Memorie di un ragazzo di Libia (2011 – 2015) – di Benito Mascitti –

Tanto tempo fa, quando prima di andare a nanna i bambini di campagna ascoltavano i discorsi degli anziani intorno al camino e quelli di città guardavano Carosello alla Tv, in uno dei rari programmi del canale unico RAI, Mario Soldati  tentò di spiegare il dramma dell’Italia in guerra.
“Se Mussolini – disse – avesse avuto tra le mani l’elenco telefonico di New York non avrebbe mai pronunciato il suo discorso del 10 giugno del ‘40”.
Oggi, quei bambini sono parecchio cresciuti, sono andati pure a sputar sangue in Libia… e, nel 2011, quando urbi et orbi la gioiosa macchina da guerra occidentale – Francia in testa – spinse Berlusconi all’inutile sberleffo verso un Gheddafi ormai dato per morto e sepolto, si saranno messi le mani tra i capelli. “Pierino” – così lo chiamavamo noi ragazzi dei cantieri libici degli anni ’80 – era finalmente passato a miglior vita e l’Italia avrebbe evitato il pagamento dei danni di guerra finalmente stabiliti da trattato e derivanti da una lunga occupazione fatta di deportazioni, genocidio per fame, patimenti e gas nervino.
E vissero tutti felici e contentiTutti o quasi festeggiarono e la grandeur francese trionfò tra i grandi d’occidente. Pochi considerarono le conseguenze immediate e, soprattutto, quelle a lungo termine. Chi conosce quel paese sapeva allora che c’erano ancora molti italiani – sconosciuti alla Farnesina – che stavano cercando di scampare al linciaggio e che da sempre rispettavano le regole del gioco non scritte… Consegnare il passaporto alle autorità, completare il cantiere e, se tutto è in regola a giudizio degli uomini di Pierino, si ritira il passaporto vistato e si riparte.
All’epoca Bersani, invece di raccontar storielle, a “sto paese qui”, in chiave NO CAV poteva cercare – in ‘sto paese qui – un cantierista qualsiasi, magari di Piacenza, per farsi spiegare come stavano andando le cose giù in Libia.
Poi dice che uno si butta a destra!”
I bambini e i ragazzi di cui sopra, secondo Bersani, dovevano fidarsi delle storielle che lui e i suoi compagni di merende tentavano allora di trasformare in pura e unica verità. Il sindaco di Bari, il governatore della Puglia… non si erano mai accorti che l’assessore regionale alla sanità trafficava sulla pelle dei malati. Anzi, pensavano che tutta quell’inchiesta – ormai dimenticata – girasse intorno a una povera disgraziata che andava al letto col miliardario. Quello che “non conosce neanche il peso dello spiedino padano”. Quel maledetto che pretendeva di governare – in ‘sto paese qui – fino alla fine del mandato e non si lasciava processare… che voleva l’immunità come Bassolino, Tedesco e tutti gli altri poveri cristi ingiustamente accusati. Tanti ragazzi di Libia ormai cresciuti s’indignarono nel realizzare che un tycoon, già abbondantemente compromesso nell’intreccio affari e politica, potesse diventare la politica, soprattutto nel finale, per la logica che le colpe erano tutte e solo sue… amico di Gheddafi com’era. Sono passati ormai anni e ancora, tutta l’altra politica, non riesce a chiudere la pratica, soppiantando con la politica, il “Rais” di casa nostra.
Il Jihād è ormai alle porte, la minaccia ci fa sentire il fiato sul collo… e ancora la politica tenta di raccontarci le storie del camino… in compenso i francesi sono tornati ad incrociare le rotte dissennate di allora nel Mediterraneo. Mancano solo i bombardamenti, sulla Libia… tanto per completare il disastro. Per quelli s’aspettano gli F35. Sì perché se il re di Giordania con un giorno di rappresaglia con i vecchi F16 ha spazzato via il 20% dell’arsenale Isis è segno che mesi di bombardamenti americani erano caricati a caramelle.

memorie di un ragazzo di libia

Illustrazione: el cordobès 2011 © Tutti i diritti riservati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: