Massive Attack: “Protection” (1994) – di Francesca Spaccatini

Nel 1987 a Bristol, Inghilterra, nel quartiere industriale e popolare di St Paul, si formano i Massive Attack, un gruppo di giovani dj composto da Grant “Daddy G” Marshall, Andrew “Mushroom” Vowles e Robert “3D” Del Naja, quest’ultimo noto anche come street artist. I tre musicisti facevano prima parte di un collettivo musicale denominato The Wild Bunch, molto presenti nei club e nei locali di Bristol. I Massive Attack sono noti per aver fondato un nuovo genere musicale, il Trip hop, denominato inizialmente Bristol sound, che mescola motivi elettronici a quelli hip hop, dub, soul, techno e house. Questa mescolanza di generi e stili affonda le sue radici proprio nella storia singolare della città. Bristol, infatti, è stata meta, durante il XX secolo di massicci flussi migratori. Negli anni Cinquanta molte persone provenienti dalla Giamaica, dall’Irlanda, dall’Italia e dalla Polonia si stabilirono nei quartieri popolari per prestare servizio nelle fiorenti industrie. Non è un caso quindi che i Massive Attack, nel corso della loro carriera, si siano avvalsi delle collaborazioni più disparate tra le quali ricordiamo: Tracey Thorn, cantante e bassista del duo inglese pop-jazz Everything but the Girl, Shara Nelson, cantante e musicista britannica, Horace Andy, cantante giamaicano roots reggae, Tricky, formatosi a sua volta nel The Wild Bunch (sound system), Nicolette Love Suwoton, compositrice e cantante scozzese di origini nigeriane. Una famiglia allargata quindi che riesce a mettere d’accordo le esigenze di un pubblico altrettanto variegato. Durante i concerti si assiste ad un andirivieni di artisti sul palco, una scenografia in costante mutamento, rinforzata anche da un sistema visual fatto di led sul quale scorrono veloci immagini e messaggi luminosi di denuncia sociale e politica. Esordiscono nel 1991 con il loro primo album, Blue Lines”, del quale ricordiamo la potente Unfinished Sympathy, cantata da Shara Nelson con una voce black e possente. Dopo la semina arrivano i primi germogli nel 1994, con il secondo disco, Protection”. L’atmosfera è avvolgente con il primo brano omonimo, tonda e rotatoria, circola intorno avvolgendo l’ascoltatore, confortato dalla voce materna di Tracey Thorn. In questa conchiglia di suono protettiva, stacchiamo i piedi dal suolo e ci ritroviamo a mezz’aria, vagando su terre emerse e sommerse. Un vero trip noir che sfuma al termine con il rumore della pioggia, quasi per ritrascinarci giù a contatto col suolo. La seconda traccia, Karmacoma, è caratterizzata da motivi arabeggianti, che avanzano come un’odalisca a colpi di fianchi. Le voci qui sono quelle di Tricky e Del Naja. La terza traccia, Three, si modella su un’atmosfera elettronica, ipnotica e psichedelica. Si viaggia attraverso uno spettro di onde verso l’esosfera, accompagnati dalla voce calda di Nicolette. Weather Storm è la quarta traccia strumentale. Ci ritroviamo in un lounge bar raffinato con al piano Craig Armstrong, compositore scozzese, curatore di molte colonne sonore di film tra i quali ricordiamo “Il Grande Gatsby” e “Ray”. Dagli alti borghi in abito scuro scendiamo in strada sui marciapiedi e nei centri sociali con il dub di Spying Glass. Ad impreziosire il pezzo è senz’altro la voce roots di Horace Andy. Il viaggio continua con Better Things e stavolta la scena si tinge di blu sulle corde vocali di Tracey Thorn. Un brano magico, intimo e profondo che sembra portarci a visitare la fauna marina a corpo libero tra fondali incantevoli. Non facciamo in tempo ad abituarci a questo paradiso sonoro che l’ambientazione musicale cambia rapida con Euro child, l’aria tira più calda e violenta con i timbri di Tricky e Del Naja. Il disco inizia a svestirsi non appena parte Sly, pezzo sinuoso e sensuale grazie all’ipnotica Nicolette, che domina e affascina come un’incantatrice di serpenti. Penultimo brano Heat miser, sembra essere una colonna sonora di un film horror con un lieve richiamo a “Profondo Rosso” dei Goblin, con boccate d’ossigeno profonde per correre e fuggire veloce. Anche qui Craig Armstrong intrappola l’attenzione con lo scorrere delle dita sul pianoforte. Ci facciamo minuscoli e iniziamo a correre tra i tasti bianchi e neri attenti che non ci prenda e ci faccia preda. L’ultima traccia è la cover dei Doors di Light my Fire, diretta da Horace Andy e Daddy g forse la meno riuscita. Nel complesso Protection” è un prodotto ben costruito, dinamico, da ascoltare quando si intraprende un viaggio notturno in macchina o da assaporare a letto nel calore delle coperte, da soli o in dolce compagnia.

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