“Message in a bottle”: Sting nella Sicilia dei missili – di Cinzia Pagliara

Il dubbio mi aveva divorato per giorni: il concerto di Sting esattamente la sera prima del concorso rischiava di togliermi sonno e concentrazione. Ci avevo pensato, sì, ma per mia straordinaria fortuna fu una delle rarissime volte in cui senso di colpa e del dovere – mie zavorre di vita – non prevalsero sull’entusiasmo e la passione. Ebbe la meglio LUI… l’uomo dagli occhi di ghiaccio che scioglie. Sting e la sua musica che parla, emoziona con i suoi ritmi così particolari, inconfondibili… senza eccessi ma carismatico. Tantrico. Che poi, mi dicevo, chissà perché un concerto a Priolo, tra le ciminiere e i fumi delle fabbriche. Forse voleva proprio questo, mi dicevo: erano anni di lotte ambientali, di mali terribili che emergevano con le loro scie di morti, di fumi maleodoranti che invadevano l’azzurro del cielo e si intrufolavano attraverso le finestre aperte a fare entrare il sole. Smisi comunque di chiedermi il perché: lo avevo a pochi passi, quasi potevo fissarlo negli occhi. Le sue mani sulle corde, la pelle bianchissima, i capelli biondissimi e sottili. La sua voce. King of Pain mi trovò già esaltata: quante volte la avevo cantata, quante volte mi ero rifugiata nelle parole… eccomi ero lì, adesso. Senza fanatismi isterici: eravamo intorno a lui come ad un guru, ascoltavamo le sua canzoni bevendole, parola per parola , goccia a goccia. If you Love somebody Set Them free (come ho imparato bene, nel corso della vita, il significato vero di questo testo…) dondolavo sui fianchi, ritmicamente, sicura nei miei anni giovani sì, ma non troppo da non poter apprezzare in pieno l’Amore e la Libertà. “Non si controlla un cuore indipendente… per sempre condizionati a credere che non si può essere felici con meno… vogliamo tutto ciò che vediamo… ma se ami qualcuno davvero, devi lasciarlo libero”. Lo credevo ciecamente: lo sentivo, il mio cuore indipendente, che batteva, un po’ accelerato… avrei lasciato libero l’Amore e, come diceva quel motto scritto in caratteri runici comprato a Covent Garden, “Se era Amore, sarebbe  tornato, altrimenti, non lo era mai stato, Amore”Poi un attimo di nostalgia perché  Every Breath You Take  la cantava il mio ragazzo inglese, mentre mi guardava guidare la prima Panda azzurra che andavamo al mare e lui sorridendo mi confermava: “I’ll be watching you”. Pochi anni. Una vita prima. Ancora oggi questa canzone ha il suo sguardo sorridente e timido; ascoltandola mi sento ancora osservata, e sorrido anche io. Ma il momento che più ricordo di quel concerto, chissà per quale illogica sincronia mentale (tanto per rimanere con Sting, Syncronicity non era in scaletta quella sera ma Jung piace molto anche a me) è l’attacco di Message In a BottleHo immaginato un messaggio attraverso quella canzone, alla nostra terra. Ho pensato alle lotte per Comiso, ai missili, all’invasione temuta e lottata. Ho pensato a un messaggio di Giuseppe Fava, che stava bene anche “dopo” e sta bene anche ora: “Un giorno accadrà che i nostri figli o nipoti che ancora debbono nascere ci guarderanno negli occhi con un sorriso sprezzante, e ci chiederanno… voi dove eravate?” Ce lo chiederanno, sì, con stupore misto a disprezzo e forse a pietà, ce lo chiederanno i figli e i nipoti che ancora devono nascere dove eravamo? “I hope that someone gets my… message in a bottle…” Questo era il messaggio nella bottiglia, apparso nella mia testa che si perdeva negli occhi d ghiaccio che scioglie. Era per me. Per noi. Per la mia terra. E anche per gli altri. Un messaggio di speranza che tiene insieme e di amore che cura quella sera… e anche questa sera di tanti anni dopo mentre scrivo. Strano concludere con Fragilepensai, sentendomi invece straordinariamente forte. Invece no, il senso era lì… è ancora lì dopo tutti questi anni, dopo la nuova strage di giovanissime vite. “niente viene dalla violenza, e niente  mai dovrebbe…” La vita, implacabile, me lo ha spiegato bene che on and on the rain will fall Like tears from the stars… to say how fragile we are”Quella notte tornai a casa piena di musica, di parole, di sguardi… e il concorso? Vinto… è l’entusiasmo che muove il mondo.

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sting a comiso

One thought on ““Message in a bottle”: Sting nella Sicilia dei missili – di Cinzia Pagliara

  • Agosto 10, 2015 in 7:50 pm
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    Un Concerto, se vissuto intensamente può regalare realtà inaspettate.
    Ti può rimanere attaccato fisicamente….
    E’ il solo modo che conosco per vivere la musica.

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