“Massoni e no: cronache semiserie da un altro mondo” – di Benito Mascitti

Era un freddo novembre del 1965, anzi rovente. Quella mattina l’avevo tirata per le lunghe… senza soluzione di continuità dall’uscita dal giornale la notte prima. M’aspettavo una giornata convulsa e nervosa in redazione e ci arrivai dopo l’ennesimo caffè bevuto chiacchierando con gli amici che incrociavo, camminando svogliatamente verso la sede del giornale. La nostra inchiesta sulla Massoneria stava provocando una babele di reazioni in tutti gli ambienti di una capitale frustata dagli scandali e dalle guerre di successione. L’articolo precedente, quello che aprì l’inchiesta, non andò oltre l’effetto svuotamento. Nessuna copia rientrò dalle edicole e si erano notati  molti addetti alle segreterie, cercare il giornale fino al tardo pomeriggio. La seconda puntata invece, un’intervista con l’avvocato Cesare Rambaldo, stava scatenando un putiferio. Il pezzo, titolato “Parla Piazza del Gesù: intervista con l’avvocato Cesare Rambaldo, Gran Maestro della Massoneria Italiana di Rito Scozzese Antico ed Accertato di Piazza del Gesù’“, voleva tentare di aprire uno squarcio dietro le quinte dello scontro politico in atto e finalmente acclarare certe dinamiche apparentemente inspiegabili…
Prima di tutto, vuole essere così gentile da dirmi quale è esattamente il suo grado, nella Massoneria italiana? E’ vero che lei è anche il presidente della ‘Federazione Massonica Europea’?
“Io sono Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana degli Antichi Liberi ed Accertati Massoni. Come lei probabilmente sa, il Gran maestro viene eletto dai capi delle Logge che si chiamano Maestri venerabili ed il capo dell’Ordine Massonico, con giurisdizione su tutti i fratelli massoni. Da sei anni, inoltre, sono il Presidente della Federazione Massonica Europea. Sono stato eletto durante il nostro ultimo incontro, a Losanna”.
Il fatto che un italiano sia il Presidente della Federazione Massonica Europea, come va interpretato? Si tratta di una scelta caduta sul più debole, come avviene talvolta nei Conclavi, o di un riconoscimento della forza della nuova Massoneria italiana?
“Noi abbiamo idee molto chiare sulla funzione della Massoneria, in tutto il mondo. Siamo stati, perciò, instancabili propugnatori di una attività massonica europea perché, dato l’attuale sviluppo della politica nazionale e internazionale, ci sembra ridicolo pensare ad una Massoneria che svolga soltanto una attività nazionale. Siamo riusciti, dunque, a creare una organizzazione massonica europea, e gli europei hanno riconosciuto la nostra priorità e il nostro diritto a guidarli. Quindi, ci hanno scelto perché siamo i più forti”.
Può dirmi, in termini concreti, in che cosa consiste, oggi, questa vostra forza? E cioè, una volta si diceva, per esempio, che la Massoneria avesse i suoi adepti nell’ambito del Governo, nei Partiti e nella Magistratura. E’ vero questo anche oggi?
“Oggi, la Massoneria, nel nostro Pese, (e non soltanto nel nostro Paese) è presente ed attiva in tutti i settori della vita nazionale: Governo, Esercito, Magistratura, Partiti, Industria, Università, ecc. Essa influenza tutta la vita culturale e politica italiana”.
Durante il Concilio, tra i Padri conciliari, sono divampate accese polemiche perché alcuni alti dignitari della Chiesa cattolica risultano molto vicini alla Massoneria. E’ vero che, tra i vostri iscritti, ci sono anche dei vescovi e, persino, qualche cardinale? Come si concilia ciò con la vostra professione di anticlericalismo?
“E’ vero; oggi, noi abbiamo, tra i nostri adepti, parecchi alti dignitari della Chiesa cattolica. Questo non è in contraddizione con le nostre ideologie. Le credenze religiose, infatti, sono ben diverse dalla politicizzazione della religione, e cioè dal clericalismo. Ed è opportuno che gli italiani imparino finalmente, dopo un ventennio di dominio clericale, che la religione è una cosa e i politicanti di sacrestia, preti o laici, sono cose ben diverse”.
Alcuni massoni di Palazzo Giustiniani, sostengono che la vostra Comunione non avrebbe alcun peso politico… e cioè, essi dicono che, mentre la vostra Loggia si perde in vane elucubrazioni filosofiche e dottrinarie, la loro svolge una notevole attività, in campo politico e governativo. E’ vero?
