Milva: “Alexanderplatz” (1982) – di Alessandro Freschi

Cardine della redazione di Fuori, rivista ufficiale dell’associazione omonima impegnata nella lotta per la rivendicazione dei diritti degli omosessuali (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), il cabarettista Alfredo Cohen (Lanciano 8 ottobre 1942 – Tunisi 2 dicembre 2014) nel 1976 riuscì nell’ardua impresa di rilasciare alle stampe un long playing interamente dedicato all’universo gay. Opera di denuncia dai contenuti trasgressivi, in netta antitesi con le irrazionali inibizioni dell’epoca, Come Barchette Dentro un Traminquadrava dalla sua ‘ambigua prospettiva’ una sequenza di istantanee, più o meno intime, nelle quali erano impressionate scomode quotidianità, tormentate solitudini (I Vecchi Omosessuali), discordanti concezioni (Edipuccio e li Briganti Psicoanalisti) e squallidi amori a pagamento (Tremila Lire). Distribuito dalla IT di Vincenzo Micocci, illuminato da una poppeggiante cover realizzata da Ugo Nespolo, l’album venne prodotto ed arrangiato da Franco Battiato, all’epoca fresco di contratto con la Ricordi ed impegnato con Peppo Delconte nell’allestimento del lavoro di musica teatrale Baby Sitter” (1977). La direzione orchestrale venne affidata al maestro Giusto Pio, talentuoso violinista veneto con il quale lo sperimentatore catanese aveva da poco cooperato nella realizzazione del singolo Pop Star di Ombretta Colli. Come pronosticabile le provocatorie barchette incassarono persuasive stime esclusivamente da parterre di nicchia galleggiando ben distanti da una pur minima visibilità popolare.
Ciò nonostante, a distanza di un anno, l’insolito trio formato dall’artista abruzzese e l’affiatato tandem di
Juke Box, si ritrovò nuovamente al fianco per l’incisione del 45 giri Valery. Incastonate sulle melodie di Battiato e Pio, in questa inedita composizione, le parole di Alfredo abbozzavano gli armoniosi lineamenti della giovane transessuale con la quale conviveva a BolognaValérie Taccarelli, futura fondatrice del LGBT CenterCassero’ – concretizzando quella che era a tutti gli effetti si rivelava un’intensa dichiarazione di amore assoluto. (Valery, la solitudine ha le ore troppo corte: noi saremo catturati, tra poco, dal dio crudele che alza i cieli per sapere se i ragazzi hanno scippato la ‘femme’ nella salumeria o sognano di arricchirsi sfuggendo alla loro età da quattro soldi). Come per il lavoro precedente, i tanto auspicati plausi restarono una chimera e, seppur gradevole, Valery trascorse via nell’indifferenza generale. Sorte volle comunque che di questo brano, spogliato e rivestito di nuovi costumi, ben presto si ritornasse a parlare in termini innegabilmente lusinghieri. Una ‘nuova vita’ resa possibile dagli inarrivabili vibrati di una delle più grandi interpreti della musica italiana: Maria Ilva Biocati, in arte Milva. L’incedere marziale di una batteria, la solenni diagonali di un synth. L’intro che si trasforma nel ritornello mancante. Alexanderplatz, auf-wiedersehenintonato con il fervore di un inno, sospeso tra liturgia e grido di dolore. O forse speranza.
Franco Battiato allestisce con il piglio di Werner Herzog o Rainer Werner Fassbinder un set cinematografico nella innevata piazza centrale del quartiere Mitte per raccontare di come il sentimento possa sorvolare inamovibili ostacoli. Aldilà di un muro, l’amore spiato da un regime che sorveglia, controlla, decide cosa è giusto e cosa no, persino che genere di musica ascoltare.
Ti piace Schubert? Delle liriche originali partorite da Cohen, Battiato pensa bene di trattenere in dote alcune passaggi, perché in fondo le solitudini di Valery assomigliano molto a quelle della sua nuova protagonista, isolata presenza tra i deserti viali di una Berlino Est notturna. ‘Mi piace di più lavare i piatti, spolverare, fare i letti, poi starmene in disparte come vera principessa prigioniera del suo film’. Milva appare, con la sua debordante presenza scenica, l’attrice ad hoc per incarnare sul proscenio l’elegante eroina “che aspetta all’angolo con Marleen. Classe cristallina, registri vocali inimitabili, rossa di capelli ancor più d’animo, riesce ad oscillare con innata naturalezza tra convenzionali realizzazioni di successo (Milord, Canzone, La Filanda) ed impegnate performance teatrali nelle quali si cala magistralmente nella rilettura di Bertolt Brecht – sotto l’egida del Maestro Giorgio Strehler – e dei massimi poeti greci del novecento (La Mia Età, 1979).
Alexanderplatz è il brano che apre di diritto la facciata A di Milva e Dintorni (Ricordi), album registrato nel gennaio 1982 negli studi milanesi di Alberto Radius; nove tracce composte da Battiato e Pio di chiara matrice synth-pop (il 1981 era stato l’anno del trionfo sanremese di Alice con Per Elisa) dove spiccano passaggi come In Silenzio, La Passione secondo Milva – con Giuni Russo ai cori – e Tempi Moderni. La “Pantera di Goro” – così veniva apostrofata Milva ai tempi di Canzonissima – e il Maestro di Ionia ritorneranno ad avvicinarsi artisticamente per altre due volte in occasione di Svegliando l’Amante che Dorme e “Non Conosco Nessun Patrizio (rispettivamente del 1989 e del 2010), lavori che confermeranno l’eccelso talento dell’inimitabile sodalizio. Adesso, alle soglie della quarantennale pubblicazione del disco, il muro che divideva gli amanti di Alexanderplatz è crollato, non esiste più. Rimane una sbiadita visione in lontananza destinata a deteriorarsi irrimediabilmente nell’inconsapevolezza e nella smania di questi ‘nuovitempi. Anche i favolosi protagonisti di quella celeberrima vicenda in Ostberlin, non ci sono più, ci hanno frettolosamente salutato: ‘Ci vediamo questa sera fuori dal teatro’
. E se Schubert non ti piacesse, poco importa oramai.

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