Massimo Volume: “Il nuotatore” (2019) – di Isabella Dilavello

Guardi il fondo della piscina come guarderesti in un pozzo. Intorno a te tutto sembra felice e perfetto, la tua carne, quella che avvolge e ammorbidisce il tuo corpo, sembra felice e perfetta. È un venerdì sera, bevi un po’ di più, tutti bevono un po’ di più, oltre il limite della lucidità, dentro il limite del borghese consenso. Tutti lo fanno, fallo anche tu. Così tutto ti sembra felice e perfetto, o quantomeno come avevi desiderato fosse. Invece no. Invece è tutto finto… e bisogna che vai a fondo, sul fondo della piscina, sul fondo di ogni senso, per sciogliere i nodi di questa doppia vita tanto per bene, tanto apparente, tanto costruita su una commovente illusione che è lì, immersa sotto la superficie azzurra dall’odore persistente di cloro disinfettante. Se attraversi la tua acqua, puoi attraversare tutte le acque, un vicino di casa dopo l’altro, un collega di lavoro dopo l’altro, un conoscente, un volto noto dopo l’altro. Tutti così simili, tutti con simili dolori, frustrazioni, felicità artificiali, crudeltà mascherate. Attraversi, a nuoto, tutta la tua storia fino al prossimo evento che ti lascia nudo, infreddolito, con le carte scoperte della tua esistenza. Il nuotatore è sempre nudo e il nuotatore sei tu. “Il nuotatore” è il personaggio protagonista raccontato con prosa elegante lapidaria da John Cheever nel 1964, portato al cinema dal corpo atletico di Burt Lancaster e ora è la linea guida dell’ultima fatica dei Massimo Volume a sei anni da Aspettando i Barbari”. È così che ci viene consegnata una atmosfera di nebbiosa quotidianità, personaggi crudi e crudeli per sofferenza e per violenza che rimbalza sui suoni claustrofobici e insistenti di Egle Sommacal e Vittoria Burattini e dentro la voce elettrica e cupa di Emidio Clementi. Per tutte le nove tracce, i Massimo Volume disegnano una affollata solitudine, esistenze isolate in mezzo alla bolgia, piccole storie in parallelo a storie più grandi: dall’assenza di coraggio di chi guarda immobile chi si getta a salvare vite (che c’entro io se il mondo cede”) in Una voce a Orlando (ricordate l’attentato al Pulse Club in Florida?), alla vita perduta disperatamente al gioco per farla vibrare e sopportarla in La ditta di acqua minerale, alla voce di una madre che tutti sentiamo nelle orecchie mentre ci ricorda di cambiarci le mutande per essere pronti, puliti, decorosi proprio come il generale spagnolo José Sanjurio, morto per aver sovrastipato dei propri trofei l’aereo che lo riportava dall’esilio portoghese in patria, per assumere la carica di Capo dello Stato in Mia madre e la morte del gen. José Sanjurjo, a quella realtà in procinto di implodere forse per troppa luce di disperazione in L’ultima notte del mondo, la musica essenziale e la capacità da cantastorie cupo di Clementi, sono il contrappunto che non sovrasta mai l’inquieta forza narrativa. Si tratta di un’opera della maturità, da ascoltare con cura, più volte, ritornando sui brani seguendo il filo per non perdere nulla, per non perdersi in altro, per assaporare la preghiera dostoevskijana della toccante Nostra Signora del caso, dove la batteria segue l’aritmia di un cuore di un uomo sempre fuori tempo, stanco di pentirsi dei suoi desideri, per soffermarsi  sul buio di chi affoga odiando e amando l’Amica prudenza, per camminare per campi e calli nella Venezia di Fred (che fa innamorare al primo ascolto). Fermarsi e ascoltare, ascoltare con cura storie che si incrociano e ritornano. Io non so dire se si possa sopravvivere immersi nella luce, ignorando il proprio lato oscuro. So che i Massimo Volume non lo ignorano mai e forse è questo che li avvicina senza filtri alla grande Letteratura. 

Domani sapremo, / ne sono quasi sicuro, / se poi ci farà troppo male /
potremo sempre condannare qualcuno
.

(Vedremo domani)

Massimo Volume. Emidio (Mimì) Clementi: basso, voce.
Vittoria Burattini: batteria, percussioni. Egle Sommacal: chitarra.
Tracklist: 01. Una voce a Orlando (04:04). 02. La ditta dell’acqua minerale (03:21).
03. Amica prudenza (04:03). 04. Il nuotatore (03:37). 05. Nostra signora del caso (04:26).
06. L’ultima notte del mondo (03:20) 07. Fred (05:13).
08. Mia madre e la morte del gen. José Sanjurjo (03:32). 09. Vedremo domani (04:30).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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