Miles Davis: “Someday My Prince Will Come” – (1961) – di Mr. Hyde

Pubblicato nel dicembre del 1961 per la Columbia records, “Someday My Prince Will Come” di Miles Davis è un album successivo a due opere fondamentali della storia del Jazz: “Kind of Blue” del 1959 e “Sketches of Spain” del 1960: etereo, distaccato, essenziale, impressionista, il primo, eseguito con il sestetto; sanguigno,  passionale, espressionista  il secondo dove Miles è accompagnato dall’orchestra di Gil Evans. L’album raccoglie le peculiarità di entrambi proponendo un gradevole cool Jazz e ricreando l’ambient tipico di un locale notturno in cui si suona e si ascolta musica fino a tarda notte. Fu lo stesso Miles a volere l’immagine della moglie Frances Taylor in copertina, “intenta ad aspettare il  ritorno del suo principe…” Lei, per sposarlo, aveva abbandonato una carriera di sicuro successo, trovandosi a seguire quell’uomo lanciato a velocità sfrenata  verso l’annichilimento, con la sua intemperanza, le sue follie quotidiane, le sue storie di droga. Pur avendo smesso con l’eroina, Miles assumeva cocaina contemporaneamente ai farmaci per alleviare i dolori all’anca. La title-track è la riproposizione della canzoncina cantata da Biancaneve nel celebre cartone animato di Walt Disney nel 1937, niente di speciale, trasformata però in un capolavoro a tempo di valzer. Rapisce e affascina a partire già dall’inizio, con il basso percussivo di Paul Chambers sull’intro del piano, pulsante come un cuore nell’ansia dell’attesa, fino all’entrata liberatoria di Davis che esegue delicatamente il tema. Segue l’assolo al tenore di Hank Mobley: caldo, rasserenante, molto “californiano” (un mood  tipico di Stan Getz, per intenderci) e quello al piano Wynton Kelly: leggero, scorrevole… poi, dopo Miles, l’entrata di John Coltrane… un meteorite! Dirompente, sconvolgente: un turbinio di note che travolge lo stato d’animo di chi ascolta. Coltrane suona in due soli brani dell’album: oltre che nella prima traccia, esegue l’assolo con il tenore in Teo, dove l’impostazione modale data da Miles, svincolata da rigidi legami armonici consente più libertà nell’improvvisazione. Ci si rende conto che Coltrane, con le sue capacità di sviluppare un assolo usando tecniche e modalità diverse, aveva acquisito una padronanza dello strumento e esplorato le sue possibilità più di ogni altro musicista di quegli anni. Il sassofonista era proiettato molto più avanti dei suoi colleghi e questo Miles lo sapeva e lo metteva nelle condizioni di poter dare libero sfogo al suo impeto creativo. Pfrancing è un Blues energico e swingante che, più avanti, nel 1964, verrà riproposto con il titolo di No Blues. In una delle edizioni su CD è incluso anche Blues No. 2, un altro take, dove Philly Joe Jones, vecchio amore di Davis, sostituisce Cobb alla batteria. Old Folks è una song registrata per la prima volta nel 1953 da Charlie Parker e la sua Orchestra più un Coro, che Miles Davis trasforma in una ballad aggraziata e confidenziale, dilatando i tempi, spostando gli accenti, riducendo al minimo l’arrangiamento ed esaltando il suo principio secondo cui anche la mancanza di note contribuisce alla definizione e all’interpretazione di una melodia. Questa essenzialità colpisce più profondamente delle improvvisazioni iperboliche di Bird sull’accompagnamento dell’orchestra (gli arrangiamenti sono di Gil Evans) e sopra il Coro che esegue il canto: una ridondanza che nella versione del 1953, invece, confonde l’ascoltatore. Ecco la grande differenza tra Charlie Parker (assolutamente concentrato sul proprio solismo e Miles Davis preoccupato invece della logica interpretativa e dell’interplay con gli altri musicisti. La stessa atmosfera rarefatta e introspettiva di Old Folks la ritroviamo in Drad Dog, cullato dal sapiente lavoro con le spazzole di Jimmy Cobb, e  I Thought About You, un successo di Frank Sinatra che nella versione di Davis si colora di velata malinconia… Ho fatto un viaggio su un treno E ho pensato a te (…) E ogni fermata che abbiamo fatto Oh, ho pensato a te (…) Oh, sto tornando da te…” (Thought About You). Riesce difficile pensare a Miles che dedica un intero album alla sua Frances: forse aveva troppe cose da farsi perdonare… o forse ne era veramente innamorato? Ad ogni modo, ne consiglio l’ascolto, che sarà sicuramente una rilassante esperienza introspettiva, cui non si può rinunciare.

Miles Davis: tromba. Hank Mobley: sax tenore (tutte le tracce tranne la 5).
John Coltrane: sax tenore (tracce 1 e 5). Wynton Kelly: pianoforte. 
Paul Chambers: contrabbasso. Jimmy Cobb: batteria. 
Philly Joe Jones: batteria in Blues No. 2 (CD version).

1. Someday My Prince Will Come 9:04. 2. Old Folks 5:14. 3. Pfrancing 8:31. 
4. Drad-Dog 4:29. 5. Teo 9:34. 6. I Thought About You 4:53.

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