“Prima di rispondere alla sua domanda, vorrei esporle, brevemente, alcuni fatti che serviranno ad illuminarla. Nel 1908, la Massoneria italiana che raccoglieva tutta l’elite del Paese, si divideva in due famiglie che furono chiamate, in un primo tempo, dei Feriani e dei Balloriani, dai nomi dei rispettivi Sovrani (Fera e Ballori). Fu a quell’epoca che avvenne la scissione della famiglia Feriana la quale, seguendo il suo Sovrano, si staccò da Palazzo Giustiniani. La scissione fu determinata dalla pretesa di Ballori e dei suoi seguaci di imporre ai deputati massoni di votare secondo le istruzioni impartite dal Ballori stesso. Il Fera, ed i suoi seguaci, proprio richiamandosi ai princìpi basilari della Massoneria, libertà di coscienza e non ingerenza collegiale in questioni politiche, difesero l’operato dei deputati massoni che rivendicavano una completa libertà di giudizio e di azione. Nacque, così, la Comunione di Piazza del Gesù. Nel Congresso Internazionale dei Supremi Consigli di Rito Scozzese che si tenevano a Washington, nel 1912, venne riconosciuta la legittimità del Supremo Consiglio di Saverio Fera e, nel Congresso di Losanna, dell’anno 1922, la questione fu liquidata nel modo più radicale, mettendo al bando la Massoneria di Palazzo Giustiniani, che fu dichiarata scismatica e irregolare. Non dobbiamo dimenticare che nel lungo periodo che va dal 1926 alla Liberazione, dopo lo scioglimento delle due famiglie massoniche da parte del Fascismo, mentre gran parte dei massoni o per timore, o per interesse personale, o per adesione allo stesso Fascismo, avevano effettivamente cessato ogni attività e si erano appartati per farsi ignorare. Un pugno di idealisti, guidati e organizzati dal fratello Domenico Maiocco, d’intesa col Gran Maestro Aggiunto di Palazzo Giustiniani, Giuseppe Meoni, costituì la Massoneria Clandestina, organizzazione segreta operante sulla traccia della Carboneria dell’epoca gloriosa del nostro Risorgimento. Il Maiocco ne fu ininterrottamente il Gran Maestro,. Fu arrestato nel 1935 ed assegnato al confino politico in Calabria per cinque anni… ma non interruppe per questo la sua azione che si mantenne viva ed attivissima durante tutto il ventennio del regime. Ricordiamo ancora oggi le dure e frequenti filippiche di Mussolini contro la Massoneria che gli dava non poco fastidio. Quella Massoneria così audace, tenace, battagliera altro non era che la Massoneria Clandestina del Maiocco. Dopo la Liberazione, molte, troppe Massonerie sono riemerse dall’oscurità. La ‘Clandestina’, dopo aver bene meritato della Patria e dell’idea Massonica, si è appartata in umiltà ed oggi non è che un Cenacolo filosofico-iniziatico che mantiene accesa la sua tradizione gloriosa e la fiamma ideale della Massoneria Scozzese pura e senza macchia. Noi la onoriamo come si merita, ed i suoi Capi ancora viventi sono Membri Onorari, altamente stimati ed apprezzati, della nostra Famiglia. Ci furono, inoltre, in periodo fascista, episodi sporadici di individui isolati che, ansiosi di servire, si appellavano agli stranieri per ottenere condanne di fratelli o riconoscimenti di particolari benemerenze. Nell’anno 1945, le due Famiglie di Piazza del Gesù e di Palazzo Giustiniani riprendevano il loro lavoro organizzativo, e a Piazza del Gesù confluivano gli assertori di una Massoneria italiana, libera da soggezioni straniere e inserita, con diritto di assoluta parità, nella organizzazione universale della Massoneria. La bandiera che non sarà mai ammainata è l’ideale e l’azione cui si ispirò la Massoneria di Piazza del Gesù prima della repressione da parte del Fascismo. A Palazzo Giustiniani, invece, i massoni scismatici accoglievano nelle loro file personaggi che vantavano benemerenze americane di guerra e, fatto singolare, gruppi di estremisti di sinistra… e ci fu un momento, in cui i comunisti-massoni di Palazzo Giustiniani che professavano, apertamente, la loro dottrina politica e la Fede massonica, che pure avrebbero dovuto essere antitetiche, erano numerosissimi. Ad un certo punto, per dimostrare la loro ‘regolarità’ massonica, i Giustianei, servendosi di un fratello, proveniente da Piazza del Gesù, crearono un simulacro di Rito Scozzese e, con ciò, diedero agli americani la possibilità di avere con loro, ufficialmente, rapporti fraterni. In realtà, gli americani, con quella lungimiranza che tanto li distingue, sono convinti di essersi assicurata, in Italia, spendendo alcune centinaia di milioni una ‘Massoneria collaborazionista’. Ma Palazzo Giustiniani è formata in prevalenza, da vecchi valetudinari e da individui pronti a tutte le avventure…”
Anche a quella comunista?
