Massimiliano Larocca: “Exit | Enfer” (2019) di Ignazio Gulotta

Avevamo lasciato Masimiliano Larocca poco più di tre anni fa quando con l’album “Un Mistero di Sogni Avverati” si cimentava nel difficile, ma riuscito compito, di mettere in musica il mondo lirico e visionario del poeta maudit Dino Campana. In “Exit | Enfer” il musicista e cantautore fiorentino ritorna invece a un disco interamente scritto e musicato da lui, con l’eccezione del brano La stanza del quale è coautrice Giulia Millanta. Alla produzione e agli arrangiamenti Larocca ha chiamato l’australiano Hugo Race, e non poteva esserci scelta più azzeccata per riuscire in una perfetta sintonia fra i testi e le scelte musicali. Gli arrangiamenti riescono infatti a dare i colori e il tono giusto a ogni canzone, merito anche degli eccellenti musicisti da cui Larocca si fa accompagnare: con molti dei quali esiste una lunga e proficua collaborazione, una conoscenza profonda che giova non poco alla riuscita finale. Da menzionare almeno oltre a Hugo Race, che suona chitarre e soprattutto responsabile dell’inserimento dell’elettronica, l’eccellente e collaudatissima sezione ritmica di Francesco Giampaoli e Diego Sapignoli di Sacri Cuori e Fatalists, i fiati del Calibro 35 Enrico Gabrielli, la chitarra di Antonio Gramentieri, il piano e la chitarra di Howe Gelb.
IL titolo bifronte dell’album evoca sia l’inferno, che a giudicare da testi sembra proprio manifestarsi nei convulsi e tormentati tempi odierni, sia la possibilità di uscire, di salvarsi, forse col perdersi nell’amore (Perdiamoci, Il giardino dei salici) o nell’abbandonarsi ai ricordi (Si chiamava Lulù), certamente nell’arte, nella musica, quando è sincera e mostra sensibilità e qualità, come nel caso di questo disco. Venendo alle canzoni di “Exit | Enfer” si inizia con la ballata acustica Black Love dalle atmosfera alla Nick Cave, impreziosite dalle coloriture nostalgiche e intimiste di un trio d’archi; elettronica ed elettricità accompagnano il bel testo evocativo e con qualche ermetismo di Cose che non cambiano; Eravamo Orfani è una sentita incursione in un dolore personale che però diventa riflessione sul tempo che passa e lascia ricordi;
magnifico l’arrangiamento minimalista, ma con inquieti sussulti elettronici, di Il giardino di salici che, insieme a Perdiamoci e all’intenso ritratto femminile di La stanza, ricorda le atmosfere di autori come Tenco o Endrigo; altrettanto stupenda Guerra fredda, dove le chitarre e il sax di Gabrielli creano arabeschi psichedelici sotto gli scenari nichilisti del testo («Il passato è tutto inganno / in assenza di futuro»); Il regno potrebbe benissimo appartenere alle ballate evocative dei Dirtmusic; Fin du Monde, introdotta dalla voce roca e profonda di Howe Gelb, disegna una serie di scenari da postapocalisse, ma raccontata da Larocca con voce tranquilla e con i cori pop femminili che danno un inaspettato tocco lievemente ironico alla canzone. Avrete capito che secondo chi scrive Larocca ha fatto un “signor disco”, fatto di canzoni intense, ispirate, con testi intelligenti e mai banali, arrangiate con intelligenza e suonate da un gruppo di valenti musicisti… insomma, “Exit | Enfer” ha tutte le carte in regola per essere annoverato tra le migliori uscite italiane di questo periodo.

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