervistato. Ecco, io però questa cosa te la devo dire. Non so spiegarmi perché, ma non mi sei mai piaciuta veramente. Sì, ho cantato le tue canzoni, più per dimostrare che potessi farlo che per cantare quello che cantavi tu. Non so, c’è qualcosa nella voce, nello sguardo, nell’ostentazione dell’ideale rivoluzionario più che della rivoluzione in sé, nel gridare di esser libera più che nell’esserlo davvero che non m’innamora! Scusa, lo so che sei abituata a essere osannata come la pantera o la tigre, non ricordo, ne hanno dette tante sul tuo conto! Sei stata la rivoluzionaria dall’ugola d’oro, l’urlatrice, l’icona della donna che non si sottomette neanche alla censura. Sì, è indubbio che tu abbia sradicato l’archetipo della donna media italiana e ti sia fatta portavoce di un concetto di libertà che nessuna artista prima di allora aveva osato gridare.
Però. Ecco. Realmente. Fosse stato per me te l’avrei risparmiata questa guerra! Non voglio deluderti, ma la tua guerra a me mi ha resa schiava più che liberarmi. Riletto adesso il testo e rivisto con occhi da presbite le immagini di repertorio, continua a non convincermi. La voce ammiccante, gli occhi esagerati di rimmel e il biondo estremo non ce la fanno a convincere anche me che davvero l’importante è finire, che la vera rivoluzione sia questa. Ecco, sarò presbite, ma riesco ancora a vedere dietro uno sguardo se la maschera è incollata bene e ho intravisto un lembo di carne vera dietro le ciglia finte. Dì la verità, te l’hanno messo in bocca a forza quel testo, vero? Serviva un’ugola d’oro capace di trascinare le folle e prendere in corsa il testimone della rivoluzione hippy per portarlo al traguardo oltre oceano, nella terra del perbenismo e del ragù della domenica, non è così? Non bastava la parità salariale, sociale, politica, mancava l’ultimo gradino, quello buono per arrivare in cima e piantare la bandiera. L’emancipazione sessuale. Sai che quasi nessuno conosce il lato B del singolo del 1975? Quello che ti ha consacrato come un mito? Quando mi svegliai è il seguito delfinire ed è quel sapore amaro che resta sulle labbra verso il cielo. L’indomani fra il sonno e la veglia di quando ti chiedi “era ieri o no? Eppure era vero. Sembrava una bugia”. Perché la verità è che “il sangue quando corre non segue mai la poesia”. E tu questo lo sapevi anche mentre cantavi che l’importante è finire. Mi domando spesso come ci sono finita sul balcone a fare finta di fumare e a immaginare di parlare con la gente. Com’è che io e tutte quante ci abbiamo creduto che bastasse darsi il permesso di finire per svegliarsi con un sapore buono in bocca e qualcuno a fianco che non avesse voglia di andar via?
Non sai rispondere eh? Neanche io! Ma non m’importa. Sai cosa penso davvero? Che l’importante sia fare le domande giuste e non cercare le risposte. La cosa più importante non è la meta, ma il viaggio e chi cammina con te. Dove ci ha portato la tua rivoluzione? Ad essere anche noi dipendenti dalla fine piuttosto che indagare il motivo dell’inizio? Immagina per un attimo che in questo punto della storia ci fosse un’ugola d’oro che invertisse la tendenza e che dicesse come una pantera che una donna non è libera se diventa come un uomo, ma è libera se è libera di essere una donna. E se la più potente delle rivoluzioni fosse proprio pensare che la più grande forma d’amore sia il desiderio del viaggio e non la brama dell’arrivo? Chi sarebbe disposto a scendere nella fossa dei leoni mediatici per subire il martirio? E se fosse la brama stessa l’origine dei mali? Già l’immagino la croce su cui la inchioderebbero quella pantera o il fuoco su cui brucerebbe la nuova Giordano Bruno. Se tutte le rivoluzioni sono state fatte e nessuna ha portato realmente all’evoluzione dell’umanità, chissà se invertendo la rotta scopriremmo che la soluzione non è nella risposta, ma nella ricerca di essa. Chissà, magari troveremmo l’anello mancante dell’algoritmo darwiniano. Lo so vaneggio! Ma è il lusso che si concede chi la rivoluzione la fa dentro di sé, mettendo in dubbio anche ciò che ti hanno convinto fosse la cosa buona e giusta. Il mio personale delirio rivoluzionario. Ci vorrebbe qualcuno che avesse il coraggio di andare contro la censura, ma questa volta per gridare che la vera parità consiste nel fare le valigie insieme e camminare l’uno a fianco all’altra, domandandosi dove porta il sentiero e desiderando che non finisca mai. Vuoi ancora un po’ di tè? L’importante è finire/Quando mi svegliai è il 117° singolo di Anna Maria Mazzini, in arte Mina, pubblicato nel 1975 dall’etichetta privata dell’artista PDU e distribuito dalla EMI Italiana.

L’importante è finire
Adesso arriva lui / Apre piano la porta / Poi si butta sul letto / E poi e poi / Ad un tratto io sento
Afferrarmi le mani / Le mie gambe tremare / E poi e poi e poi e poi / Spegne adagio la luce
La sua bocca sul collo / Ha il respiro un po’ caldo / Ho deciso lo mollo, / Ma non so se poi farlo
O lasciarlo soffrire / L’importante è finire /
Adesso volta la faccia / Questa è l’ultima volta che lo lascio morire
E poi e poi / Ha talento da grande lui / Nel fare l’amore / Sa pigliare il mio cuore / E poi e poi e poi e poi
Ha il volto sconvolto / Io gli dico ti amo / Ricomincia da capo / È violento il respiro
Io non so se restare / O rifarlo morire / L’importante è finire /
Quando mi svegliai
Quando mi svegliai / Lui era lì / Era giorno ormai / Lui era lì / E mi ritrovai / Con le labbra verso il cielo
Più vicina a lui / Col mio corpo e il mio pensiero. / Dal pensiero in poi / Quanto passò
Era ieri o no / Lui, io, poi noi / E correvo già / Senza avere incominciato / Non capivo più
Era ieri oppure… / Eppure era vero / Sembrava una bugia / Il sangue quando corre
Non segue quasi mai / La poesia. / Quando si svegliò / Io ero lì / Quando se ne andò
Io ero lì / E mi ritrovai / Con le labbra verso il cielo / E mi domandai / Una volta ancora
Ma sarà stato vero / O era una bugia / La fine del pensiero / Ti invita alla poesia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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