Massimo Volume 2019: Intervista con Vittoria Burattini – Laura Pescatori

Il primo febbraio è uscito per 42 Records il primo album dei Massimo Volume in formazione “trio”, quali sono le aspettative? Com’è stato lavorare con questa “nuova” line-up?
“Posso già dirti che meglio di così non poteva essere accolto. Poi è anche vero che adesso il clamore di un disco dura un mesetto, ma per il momento ce la godiamo. Ci siamo ritrovati in tre un po’ per caso, Stefano Pilia non riusciva a venire alle prove perché sempre molto impegnato, aveva anche iniziato a suonare con gli Afterhours nel frattempo. Per qualche tempo abbiamo ipotizzato qualche nome e poi, visto che avevamo ingranato bene abbiamo deciso che avremmo proseguito in tre”.
Un ritorno decisamente importante ed innovativo con “Il nuotatore”, dopo sei anni da “Aspettando i Barbari”, non solo calcherete i “classici palchi” ma anche alcuni dei più prestigiosi teatri italiani. Come nasce questa idea?
“L’idea in realtà ci è stata proposta dalla DNA, la nostra agenzia di booking, che evidentemente più di noi ha il polso della situazione attuale. In realtà poi noi abbiamo sempre suonato anche nei teatri, questa volta la differenza è che per questa prima tranche saremo solo nei teatri”.
Dai primi anni 90, quando i Massimo Volume muovevano i primi passi ad oggi, come vi siete evoluti? Cosa ne pensate della scena musicale italiana attuale rispetto agli anni 90?
“È una domanda molto difficile a cui rispondere in sintesi, considerato che abbiamo una storia molto lunga alle spalle. Abbiamo avuto momenti altalenanti ma abbiamo fatto dischi concerti e colonne sonore, abbiamo in sintesi prodotto una buona quantità di cose e, nonostante la proposta difficile, abbiamo avuto il nostro spazio creativo, un pubblico appassionato che ci seguiva e ci segue… credo ci sia di che essere soddisfatti”.
Nel 2008 avete rimusicato il film “La caduta di casa Usher” che più volte avete proposto in diversi live, raccontateci di questa esperienza.
“La proposta della rimusicazione è venuta dal Museo del cinema di Torino, in occasione del Traffic Festival, insieme a quella di farci suonare prima di Afterhours e Patti Smith la sera dopo. La sera della rimusicazione è stata di fatto la prima volta che siamo tornati a suonare insieme dopo molti anni. Me la ricordo come una grande emozione. Per noi suonare su un film è più semplice e liberatorio che portare in scena un concerto, c’è già il film a parlare, noi ne siamo un commento, il grosso del lavoro è già stato fatto da qualcun altro. Abbiamo portato il film in  lungo e in largo per l’Italia per dieci anni, l’esperienza è stata molto positiva”

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