Massimo Bubola al Festival MANN di Napoli – di Marina Marino

Museo Archeologico di Napoli, 25 Marzo 2018. Nella sala semivuota, Massimo Bubola con Andrea Scanzi, presenta il suo libro, “Ballata senza nome”, già nella cinquina dei finalisti al premio Strega, una sorta di Spoon River italiana, in cui hanno voce i soldati morti nella Prima Guerra Mondiale. Erano solo ragazzi che uccidevano altri ragazzi, contadini strappati alle loro vite in cui l’omicidio non era contemplato, nel conflitto più cruento che la Storia occidentale ricordi, l’ultimo dove vigeva il corpo a corpo, la baionetta nella carne e il primo dove si fa uso di gas nervino… e dopo aver ucciso un ragazzo, dopo averlo vegliato e ninnato come un figlio di cui si tenta di indovinare i sogni dietro la fronte, non si può tornare a mangiare, ma solo a bere e fumare. Perché con lui muore di te la parte più sacra, semplice e viva, quella che attende tua moglie, la tua sposa a cui dai del voi nel tepore tenero di un letto, che intuisce i tuoi sorrisi e risponde ai tuoi sguardi. La Grande Guerra, “l’inutile strage”, come la chiamò Papa  Benedetto XV, storicamente racchiude il seme della Seconda Guerra Mondiale… ma Massimo Bubola, storico, linguista e uomo di lettere vuole tratteggiare le piccole cose quotidiane, l’attesa di una lettera, “l’imparare a leggere scrivendo”, lo strazio acre della nostalgia, una quotidianità lontanissima nel tempo e  viva e vicina all’anima di chi legge o ascolta. Personalmente uno degli incontri più interessanti del Festival “Muse al Museo” tenutosi al Mann di Napoli. Quando lo scrittore torna cantautore (ma esiste scissione?), intonando, voce e chitarra, alcuni pezzi, tra cui la celebre Andrea, Monte Canino e Puoi uccidermi l’emozione annoda pensieri e sensazioni, il libro è musica, la musica è poesia, le parole che curano, guariscono, accarezzano, quelle che scarnificano, deridono, uccidono. Il potere immenso delle parole. Bubola lo conosce e lo adopera in modo magistrale, dando voce ai morti e nuova aria ai sentimenti, un’aria che tocca molti, nel silenzio e nella penombra di questa mattina di Domenica delle Palme.

Foto Pietro Previti © tutti i diritti riservati 
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