Micky Guns: “Higher Self Blues” (2020) – di Lorenzo Scala

Higher Self Blues. Una canzone. Un blues teso, cadenzato e intenso, un blues che non è solo un blues, suona più come un mantra sanguigno in cui emerge chiaramente la volontà dell’autore di non risparmiarsi. Ma partiamo dall’inizio: Micky Guns, classe 1984, è un musicista con alle spalle un percorso musicale articolato e poliedrico, si è fatto le ossa come chitarrista degli Edward Johnson and the Great Escape, band che affonda le radici nello Stoner Rock californiano fortemente influenzato dal Blues. Con questa band sforna due album e macina una dose massiccia di live. In un secondo momento porta avanti un progetto letterario insieme allo scrittore Francesco di Gregorio e insieme danno vita a una serie di live in cui parole e musica si fondono in un talk blues intitolato “Non c’è abbastanza Fernet per digerire la vita”, dall’omonimo libro di Francesco. Simultaneamente contribuisce a fondare il progetto “The lefty side of the blues”, un trittico di musicisti attualmente al lavoro su un album di inediti.
L’idea che mi sono fatto di questo musicista è quella di un mattatore del dark blues, del dark folk e dello stoner rock dall’attitudine vagamente proletaria, passatemi il termine, attitudine incarnata dallo spirito del fare più che dell’apparire. Insomma, tralasciando per un momento l’indiscutibile qualità del suono e delle composizioni, Micky Guns si mette in gioco sempre, collaborando, componendo e suonando live. Fin qui potreste trovare queste attività abbastanza comuni ma a condire il tutto è un forte senso di ricerca, l’esplorazione di territori stimolanti e originali, con la scarsa tendenza a ripetersi. Capita spesso di vedere musicisti presi dalla smania comprensibile di produrre subito un album, per dire ecco, noi siamo questi, esistiamo, il disco è nostro, poco importa se non siamo pronti e affanculo la qualità. Approccio più che legittimo. Crescere, secondo la mia piccola idea non troppo originale, è gavetta sempre e comunque, è collaborazione, anteporre il bisogno fisico di suonare a quello di registrare. La registrazione dovrebbe essere la coronazione di un traguardo, l’allestimento di una tovaglia su cui si apparecchia l’intero bagaglio raccolto a testa bassa alla fine di un pellegrinaggio ateo. E qui arriviamo al punto.
Oggi esce il video di Higher Self Blues, una canzone che vive e si muove in due mondi solitamente distanti nel mio immaginario, qui sovrapposti con naturalezza: un mondo è quello dell’atmosfera cupa e rarefatta, rurale e allucinata, l’altro è il mondo della potenza emotiva e della tensione strumentale gestita con abilità in una serie di sali e scendi coinvolgenti. Questi due mondi convivono in una dimensione fatta di polvere e provincia. Ma non finisce qui, nei prossimi mesi Micky Guns rilascerà gli altri tre singoli e verrà infine messo al mondo il suo primo lavoro solista, ovvero l’EP “Blasted lands and ghosts” descritto così da lui stesso: “Un EP autoprodotto, caratterizzato dal sound delta blues, uscendo dalle classiche strutture e da canoni stereotipati, proponendo anche brani strumentali, il tutto tra chitarre dobro, parlor, cassa, charleston e fusti di metallo. Il progetto nasce dall’esigenza, attraverso un linguaggio originale, di esprimere un percorso introspettivo e di dare un apporto personale alle evoluzioni del blues”. L’EP oltre a due strumentali conterrà due brani cantati tra cui la cover di Baby, please don’t go, un omaggio sentito alla versione di Lightnin’ Hopkins, cantata in questo caso da Jacopo Proietti, vocalist dei già citati Edward Johnson and the Great Escape. Personalmente coltivo una certa aspettativa, cresce la curiosità di sentire per intero, probabilmente facendolo girare più volte, “Blasted lands and ghosts”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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