“A giudicare dal colore politico di certi suoi adepti, sembrerebbe di sì. Comunque, forti di questa amicizia americana, i Giustianei vantano una ‘regolarità’ che non hanno, perché soltanto un Convento internazionale può elargirla. Inoltre, per il grazioso intervento dell’Anbasciata americana a Roma, hanno ottenuto, dal Governo italiano, di occupare, a titolo gratuito, la loro sede attuale. Alla luce di questi fatti, si comprende come tra i Giustianei ci siano individui di particolare importanza politica… ma sono personaggi che a noi non interessano. Cioè, noi non accogliamo, tra i nostri adepti, i comunisti perché il loro credo politico è antitetico con le nostre ideologie. Per il resto, anche nelle nostre file abbiamo uomini politici, di Governo, ecc. che, certamente, non si limitano ad elucubrare sulla validità delle azioni ispirateci dal Grande Architetto dell’Universo”.
Abbiamo appreso da un documento ufficiale che, recentemente, è stato eletto Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato un personaggio, il quale vanta pubblicamente i rapporti  avuti con il Presidente Faragat nel periodo clandestino. Ritiene che questa scelta abbia un valore politico molto rilevante?
“E’ esatto; di recente, è stato elevato al grado di Sovrano Gran Commendatore del nostro Rito Scozzese, il fratello ingegner Pietro Serbellini, 33. Questa scelta, indubbiamente, ha un peso determinante per la vita del nostro sodalizio”.
E’ vero che gli uomini politici italiani che, durante il Fascismo, vissero come emigrati nei Paesi democratici (e cioè non in Russia) erano quasi tutti iscritti alle Logge massoniche? Questi vincoli esistono ancora?
“E’ parzialmente vero… è anche vero, però, che i massoni stranieri spesso non sono stati molto fraterni con i fratelli esuli italiani. E questa mia affermazione è ampiamente documentata dalle pubblicazioni del tempo. Gli antifascisti massoni di allora in gran parte sono passati al Grande Oriente Eterno (cioè sono morti) e i superstiti sono ormai dei valetudinari che non sono più in condizioni di occuparsi di relazioni nazionali o internazionali”.
Nelle recenti cronache abbiamo potuto leggere affermazioni autorevoli circa l’appartenenza alla Massoneria di importanti esponenti di questo Governo. Stardi, Ubertoni, Crespelli, Forcai, Bianchi, La Raffa, Cilandi, Imperiale, Scozzanti, Rapelli… e altri ancora. Ci può confermare una così nutrita presenza della Massoneria nel Governo?
“Come ho detto prima la Massoneria è presente ed attiva in tutti i settori della vita nazionale, anche nel Governo. Compilare elenchi non è importante. E’ certo che, ad oggi, molti fratelli concorrono al Governo del Paese”.
