MC5: “Kick out the jams” (1969) – di Alessandro Gasparini

Quando ho deciso di scrivere un articolo su Kick Out the Jams (1969) sapevo che non si sarebbe trattato di una semplice recensione. Al di là dell’importanza dell’album per me si tratta anche di ricordi e di vita vissuta. In particolare per la presenza di Motorcity is Burning, brano che negli anni è stato una costante delle suonate con gli amici. Un pezzo che mi ha fatto imparare sul campo a suonare alla batteria un certo tipo di blues, grazie al quale ho anche voluto approfondire il significato sociale e identitario di questo genere. Sul concerto immortalato in quei solchi si sono versati fiumi di inchiostro, ma vale sempre la pena rinfrescarsi la memoria. Notte di Halloween del 1968 e, per dovere di cronaca, anche la notte del 30 ottobre, al Grande Ballroom di Detroit. Di fronte a un nutrito pubblico e introdotti dal loro manager John Sinclair, nonché scrittore e attivista politico di sinistra tra i fondatori del White Panther Party (fratelli bianchi delle Black Panthers), gli MC5 si esibiscono proponendo il loro micidiale contributo. La line-up è composta da Rob Tyner (voce), Fred Sonic Smith (chitarra, voce), Wayne Kramer (chitarra, voce), Micheal Davis (basso) e Dennis Thompson (batteria). Nel corso di queste due notti, i cinque della città dei motori segnano uno spartiacque memorabile per tutto il rock e, in particolare, per le sue future frange estreme del punk e dell’hard’n’heavy.
Il
lato A parte con il sermone di Sinclair che lancia agli spettatori il dubbio “amletico” se scegliere di essere parte del problema o della soluzione, scelta per la quale servono solo cinque secondi. Per cercare di sciogliere i dubbi egli si avvale di una testimonianza, che risponde al nome di Ramblin Rose. Prima traccia all’insegna della virulenza sonora, dove Kramer protagonista con il falsetto sgangherato e gli assoli abrasivisi si mette subito nella testa di quelli che anni a venire saranno punkettoni e metallari. Una “cugina” d’oltreoceano e più proletaria della Communication Breakdown dei Led Zeppelin. Tesa, rabbiosa e senza limiti Kick Out The Jams, un hard rock selvaggio nel quale esordisce il riccioluto Rob Tyner alla voce. Se ne ricorderanno i concittadini amici e grandi ammiratori Stooges per la loro Loose, su “Fun House” (1970). Seminali anche il riff e la ritmica serrata alla base della successiva Come Together, mentre Rocket Reducer No.62 (Rama Lama Fa Fa Fa) è pura goduria per i padiglioni degli audiofili. Una marcetta che sa di blitz nella foresta vietnamita introduce il rhythm ‘n’ blues distorto e suonato al massimo dei decibel umanamente sopportabili, poi il cantato solista e corale che non concede tregua e le chitarre che fanno pensare a i Creedence Clearwater Revival nel bel mezzo di una rivolta carceraria. A chiudere la prima facciata la coda di tutto ciò, due minuti di estasi tra assoli, rullate, piatti, urla e feedback.
Il lato B si apre con la breve e viscerale Borderline, forse il brano che maggiormente traccia le coordinate di quella che sarà la quintessenza del punk rock statunitense più ruvido (Electric Eels, Rocket from the Tombs e Dead Boys). Motorcity is Burning è solo all’apparenza il classico blues rock suonato dai bianchi a fine anni Sessanta, cosa all’epoca di moda. Si tratta della cover di un brano di John Lee Hooker pubblicato sull’album “Urban blues” (1967), nel quale si parla dell’insurrezione di Detroit del 23 luglio 1967 a seguito dell’intervento della polizia durante una festa per alcuni reduci del Vietnam. Conoscendo il quintetto, nel quale erano tutti politicamente impegnati, è cristallina l’empatia nei confronti degli insorti. Musicalmente parlando è invece la prova che fa apprezzare senza riserve la bravura e la genialità della coppia di chitarristi. I Want You Right Now celebra uno stile tra quelli più in voga nel periodo. Uno sporco e massiccio hard blues che strizza l’occhio alle linee guida del futuro stoner scritte dai Blue Cheer di “Vincebus Eruptum” (1968), e che può ricordare Wild Thing nella versione hendrixiana. Infine l’episodio più epico e stralunato, basti pensare che Tyner & Co si cimentano nientedimeno che con una cover del jazzista “extraterrestreSun Ra. Si è di fronte a otto minuti di sublime anarchia che etichettare è semplicemente inutile.
