Metallica: “Helping Hands… Live & Acoustic at The Masonic” (2019) – di Claudio Trezzani

Ciò che stiamo per affermare potrà apparire un’eresia per i veri metallari che adorano i quattro “Cavalieri di San Francisco”, ma questo album benefico (prodotto dalla loro fondazione, All Within My Hands), registrato dal vivo al The Masonic di San Francisco il 3 novembre 2018 è, a nostro avviso, il loro disco più riuscito dai tempi del “Black Album” (1991). La Band che ha in pratica inventato il trash metal e ha sdoganato l’heavy metal moderno a favore delle radio, riesce a regalarci un disco acustico veramente eccezionale, con arrangiamenti perfetti e un’ampia dose di coraggio. I Metallica, raggiunto ormai lo status di leggende viventi, negli anni avevano già dato prova di avere un certo carattere e di fregarsene del giudizio di critica e pubblico sfornando album così diversi da lasciare a volte (al primo ascolto) smarriti e confusi ma, tutti coloro che li accusano di scarso talento o mancanza di idee dovrebbero ascoltarsi in loop questi dodici pezzi, (tra i quali spiccano anche quattro incredibili cover) e rendere loro i giusti meriti. Per la serata benefica ai “Four Horsemen” si aggiungono David Phillips alla pedal-steel guitar, Henry Salvia alle tastiere, Cody Rhodes alle percussioni e Avi Vincour al mandolino e alle chitarre. Il risultato è un ensemble che pare aver sempre suonato assieme e che trasforma brani di heavy metal puro, in modo davvero sublime. E’ sufficiente mettere sul piatto e far partire il primo brano, Disposable Heroes, per cogliere il clima della serata, con il pubblico che inneggia agli idoli di casa e la band che propone una canzone, in origine heavy metal tirato, trasformata in uno speed folk acustico, con riff che si intrecciano e lasciano spazio alla voce potente di Hetfield e a splendidi intermezzi di chitarra che rendono pienamente giustizia alla ritmica serrata dell’originale datata 1986. La prima cover è dei Deep Purple: la stupenda When A Blind Man Cries non si discosta molto dall’originale, soprattutto nel mood di velata tristezza: una prova vocale davvero eccezionale di Hetfield sempre più a suo agio nel ruolo di cantante a tutto tondo, quasi sprecato nel solo ruolo di solo frontman dei Metallica. Saremmo curiosi di vederlo all’opera magari in un bel disco solista di southern rock. La più famosa power-ballad degli anni 90, The Unforgiven, riceve un arrangiamento in grado di avvicinarla ulteriormente a quel suono tipico di Sergio Leone e dimostra quanto la Band sia a proprio agio, sia che spinga sull’acceleratore, sia che suoni come fosse davanti a un falò con le chitarre acustiche: una dimostrazione di classe che pochi possono vantare… e che dire delle successive due cover, Please Don’t Judas Me dei Nazareth e Turn The Page del grande Bob Seger? Arrangiamenti in grado di renderle uniche, soprattutto il pezzo originalmente composto da Seger e già utilizzato dalla Band in passato in versione metal-rock, che viene proposto in modo superlativo: una canzone che pare scritta per essere suonata e sussurrata al pubblico, emozionante come le sue liriche. Altra cover, altro piccolo capolavoro: Veteran Of Psychic War dei Blue Oyster Cult, con il basso pulsante di Trujillo e il suo sapore molto anni settanta. Il talento di arrangiare canzoni dai mood così differenti non è comune e va dato merito ai Metallica di essere davvero grandi musicisti. James Hetfield pare essere nato per suonare così. I pezzi autografi, tratteggiati splendidamente in modo acustico, non perdono assolutamente carattere e se può sembrare semplice riarrangiare Nothing Else Matters (la loro ballad per eccellenza), molto più difficile è rendere al meglio brani come Enter Sandman, con il parlato di Hetfiled che accompagna una lenta cavalcata musicale dal sapore gotico-western: un gioiello che esplode nel ritornello per poi tornare sui binari polverosi del bridge, così come The Four Horsemen, assurta a nuova e differente vita in questi abiti quasi folk. Un disco che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i Metallica non sono solo una band (o forse La Band) di heavy metal ma un gruppo compatto di artisti incredibili, dal talento cristallino e che anche in un contesto più intimo e raccolto sanno regalare emozioni uniche. Un disco che è una vera perla, ulteriormente impreziosito dallo scopo benefico. L’acquisto è sicuramente consigliato, sopratutto la meravigliosa versione in vinile blu marmorizzato.

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