Centinaia di lettere ingolfavano la redazione de ‘L’Umiltà’, il mio giornale. Erano tutte sulla scrivania del direttore Calore e tutte con un unico oggetto… Massoneria.  Tra le altre, una dell’onorevole La Raffa, più articolata… e un’altra, smilza e in forma di telegramma, del ministro Imperiale. Calore me le passò con un laconico commento: “Solo due gatte da pelare… provvedi”. Mi sistemai nella mia stanza e lessi: “Leggo con ritardo, nel numero del 4 novembre scorso del giornale da Lei diretto, nell’articolo ‘I Massoni e il Governo’,  una domanda del Suo collaboratore, indirizzata all’ avvocato Cesare Rambaldo, esponente della Massoneria, secondo la quale si affermerebbe correntemente negli ambienti della Massoneria che ‘sarebbe iscritto nelle logge La Raffa, Presidente della Commissione Bilancio’. Poiché non vi è stata, da parte dell’avvocato Rambaldo, una diretta risposta a tale affermazione, La prego di pubblicare che io non ho mai fatto parte nel passato, né faccio parte attualmente, di organizzazioni massoniche. Il che, per quel che concerne l’organizzazione cui appartiene, Le potrà e dovrà essere confermato espressamente dell’avvocato Rambaldo medesimo. Grato della pubblicazione, Le invio distinti saluti. – Bruno La Raffa”. E ancora: “PregoLa smentire affermazione oggi da me conosciuta contenuta ne ‘L’Umiltà’ quattro novembre scorso pag. 7 relativa mia appartenenza massoneria alt non ho mai appartenuto né appartengo organizzazioni massoniche di qualunque rito – Alfonso Imperiale Ministro di Grazia e Giustizia”. Era importante innanzi tutto rilevare che dei molti personaggi indicati nella nostra inchiesta, soltanto La Raffa e Imperiale avevano scritto per smentire. Inoltre, bisognava ammettere che era vero, come scriveva La Raffa, che il suo nome era emerso nel corso dell’intervista a Rambaldo in maniera non “diretta”… ma era anche vero che l’intervistato, pur senza far nomi, parlò in maniera tale da convalidare le voci correnti nel mondo massonico circa l’affiliazione del segretario del Partito Repubblicano Nazionale. Gli iscritti alla sua minuscola sigla erano talmente pochi che La Raffa aveva ben donde di cercarsi una base altrove; tanto più che, nonostante il ‘sentire comune’ di un Paese saldamente abbarbicato alla sua tradizione cattolica, non risultava che l’appartenere alla Massoneria rappresentasse un reato o un fatto infamante, specialmente per un ‘laico’. La lettera e il telegramma dei due esponenti del  PRN – soli a smentire la “diceria” – si riferivano all’intervista che l’avvocato Rambaldo (Ministro di Stato della Massoneria Universale di Rito Scozzese Antico ed Accertato di Piazza del Gesù) ci aveva concesso. Ci rivolgemmo quindi al Gran Maestro dottor Fulgenzio Ruspa, perché ci esprimesse il suo pensiero al riguardo, ottenendo la dichiarazione: “A prescindere dall’appartenenza al nostro sodalizio, sono perplesso per il tono di queste due comunicazioni,  quasi fosse disonorevole appartenere alla Massoneria! Questa perplessità, poi, è aggravata dalla considerazione che il gruppo politico al quale appartengono i Signori che lei mi ha nominato, ha una tradizione diversa. Da Mazzini (Gran Maestro della Massoneria) in poi, i repubblicani e laici nazionali si sono sempre orgogliosamente proclamati Massoni”. Insistemmo quindi e domandammo: Ha letto la nota dell’Agenzia Cattolica Fido, supplemento informazioni religiose, sul ‘Rigurgito Massonico in Italia’? Ruspa rispose: “Ho letto la nota della Fido; è proprio pertinente, dopo i 453 placet ‘juxta modum’ della votazione sul capitolo primo dello schema sulla ‘Chiesa nel mondo moderno’. Indubbiamente sono molto più temibili e da combattere i Massoni che non gli amabili ed inoffensivi comunisti o ateo-marxisti… ma cosa vuole? Infinita è la bontà di Dio e la Sua tolleranza è certamente superiore a quella che dimostrano codesti ardenti cattolici che noi conosciamo da tempo. Comunque, che vi siano tra noi alti prelati di varie confessioni, compresa la cattolica, mentre corrisponde ad assoluta verità, non è motivo di particolare orgoglio per noi, in quanto riteniamo sia solo un onore l’essere accolti nella nostra famiglia massonica. La palla che Ruspa ci alzava andava schiacciata: Vuol chiarirci questa faccenda dei comunisti appartenenti alla vostra organizzazione? Ne avete o non ne avete tra i vostri iscritti? Raspa rispose sicuro e senza esitazioni: “A differenza dei 1672 Padri conciliari che l’altro giorno non hanno ritenuto di rispondere con chiarezza a questo quesito dilemmatico, le proclamo che nella nostra famiglia non ci sono, né ci possono essere, né ci saranno mai (anche se ciò potrà significare, in un domani che ci auguriamo lontano, persecuzioni e sangue) comunisti di qualsiasi obbedienza. Noi non abbiamo ancora posto allo studio un Concordato con il mondo comunista”. Aderendo ad una nota massima di Mario Missiroli (“Giornalista? Perché no? Sempre meglio che lavorare!”) lasciai il pezzo all’impaginazione, presi le mie cose e decisi di consumare la serata in gozzoviglie. Un pensiero però non mi abbandonò per tutto il tempo. Ogni ‘chiesa’ difende come può i suoi misteri.

2011©RIPRODUZIONE RISERVATA 

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