Matt Robertson: “Bronc Star” (2019) – di Trex Willer

Essere nato nello stato del Wyoming, che ha ancora nei cowboys e nei loro cavalli, le figure più importanti per le comunità, lo ha sicuramente aiutato nel suo percorso musicale e lirico e oggi, dopo essersi trasferito per amore in Canada, Matt Robertson è uno dei cantastorie western più credibili e di talento che il country ha fra le sue fila. Arrivato al suo quinto disco, con questo “Bronc Star” (2019) riafferma la volontà di celebrare la sua terra e la sua natura di cowboy senza stravolgere il menu della sua musica. Un country classico, polveroso, acustico e asciutto, senza fronzoli. Liriche dirette, poesie da bar e saloon, famiglia e cavalli. La ricetta è semplice, niente effetti speciali o derive rock, ma se amate il country vero Matt è l’uomo che fa per voi. La copertina è già un biglietto da visita perfetto: lui e il suo cavallo, forza e intensità, natura selvaggia e l’uomo che cerca di domarla.
Basta ascoltare la prima traccia, Boys From Kaycee, per capire cosa ci aspetterà in questo viaggio fra le montagne del Wyoming, tra l’altro teatro delle avventure dello Sceriffo Longmire, fantastica serie di romanzi di Craig Johnson e bellissima serie tv: giro di chitarra acustica, asciutta e diretta e la voce intensa ad accompagnarci, quasi come fossi attorno ad un falò ad ascoltare di vita vera. Sono storie reali, vissute, Matt è un vero cowboy che ha cavalcato cavalli selvaggi. Non racconta storie, le interpreta. Storie di mamme e di rodei, di polvere e natura, di cieli immensi e sentimenti intensi: da Rodeo Mom alla title track Bronc Star, il disco ci presenta un cantautore come oggi ce ne sono pochi, che ricorda nel suo approccio il  ben più celebre Colter Wall, anche lui sceso negli States dal Canada, per raccontarci le sue storie accompagnato solo dalla  sua sei corde e della voce venata di whisky.
Matt è meno Johnny Cash e più Aaron Watson prima maniera, prima quindi che venisse accecato dalla parte patinata e dorata di Nashville. Il suo approccio poetico che dal Wyoming sale fino a Lomond, Alberta (Canada), cavalca nelle praterie dove solo il vento, la neve e la polvere sono padroni, dove i rodei sono le gare che l’uomo compie per cercare vanamente di vincere la natura selvaggia e che trova conferma in Rodeo Hand, brano che chiude un disco dal sapore antico, semplice ma intenso. Un’opera che circoscrive la sua forza nel parlare direttamente al cuore di chi ama il country e la natura che circonda l’affascinante mondo dei cowboy, passati e moderni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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