Massimo Salari: “Rock Progressivo Italiano 1980-2013” (2018)- di Fabio Rossi

Massimo “Max” Salari è un saggista e giornalista molto attivo sul web. Ha scritto su riviste autorevoli, quali Andromeda e Rock Hard, ed è un conoscitore a 360 gradi del rock progressivo, argomento sul quale verte l’ultima sua fatica letteraria. Alcuni potrebbero obiettare storcendo il naso: “Un altro libro sul rock progressivo?”. È fuor di dubbio che negli ultimi tempi sono stati in tanti coloro che hanno deciso di affrontare quest’affascinante tematica, inflazionando il settore in particolar modo quello italiano. “Max”, dall’alto della sua esperienza, specie per il neoprogressive, ha avuto un’intuizione geniale. In sostanza ha inteso approfondire le vicende del movimento progressivo tricolore dal 1980 al 2013, in una fase di totale declino, quando il prog si trovò impastoiato nel mare magnum dell’universo underground. Una scelta coraggiosa, del tutto originale e alquanto impegnativa. “Rock Progressivo Italiano 1980-2013”, edito dalla casa editrice Arcana nel 2018, è un dettagliato dizionario enciclopedico nel quale sono elencati un numero considerevole di band e strumentisti che si sono dedicati a questo seducente genere in un periodo storico in cui l’interesse del pubblico era decisamente rivolto altrove. Si rimane sbalorditi dalla messe d’informazioni, ora a disposizione di tutti, presentate in maniera così organica. Massimo Salari, con la sua prosa sintetica e chiara, si trasforma in una sorta di Virgilio trasportando il Dante di turno attraverso le vicende artistiche, sovente di brevissima durata, di ogni soggetto trattato, focalizzando l’attenzione sui dischi più significativi. Uno sforzo improbo che finalmente dà visibilità a chi in concreto non l’ha mai avuta, isolato nella desertificazione del derelitto panorama musicale nostrano. L’intendimento di Salari è quello di sfatare la convinzione che il prog di casa nostra sia morto alla fine degli anni settanta, dimostrando che invece ha continuato tenacemente a vivere grazie alla perseverante abnegazione di coloro che si sono impegnati a comporre brani, magari non del tutto originali, e a pubblicarli, spesso in regime di autoproduzione, in album di elevato spessore qualitativo e illogicamente trascurati persino dagli addetti ai lavori. Grazie a questo testo, il lettore ha modo di scoprire musicisti poco conosciuti e inopinatamente sfuggiti persino all’appassionato più attento. “Rock Progressivo Italiano 1980-2013” è davvero straordinario (non a caso ha vinto il Premio Macchina da Scrivere nella categoria “Migliore enciclopedia dell’anno”) e chiunque può destreggiarsi nel labirinto del progressive e accantonare, almeno per una volta, le tanto blasonate formazioni che hanno goduto, ormai quasi mezzo secolo fa, di gloriosi riscontri: Premiata Forneria Marconi, Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, Area ecc. È davvero tanto il materiale da analizzare in questo lungo viaggio. Interessanti, infine, le interviste conclusive a musicisti quali Gianni Venturi (Altare Thotemico), Mauro Montobbio (Narrow Pass), il poliedrico Fabio Zuffanti, l’incomprensibilmente sottovalutato Claudio Milano (Nichelodeon In Sonar) e altri ancora che, con le loro preziose riflessioni, rivelano che il fenomeno dato troppo presto per morto godeva invece di pieno vigore. 

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Un pensiero riguardo “Massimo Salari: “Rock Progressivo Italiano 1980-2013” (2018)- di Fabio Rossi

  • Febbraio 15, 2019 in 12:16 pm
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    Ho letto con grande interesse la rece di Fabio Rossi, avendo avuto anche il piacere e l’onore di essere citata nel libro con la mia Band, i Secret Tales.
    Complimenti a tutti, allo scrittore Max Salari x aver delineato con perizia questa specifica realtà musicale… e a Fabio, che ci stupisce sempre con la sua analitica ed appassionata “penna”…

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