Mike Flanagan: “Doctor Sleep” (2019) – di Maurizio Fierro

“Non so se sia magia, l’ho sempre chiamata luccicanza”. Magari ha dovuto evocare le famose streghe di Salem – sua città natale – Mike Flanagan, regista, sceneggiatore e inguaribile appassionato di film horror. Sì, perché confrontarsi con l’immaginario di due autentici geni come Stephen King e Stanley Kubrick può richiedere incantesimi speciali. Eppure, streghe o meno, Flanagan  è riuscito nell’impresa di disinnescare la bomba a orologeria della diffidenza piazzata sotto la sua sedia da regista. Non solo: perché nel tentativo, riuscito, di rendere giustizia e trovare un punto di equilibrio fra le differenti prospettive dei due illustri predecessori, e di eludere le contrapposizioni fra testo e film, Flanagan si è spinto oltre… e l’oltre è l’originalità, un algoritmo che non può essere replicato, e che consente di creare una nuova narrazione artistica. Quindi, l’originalità.
“Doctor Sleep” (2019) è innanzitutto una pellicola che reca con sé l’orgoglio di una propria singolarità: è un ibrido ma non un Frankenstein, che si affranca da entrambi i genitori, l’omonimo romanzo di King del 2013 e lo “Shining” di Kubrick, senza cedere a eccessivi riferimenti didascalici. Ma dicevamo delle streghe e dei maghi. Con il loro mondo parallelo, un crepaccio su cui il regista ci invita a sporgerci, perché in quella fenditura profonda avremo il privilegio di assistere all’eterna lotta fra le forze del bene e le forze del male, simboleggiate, queste ultime, da anime di persone malvagie rimaste ancorate al mondo dei vivi, manifestazione di quello che non c’è più e che rimane; si nutrono della luccicanza, perché, come il corpo, anche l’anima necessita di nutrimento, e più ne assorbe, più a lungo rimane in vita.
È la legge dell’evoluzione che abita nella loro dimensione e, affinché l’inferiore si sviluppi, occorre che assorba il potere di ciò che è sublime. Si fanno chiamare il Vero Nodo, sono nomadi dotati di poteri psichici guidati dalla carismatica Rose Cilindro (un’ottima Rebecca Fergusson) e da Crow Daddy (Zahn MacClarnon). Il loro motto è “vivi a lungo e mangia bene”. Vengono dal passato remoto e non sembrano apprezzare il presente che li circonda: “Il vapore della luccicanza non è più quello di una volta”, afferma uno di loro, con la stessa leggerezza dei pensieri che intossicano la nostra vita, e non si può ignorare il sottotesto che ammicca al mondo di noi poveri umani e, sarà per l’inquinamento, i cellulari, Netflix o quant’altro. Maledetta modernità, dove anche i maghi neri, i Fratelli dell’Ombra, devono cedere un po’ del loro potere alla seduzione della nostra epoca, ed è come se il regista ci suggerisse che, prive della sapienza e ridotte a pura potenza, le conquiste della tecnica e della scienza esercitano un influsso malefico nel dominio spirituale
Danny Torrence (un intenso Ewan McGregor) è cresciuto, è un uomo. I mostri dell’Overlook Hotel sono ormai un ricordo, e speciali “cassetti” sono stati il rimedio per tenerli a bada. Non ha perso il dono della luccicanza, tuttavia mantiene un profilo basso alla sua aura benefica, mentre nella quotidianità è impegnato a scappare da un altro demone; l’alcohol addiction, eredità del padre. Già, la luccicanza, un dono che, come un abbacinante chiarore, illumina mente e spirito, che permette di scivolare in un diverso contesto vitale, un universo controintuitivo in cui la mente è come “una radio che capta strane stazioni”, dove è possibile dialogare con i defunti, avere precognizioni e percepire e vedere presenze spettrali. Un potere che si risveglia e aumenta quando ne incontra uno di pari intensità…come quello di Abra Stone (Kyliegh Curran), una ragazzina che comunica con Danny a migliaia di chilometri di distanza, che “sente e vede” le nefandezze compiute dalla cricca di Rose Cilindro, ed è quello il momento in cui le forze del bene trovano il modo di allearsi per combattere quelle del male, con l’Overlook Hotel, ormai in rovina, elevato a luogo simbolo per il redde rationem finale. È un film intenso e accattivante, “Doctor Sleep”, con una scenografia e una fotografia appropriata a sostenere la vera protagonista della pellicola: la magia. Magia nera e magia bianca, impegnate in una lotta infinita, perché, come dice Danny Torrance ad Abra Stone “il mondo sarà sempre pieno di persone affamate; ma anche di persone come te, persone che lottano… non tenere la testa bassa, Abra…luccica, continua a luccicare”. Che è un po’ come dire che la speranza non muore mai, che l’altruismo dei figli della luce continuerà a combattere l’egoismo dei figli delle tenebre. Un’alba di significato all’interno dell’oscurità.

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