Michael Gira: “L’artista proteiforme” – di Bruno Santini

Hans Sedlmayr, a proposito di Picasso, diceva: «L’artista proteiforme: Picasso. Davvero, non c’è probabilmente nessun nome che caratterizzi Picasso meglio di questo, e nessun artista che lo possa portare con maggior diritto di lui. L’uomo “proteiforme”, capace di trasformarsi in ogni cosa, “ora Dio, ora granello di sabbia”, è però, col suo abbandono della via di mezzo, con la sua mancanza di limiti e di misura, la moderna immagine deformata dell’uomo “universale”. In tutte queste qualità, altrettanto brillanti quanto sciagurate, Picasso è una figura esemplare del nostro tempo e dell’arte “moderna”»Un analogo riferimento artistico, spostandoci sulla panoramica musicale, prende il nome di Micheal Gira. Liberiamoci di tutte le dicotomie, di tutti i pregiudizi artistici e non esigiamo da noi stessi la vera spiegazione per cui si possa davvero, artisticamente parlando, esser classificati “proteiformi”: Gira ha alle sue spalle una carriera sontuosa. Per varie ragioni: innanzitutto perché, parlando concretamente, ha sfornato – e continua a farlo – con due formazioni, da solista e con un’etichetta; 31 album in totale, suddivisi tra discografia da solista e con le due band. E’ proprio parlando delle band che cogliamo il segno e capiamo perché la sua carriera può definirsi così importante. Michael Gira fonda gli Swans nel 1982, rivoluzionando di fatto l’atmosfera rock del tempo (rimarranno in auge per il decennio successivo) da un lato, e connotandola dall’altro: ai Cigni si deve, senza troppa ipocrisia, lo sviluppo di noise e post-rock; ai Cigni si deve la forza incisiva e cupa del post-punk. Una band che nei suoi primi anni si contraddistingue per i suoni cupi, forti, duri. Volendo metaforicamente translare la musica in un’altra forma d’arte, l’impatto astistico degli Swans non ha tanto dato forza alla tragedia, né nuovo vigore: lasciando intatto l’ordine, i copioni, le caratteristiche della tragedia stessa, ha rivoluzionato il palcoscenico, scurendolo e mistificandolo, di fatto cambiando totalmente l’impatto di una stessa opera tragica, tanto che risultasse completamente diversa rispetto a prima. Poi il cambiamento: a questa cupezza si aggiunge armonia e melodia. Alla formazione si aggiunge Jarboe, che a Mike, parole sue, deve la sua conoscenza del rock. Gli Swans, nel 1997, si sciolgono e Gira cambia ancora: fonda gli Angels of Light, band antitetica rispetto a quella precedente, forse antipodica. Forse è tutto qui il capolavoro: per cogliere la sfumatura grandiosa che c’è in un cambiamento che, in altro modo, potrebbe essere visto soltanto come svolta; basterebbe soffermarsi su una visione religiosa: il cristianesimo, ad esempio, differenzia bene e male con le figure di due “oltre-mondo”, tra l’altro legati da un intermezzo. Lo stesso cristianesimo, servendosi di Dio, separa luce e tenebre grazie alla linea sottile della volontà. Gli Angels of Light rappresentano tutto ciò che gli Swans non son riusciti ad essere, che con Jarboe miravano a diventare ma che, data l’influenza creata, non avrebbero mai potuto raggiungere. Non si fraintenda: i sei album della formazione non trattano temi felici, gai. Non contrappongono alle tenebre la lucentezza di rose e fiori, sarebbe fin troppo banale. Gli Angeli della Luce sono rinascita: il primo album è, non a caso, “New Mother”. Come un nuovo concepimento, che sa andare oltre le atmosfere cupe e dure della precedente esperienza, pur acquistando – giovandone – le atmosfere mistiche che con la seconda formazione acquisiscono lucentezza, quasi chiarezza. Andando nel concreto, anche il genere cambia: quello degli Angels of Light tende al folk, all’alternative country. La carriera di Mike Gira non finisce con gli 11 anni degli Angels: nel 2010, grazie alla Young God, etichetta da lui creata esattamente vent’anni prima, rilancia gli Swans, ripubblicando, due anni dopo, il capolavoro “The Seer”. Jarboe non è più presente nella formazione: la conseguenza più diretta è un ritorno all’originale grezzo, contraddistinto da quella cupezza che così tanto aveva influenzato l’atmosfera rock. Con il ritorno degli Swans, anche la carriera da solista di Michael Gira subisce una brusca interruzione nel 2010, con la pubblicazione di “I Am not Insane”. Una carriera sempre in discussione, sulla via della sperimentazione e del cambiamento, mai orientata su un unico binario. Una carriera in cui, di certo, si può preferire l’uno o l’altro tipo di sonorità, ma non sceglierne uno emblematico: la sensazione è che, ad un certo punto, si riescano, tramite l’ascolto di Swans e Angels of Light, a rompere le barriere di differenziazione: come se buio e luce fossero la stessa cosa.

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