Mike Oldfield: “Return To Ommadawn” (2017) – di Magar

Erano esattamente 39 anni che Mike Oldfileld non pubblicava un lavoro di questa portata, e cioè da “Incantations” del 1978Tornare dopo tanto tempo alla collaudata e vincente formula delle due parti, una per facciata, riconduce l’ascoltatore ad un periodo importante della musica Progressive, genere di cui Mike è figlio prediletto. Poi la distanza tra Prog e Pop si è lentamente assottigliata, producendo comunque buoni risultati, sfociando infine in una sorta di New Age molto mainstream che ha  garantito al polistrumentista britannico di essere sempre  sulla cresta dell’onda. 
Un ritorno al passato dunque, gradevole e fautore di emozioni ormai ancestrali. Return To Ommadawn” è un disco pensato e suonato in puro 70’s style ma prodotto nel 2017 e quindi in grado di farsi apprezzare anche da coloro che non hanno dimestichezza con le suites di quel periodo. Tornare ad ascoltare le costruzioni musicali di Mike Oldfileld che richiamano alla mente i suoi lavori migliori, è piacevolmente appagante e lo scorrere dei due lunghi brani dimostra quanto il musicista sia a suo agio in queste lande romantiche e tecnicamente perfette; tra melodie tenui e soffuse e cambi di ritmo repentini e perfettamente coesi, il disco suona assai vario e molto intenso.
I quarantadue anni che lo separano dall’Album di riferimento (“Ommadawn” è del 1975) e, sopratutto, i quarantaquattro che sono trascorsi da “Tubular Bells”, vengono in qualche modo ampiamente giustificati dalla ricercatezza con la quale Oldfield dpinge queste due suites: la capacità di assemblare suoni è sempre stata il suo culmine espressivo e anche in questo caso siamo in presenza di un lavoro che risponde a una cifra stilistica molto elevata.
Return To Ommadawn” non è un disco che ti entra dentro, al contrario sei tu che vieni risucchiato dal variegato mondo che lo scorrere della musica dipinge, ritrovandoti a vagare tra personalissimi ricordi che credevi di aver perso. Forse sta proprio qui la bellezza dell’album e, di conseguenza, la bravura del musicista: saper costruire scenari forse già noti ma terribilmente seducenti. Tra Folk e Progressive, con toni New Age e tipicamente World Music, la musica si espande, si evolve, ci racconta la sua storia,  certa che difficilmente sapremo resistere al richiamo del “Pifferaio Magico”, pur già conoscendone sia il percorso che il traguardo. Thanks Mr. Oldfield.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.