Psichedelia acida, cosmic rock, space rock o proto-noise sono solo recinti dentro ai quali trincerarsi all’ascolto di questa perla, che può seriamente causare un trauma uditivo ancora oggi. Mai come in questo caso la parola pietra miliare viene in aiuto per rendere l’idea di cosa è stato un album come “Kick Out the Jams”. Se a livello musicale ha dato il via a molti discorsi che verranno ripresi nei decenni che seguiranno, dal punto di vista storico e culturale incarna la presa di coscienza di una generazione divisa tra l’illusione del sogno hippie, iniziato con la Summer of Love e culminato con Woodstock, e il disincanto che sfocerà nella violenza di Altamont 69 e nella presidenza di Richard Nixon. Giusto rimarcare ancora l’influenza rilevante sul rock alternativo e non degli anni Settanta, Ottanta, Novanta e Duemila, tanto per chiarire la gittata della freccia lanciata quella notte del 1968. Basti pensare a come sarebbero stati senza queste indicazioni gruppi come Clash, Rage Against The Machine, White Stripes e, perché no, anche un gran paraculo mainstream come Lenny Kravitz. Il periodo classico della band sarebbe terminato con lo scioglimento nel 1972 dopo la pubblicazione di due album in studio, prima l’interessante “Back in the USA” (1970) e dopo il fiacco “High time” (1971). Seguiranno la reunion del 1992 e la rinascita durata dal 2003 al 2012, entrambe senza Rob Tyner deceduto nel 1991. In termini di discografia, nel corso dei decenni seguenti verrano dati alle stampe numerosi live e compilation tra i quali spicca “Thunder Express” (1999). Tyner si unirà alla band inglese Eddie and the Hot Rods per il singolo Till the Night Is Gone (Let’s Rock) / Flipside Rock (1977), per poi fondare i New MC5 che diverranno successivamente la Rob Tyner Band. Con questa formazione non pubblicherà dischi, mentre la sua unica opera solista resterà “Blood Brothers” (1990).
Fred “Sonic” Smith continuerà a partecipare alla storia del punk rock dal 1975 al 1980 con i Sonic’s Rendezvous Band (con Scott Asheton degli Stooges alla batteria), inoltre sposerà Patti Smith collaborando anche al suo album “Dream of Life” (1998) per poi morire d’infarto nel 1994. Michael Davis, morto nel 2012 per insufficienza epatica, dopo un periodo passato in carcere per traffico di stupefacenti si unirà al gruppo Destroy All Mosters nel 1978, nel quale troverà l’ex chitarrista degli Stooges Ron Asheton. Sempre con lo stesso Asheton, Dennis Thompson militerà nella band losangelesina dei New Order (da non confondere con gli omonimi inglesi) nel biennio 1975-1976, dalle cui ceneri prenderà vita nel 1981 il super gruppo New Race con gli ex Radio Birdman Deniz Tek e Rob Younger. La vita e le opere di Wayne Kramer meriterebbero non un articolo a parte ma un intero libro, che in effetti esiste (“The Hard Stuff: Dope, Crime, the MC5, and My Life of Impossibilities, scritto dalla stesso Kramer nel 2018). Dopo gli MC5, ebbe anche lui un periodo di detenzione, continuerà la sua attività musicale anche in veste di produttore e non farà mai mancare il supporto alle cause della sinistra radicale statunitense. Va menzionato nell’ambito della carriera solista l’album del 1995The Hard Stuff”. Nel 2018, a 70 anni suonati, mette su la formazione MC50 per portare in giro per il mondo “Kick Out the Jams” a 50 anni dalla leggendaria performance. I membri di questo progetto sono Kim Thayil dei Soundgarden (chitarra), Brendan Cunty dei Fugazi (batteria), Billy Gould dei Faith No More (basso) e Marcus Durant degli Zen Guerrilla (voce). Da bravo fan sfegatato ho avuto l’occasione più unica che che rara di ascoltare l’ensemble in prima fila all’Alcatraz di Milano il 21 novembre 2018. In tale sede ho constatato che Kramer mantiene viva la stessa attitudine che aveva a 20 anni, esibendosi sia musicalmente che politicamente. Il suo messaggio e degli MC5 tutti contro ogni tipo di razzismo, fascismo e discriminazione resta quanto mai attuale, come è evidente, ancora oggi.

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