Francesco De Gregori: “La leva calcistica della classe ’68” (1982) – di elcordobés

Per lenire le ferite che il calcio globale apre in molti di noi con i suoi schizzi di merda e l’arroganza di un sistema che forse più della politica ha raggiunto vette fin qui impensabili di delirio da strapotere impunito; perduto ormai da tempo ogni entusiasmo per questo fenomeno di massa ormai trasformato in un infernale “rollerball” che lo costringe a non poter essere più lo sport intriso di magia che era; riusciamo, nonostante tutto, a sognare il Giuoco del Pallone: attraverso le glorie e le vicende della sua sconfinata memoria. In questo ci aiuta Francesco De Gregori con la sua La leva calcistica della classe ’68, pubblicato per “Titanic“, il suo ottavo album in studio del 1982. Cerchiamo nello scaffale dei ricordi un album di figurine di tanti anni fa per tornare, come per magia, ai tempi dolcissimi e lontani in cui la figurina andava attaccata con la colla e sul dorso portava stampato “valida“, “bisvalida“; come dire… vale un punto, vale due punti. Completare l’album era arduo e anche per questo si rivelava un viaggio affascinante. Nino, il protagonista della canzone, di De Gregori ci riporta nitido il ricordo di quell’anno che Copparoni – secondo portiere del Cagliari – era introvabile e valeva, nel tradizionale scambio tra ragazzi, almeno cinque Frustalupi. E poi i premi per chi completava l’album delle figurine e spediva i punti accumulati: il razzo a molla, le scarpe da calcio, o l’almanacco del campionato.
Al giorno d’oggi tutto questo non esiste più, irrimediabilmente travolto da un circo che ormai ha ampiamente svilito e distrutto sé stesso. imbarbarito e corroso dagli intrighi, mostruoso nell’ abbeverarsi anche del sangue di ormai troppi innocenti. Allora, così come ci sono quelli che non vanno più a votare, sono ormai tanti quelli che non vanno più allo stadio (chi scrive ormai non segue più neanche le partite della Nazionale). Perché diventa sempre più difficile, per una persona normale, per una famiglia, frequentare uno stadio e appassionarsi al Giuoco del Calcio, quello vero, anche per una grande responsabilità da attribuire al giornalismo che lo racconta, tentando di farci credere che la realtà incredibile e inaccettabile sia invece giusta normalità. Ecco che Nino torna ancora nei pensieri di chi vi scrive, e lo riporta indietro nel tempo, quando l’emozione per il calcio nazionale veniva dopo quella per la squadra della sua Città. La nostalgia galoppa all’incontrario e la “macchina del tempo” si ferma a un anno veramente glorioso dei colori biancorossi del Teramo Calcio.
Stagione calcistica 1974-75: dopo quindici lunghi anni il ritorno in C e l’avvincente lotta con il Modena (53 punti) e il Rimini (51 punti), di questa magica squadra che chiuse il campionato a quota 50, lottando fino alla fine, a dispetto delle tante avversità e dei reiterati tentativi di “scippo” nel corso del campionato. Un “Teramo delle meraviglie” si diceva allora, brutto anatroccoloin precampionato e splendido principe azzurro nel finale. C’era anche un giuliese – così si chiamano gli abitanti di Giulianova, centro rivierasco della provincia… e allora la rivalità calcistica tra le due città era sana ma spietata – proveniente dai campionati di A e B… Bruno Piccioni. E poi Osvaldo Jaconi proveniente dal Lecco e Sergio Giovannone dal Novara, che suscitò da subito qualche perplessità ma si rivelò poi un vero e proprio gladiatore di questa squadra che rimane nella memoria come uno degli organici più stupefacenti che Teramo abbia mai avuto. Oltre al vino edulcorato che “Joe Condor” dispensava ai tifosi avversari in curva, sugli spalti del Campo Sportivo campeggiava uno striscione in onore dell’allenatore: “Fantini… hai fatto del “Comunale” la Scala del calcio“. Alla fine, a parte tutto il resto di quella emozionante avventura, la più grande soddisfazione stava nella conquista dei due derby con gli “odiati” cugini del Giulianova: 0-2 all’andata fuori casa (Chiodi e Piccioni in goal), 2–1 al Comunale (due pappine di Pulitelli e la rete della bandiera di Giorgini).
Si diceva di Sergio Giovannone e del diffuso sospetto iniziale d’aver preso un bidone acquistandolo. Il problema di Sergio non risiedeva nelle sue doti di calciatore (un fisico imponente e il cuore da terzino vecchia maniera, un vero e proprio “Spartacus”) ma nella difficoltà di ambientarsi in una città allora parecchio sonnacchiosa. Gli mancavano gli amici e le mattane che un giovane della sua età deve comunque fare, al di là del ruolo, per sentirsi vivo. Allora noi ragazzi prendemmo a cercarlo, e lo integrammo in un organico di varia umanità, che consumava i pomeriggi in interminabili zingarate – a base di succo di vigna – che iniziavano dopo pranzo e potevano concludersi, anche a chilometri di distanza dalla cinta muraria cittadina, nel cuore della notte. Paradossalmente, questa vita sregolata cancellò d’incanto ogni residuo di saudade dal cuore di Sergio e, a ogni partita, Spartacus risultò generoso, temibile, impavido… sembra una favola, una magia come quella di Nino de La leva calcistica della classe ’68.

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione / Sole che batte sul campo di pallone
E terra e polvere che tira vento e poi magari piove / Nino cammina che sembra un uomo
Con le scarpette di gomma dura / Dodici anni e il cuore pieno di paura
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore
Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio / Dall’altruismo e dalla fantasia
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai / Di giocatori tristi che non hanno vinto mai
Ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro / E adesso ridono dentro a un bar
E sono innamorati da dieci anni / Con una donna che non hanno amato mai
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai
Nino capì fin dal primo momento / L’allenatore sembrava contento
E allora mise il cuore dentro alle scarpe / E corse più veloce del vento
Prese un pallone che sembrava stregato / Accanto al piede rimaneva incollato
Entrò nell’area, tirò senza guardare / Ed il portiere lo lasciò passare
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
Non è certo da questi particolari che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio / Dall’altruismo e dalla fantasia
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette
Questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.

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