Marta Ren & The Groovelvets: “Stop Look Listen” (2016) – di Porter Stout

“Stop Look Listen”, uscito nei primi mesi dell’anno, è un disco che richiede attenzioni, lo fa gentilmente, senza clamori: dallo scaffale in cui è stato riposto al momento dell’acquisto, comincia a stazionare, quasi per caso, nei pressi dello stereo, e dai primi distratti ascolti si passa ad una piacevolissima routine per poi non poterne più fare a meno. Se ne consiglia l’ascolto agli amici e le canzoni che ci piacciono di più finiscono dentro lo smartphone e le chiavette USB in caso di crisi d’astinenza. Ecco che poi, con l’arrivo dell’estate e i suoi immancabili tormentoni radiofonici, dischi come questo assumono una valenza strategica per la difesa personale: quanto di più distante dallo stupidario musicale nazional-popolare. Ventilatore a tutta, birra ghiacciata e Marta Ren & The Groove lvets. Quest’anno è andata così, le spiagge non sono state poi insopportabili ascoltando dalle cuffiette l’esordio full-lenght di questa formidabile ragazza portoghese e il suo pazzesco Combo. Pubblicato dalla encomiabile etichetta milanese Record Kicks (un catalogo prezioso, vedi le raccolte “SoulShaker” e “Let’s  BOOGALOO”) “Stop Look Listen” è ultra-vintage fin dalla copertina (il segno d’usura che compare sul cartonato è un’autentica sciccheria) è stato registrato su otto piste Ampex da New Max degli Expensive Soul (altra band portoghese) e mixato da Andy Valette nei suoi studi newyorchesi (David Bowie e Jon Spencer tra i suoi assistiti). Il risultato è una mescolanza deflagrante di profondo e incontaminato Funk/Soul, undici brani magicamente fuori dal tempo per altrettante prove di bravura che fanno gridare al miracolo. Marta Ren (Marta Campos all’anagrafe) non è comunque una debuttante assoluta: due dischi all’attivo (con la band The Bombazines) e gli anni passati sui palcoscenici dei festival più importanti del suo paese hanno contribuito a farne una stella del Soul lusitano. Il botto tuttavia lo farà con i Groovelvets in seguito all’uscita nel 2013 di 2 Kinds Of Men, stilosissimo singolo Northern Soul rilanciato da personaggi di livello internazionale come il notissimo Dj della BBC Craig Charles e Andy Smith dei Portishead. Ora, con “Stop Look Listen”, arriva la consacrazione. Si parte con due brani da urlo: Don’t Look,Release Me e I’m Not Your Regular Woman (unico pezzo non originale, cover di una canzone del 1968 di Lucille Mathis).
La voce di Marta Ren è spettacolare, una forza della natura, la Band, otto elementi di valore assoluto, ha il suo bel daffare per starle dietro, ma non perde un colpo. Viene voglia di metter mano alle nostre compilation con il meglio della  Black Music degli ultimi decenni aggiungendo queste incredibili canzoni tra una perla di Bettye LaVette e un gemma dell’indimenticabile Sharon Jones. Non è un’esagerazione, questa ragazza è un vero fenomeno che dispensa buon umore all’istante, in un tripudio d’ottoni, Hammond e percussioni. Per non dire della ipnotica Smiling Faces, vertice emotivo del disco (memorabile il refrain) da annoverare tra le migliori ballate R’n’B degli ultimi anni. Con la chitarra pungente e il groove dirompente di It’s Today si arriva a metà dell’opera. Ciò che segue non abbassa di una virgola il giudizio, tutt’altro: I’m Coming Home regala grazia ed eleganza compositiva in perfetto stile Daptone, la strumentale Be Ma Fela travolge sprigionando meraviglie Blaxploitation, mentre Let’s Talk About The Kids ci cattura con una progressione nervosa di spigoloso Funk/Jazz alla maniera scorbutica di James Chance. Scrosci di pioggia introducono e chiudono la devastante So Long: la voce della Ren è potente, regala brividi contrappuntata com’è dal gran lavoro al piano di Sérgio Alves e dal drumming marziale di Hugo Danin che infonde pathos ulteriore al brano. Nella conclusiva I Wanna Go Back torna la vitalità Funky/Soul e Marta si sgola chiamando a raccolta i suoi eroi musicali, le Soul Sisters, Marva Whitney, Vicki Anderson e il più grande di tutti: James Brown. Un fantastico esordio che, al pari di quello della finlandese Ina Forsman, fanno del 2016 un anno memorabile per la Black Music europea.

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