Max Fuschetto: “Mother Moonlight” (2017) – di Marco Valerio Sciarra

Max Fuschetto ha a disposizione una piccola orchestra; può contare sulla valente collaborazione di Enzo Oliva al pianoforte, Pasquale Capobianco alla chitarra elettrica, Eleonora Amato al violino, Silvano Fusco al violoncello, Enrico Falbo alla dilruba, Franco Mauriello al clarinetto e lui stesso in cabina di regia, all’oboe e all’elettronica, a impartire i tempi delle sue composizioni strumentali. La voce principale è quella del pianoforte che fin dal primo brano, Danzando Nel Buio, fa intuire il linguaggio che si dipanerà lungo tutto questo interessante progetto… “Mother Moonlight”. Un linguaggio minimale (che fonde visione classica e moderna, leggerezza e profondità) che viaggia sulle corde vibranti del ”concetto” e dell’emozione. Un linguaggio che va oltre i generi. Musica, soltanto musica. Come spiegato nelle note interne al libretto, che sono vere e proprie poesie, si può immaginare la possibilità di passare dal particolare all’universale. Si può immaginare la neve che si scioglie al primo sole primaverile e il filo d’erba che lotta al freddo dell’acqua, della terra, come il perdersi della luce di una stella nello spazio infinito. Chiudendo gli occhi e facendole scivolare dentro… Mettersi in sintonia con queste note, dà davvero la sensazione di percepire il Mondo… o un mondo, solo come un piccolo punto nell’universo illimitato, la danza è un’oscillazione e una rotazione, per poi placarsi in una Nenia Astrale. Si può sentire in ogni fibra, tutta la potenza, come in The Round Trip, e tutta la delicatezza, come in Canzone, di questo senso di solitudine dell’anima che rientra nella matrice universale, oltre il tempo… comprendendo l’eterno. Max Fuschetto in questo suo lavoro totale non può non fare un omaggio ai suoi ispiratori di sempre, perché la sperimentazione e la fusione musicale sono da sempre materia sensibile per Béla Bartok e lo sentiamo in Ting Tang, come per John Lennon, e lo assaporiamo in Occhi Di Conchiglia. Con “Mother Moonlight” Max Fuschetto è “tornato nel luogo del linguaggio”, per dirlo con le sue stesse parole, ha attraversato la tenda, per cavalcare l’onda di suono scintillante.

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