Michael Bloomfield… la “speranza bianca” del Blues – di Erica Burdon

Figlio di una facoltosa famiglia ebrea di Chicago (imprenditori arricchitisi producendo attrezzature da cucina), Michael Bernard Bloomfield nasceva il 28 luglio 1943. Pur abitando nel ricco Northside, la vita di Michael si snoda tra i locali del malfamato Southside, alla ricerca delle radici della musica del diavolo e dell’occasione per potere suonare la chitarra blues in compagnia di vecchi musicisti neri, dai quali impara tutte le malizie e tutti i segreti dello strumento e della composizione di genere. Il padre vedeva di mal occhio la sua passione e non sopportava il gusto chitarristico del figlio, ma, come succede spesso, il contrasto non fa altro che alimentare la passione. Al contrario, la madre Dorothy ha sempre preso le parti del ragazzo e lui, per riconoscimento e affetto, le ha dedicato qualche canzone. Anche il fratello minore Allen lo ha sempre difeso e attualmente ancora lo sostiene, curando i rapporti con le case discografiche per diffondere e non fare cadere nel dimenticatoio l’opera musicale di questo grande chitarristaMichael aveva appena quindici anni e già si parlava di lui in certi ambienti. Uno dei blues clubs dove si esibiva più frequentemente era The Old Town. Bloomfield era molto amico di Big Joe William e per suo tramite poté conoscere di persona molti bluesmen poi entrati nella leggenda. Questi rapporti gli consentirono anche di scrivere e pubblicare un libro su Big Joe Williams… “Me and Big Joe” . Michael era solito prendere in prestito l’automobile della madre e accompagnare gli amici in locali assolutamente non frequentati da bianchi. Si racconta che una sera entrò in uno di questi postacci dove si esibiva Howling Wolf, questi lo riconobbe subito e lo invitò a esibirsi. Howling sorrise agli spettatori e d’incanto partì l’ovazione d’incoraggiamento capace di trasformare la performance. Dopo cotanto apprendistato, la carriera di Bloomfield cominciò con la Butterfield Blues Band di Paul Butterfield, armonicista nato e cresciuto tra i neri del Southside di Chicago. L’album omonimo della Band (1967) diede spazio a Bloomfield, tanto che proprio durante questa incisione Michael sfoderò una tecnica chiatarristica del tutto inedita mai sentita prima negli ambienti blues: assoli lunghi, incisivi, con accordi ripetuti e richiami raga (dalla musica classica indiana). Tutto questo avrebbe influenzato molti altri chitarristi dopo di luiNel 1965 Bloomfield viene invitato – con l’amico e sodale Al Cooper  da Bob Dylan a incidere Highway 61 Revisited, album considerato una pietra miliare nella Storia della Musica, perché dimostrò e insegnò per primo come suonare il folk e il blues in chiave rockTrasferitosi a San Francisco (1967), Bloomfield fonda gli Electric Flag. La loro prima registrazione fu realizzata per  la colonna sonora del film “The Trip” (Il Serpente di Fuoco, regia di Roger Corman). Fu Peter Fonda, attore principale nella pellicola e tra i primi a notare il gruppo, che li propose alla produzione. Il gruppo partecipò Al Monterey Pop Festival, imponendosi e dimostrando di sapere spaziare efficacemente tra differenti generi musicali. 1968… Bloomfield incide una facciata della mitica Supersession, organizzata da Al Cooper. Nel lato B di questo fantastico album la chitarra è suonata da Stephen Stills… ma Bloomfield basta un lato solo del disco per regalarci brani come Albert’s ShuffleHis Holy Modal Majesty (che tranquillamente può essere considerato il suo capolavoro). Così, per qualche anno, le jam session blues diventarono quello che i fan volevano sentire da lui… invece Bloomfield, un po’ per questa richiesta assillante da parte del grande pubblico che gli provoca non poche amarezze, un po’ per motivi suoi personali… abbandona, scomparendo dalla scena per dedicarsi alla ricerca del Blues, quello degli interpreti delle origini, che avevano come mezzi solamente una chitarra acustica e la propria voceNegli anni settanta Bloomfield pubblicò dischi ritenuti mediocri dalla critica e cominciò ad avere seri problemi di alcolismo. In questo periodo buio della sua vita compose anche colonne sonore per film pornoNel settembre 1980, cinque mesi prima di morire, suonò in alcune date italiane (Torino, Milano, Firenze e Venezia) e Fabio Treves armonicista e bluesman italiano di peso, ebbe la fortuna di collaborare con Bloomfield. Dopo tanti anni Treves lo ricorda ancora con grande emozione e ammette che quel incontro fu fonte di molta ispirazione per la sua musica. Michael Bloomfield: eccellente chitarrista, uomo semplice e generoso, indifferente allo star system, non rimase molto su questa terra. All’età di 37 anni fu rinvenuto cadavere all’interno della sua automobile. Era il 15 febbraio 1981 e si trovava a San Francisco. La causa della morte… overdose. I suoi resti sono sepolti a Los Angeles.

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