Mina: “La Banda” (1967) – di Francesco Picca

Nel bel mezzo degli anni 60 il giovane Chico Barque de Hollanda comincia a miscelare il samba e la bossanova, a incastrarle con le sonorità del pop e del rock provenienti d’oltre oceano. In famiglia Chico ha sempre respirato pluralità culturale e apertura intellettuale, trovando la giusta ispirazione per comporre musica, testi poetici, romanzi e sceneggiature per il cinema. Nei primissimi anni 60 il clima politico del Brasile è molto teso. Nel 1961 il presidente Jânio Quadros, artefice di una grande apertura alle organizzazioni sociali, si dimette. A lui succede João Goulart, subito messo a dura prova dalla stagnazione economica e dall’inflazione. Le manifestazioni dei contadini e degli operai si intensificano. Nel marzo del 1964 le classi conservatrici e la chiesa, spaventate da una svolta socialista, sostengono un golpe militare. João Goulart viene destituito e nel paese si instaura un regime dittatoriale che dura più di un ventennio. Violenze e torture contro gli oppositori fanno i conti con una grande vivacità politica e culturale.
La musica diventa un formidabile strumento di protesta e di denuncia, soprattutto in occasione dei Festival de Música Popular. Nonostante il presidio asfissiante degli agenti del DOPS (Departemento de Ordem Pólitica e Social), ogni festival diventa una festa di popolo in cui esprimere cantando la protesta politica. Nel 1966, a soli ventidue anni, Chico vince il festival di Rio de Janeiro con la canzone A Banda, dividendo il primo posto con Geraldo Vandrè e la sua Disparada. Nello stesso anno il brano viene inciso come traccia di apertura dell’album “Chico Barque de Hollanda” (Rio Gráfica Editora). Il testo di Chico parla di un paese triste, impaurito e immerso nella solitudine, di una società spaventata da sé stessa; poi descrive l’improvvisa allegria generata dal passaggio di una banda musicale. L’entusiasmo però cede ben presto il passo al disincanto e alla triste consapevolezza. Negli anni del regime la censura dei mezzi di comunicazione brasiliani è affidata al CO.N.TEL (Conselho Nacional de Telecomunicações). Il testo di Chico è criptico, in apparenza pulito. Il cantautore utilizza al meglio il cosiddetto “linguagemdafresta”, ossia il messaggio subliminale; tuttavia la metafora è evidente e lo pone sotto la lente dei militari.
Dopo due anni il suo impegno politico lo porta in carcere. Il regime diffonde slogan del genere “Brasile, o lo ami o lo lasci”. L’unica via di uscita quindi è l’auto-esilio e Chico sceglie l’Italia, dove è giunto per alcuni concerti inseriti in un cartellone di pochi giorni e dove, invece, resta per quattordici mesi avendo saputo degli arresti di Gilberto Gil e di Caetano Veloso. Nel 1969 il nostro paese ha già sperimentato la protesta di piazza, le occupazioni delle fabbriche e quelle delle Università. La tendenza censoria sulla programmazione radiotelevisiva e musicale non è di certo politica come quella brasiliana, ma opera comunque sul piano morale per mano di una commissione di controllo che vaglia tutti i contenuti su temi politici, sessuali, religiosi e di ordine pubblico. Già nel
1967, in aprile, Mina ha proposto la versione italiana de A Banda, durante la messa in onda della terza puntata del programma televisivo “Sabato Sera”. L’adattamento del testo è stato affidato ad Antonio Amurri e il brano è stato inciso nel mese di maggio dello stesso anno per l’etichetta Ri-Fi, in formato 45 giri, con il titolo La banda insieme alla canzone Se c’è una cosa che mi fa impazzire
Un anno dopo, nel 1969, anche Chico incide una sua versione in lingua italiana, inserendola nell’album “Chico Buarque na Itália” (Rio Gráfica Editora). L’arte canora di Mina e la sua versatilità illimitata consacrano il successo di questo brano. Il senso ritmico e trascinante della linea musicale è da alta classifica. Il piglio della “Tigre” è meno nostalgico rispetto alla versione originale e l’adattamento testuale in italiano sacrifica inevitabilmente il tema sociale in luogo del più popolare conflitto amoroso. Il messaggio profondo racchiuso nelle parole di Chico resta purtroppo camuffato e rende impalpabile il passaggio cruciale e conflittuale tra la libertà e la consapevolezza della sua negazione. L’amore rincalza il disagio e il tema dell’oppressione dittatoriale sfugge alla stragrande maggioranza degli italiani, così come era sfuggito anche a tanti brasiliani.

Una tristezza così non la sentivo da mai / Ma poi la banda arrivò e allora tutto passò
Volevo dire di no quando la banda passò / Ma il mio ragazzo era lì
E allora dissi di sì / E una ragazza che era triste sorrise all’amor
Ed una rosa che era chiusa di colpo sbocciò / Ed una frotta di bambini festosi
Si mise a suonar come fa la banda / E un uomo serio il suo cappello per aria lanciò
Fermò una donna che passava e poi la baciò / Dalle finestre quanta gente spuntò
Quando la banda passò cantando cose d’amor / Quando la banda passò nel cielo il sole spuntò
Ma il mio ragazzo era lì ed io gli dissi di sì / La banda suona per noi, la banda suona per voi
E tanta gente dai portoni cantando sbucò / E tanta gente da ogni vicolo si riversò
E per la strada quella povera gente / Marciava
felice dietro la sua banda
Se c’era un uomo che piangeva sorrise perché / Sembrava proprio che la banda suonasse per lui
In ogni cuore la speranza spuntò / Quando la banda passò cantando cose d’amor
La banda suona per noi, la banda suona per voi / La banda suona per noi, la banda suona per voi
La banda suona per noi, la banda suona per voi
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