Marta Kubišová: “Modlitba pro Martu” (1968) – di Maurizio Garatti

È un giorno di fine novembre del 1989. Piazza Venceslao è piena: migliaia di persone, di cuori in tumulto con gli occhi umidi e le mani al cielo in segno di ringraziamento. Quando Marta esce sul balcone di Palazzo Melantrich una voce strappa il velo che da un ventennio ricopre la Cecoslovacchia. Una Canzone, di quelle con la C maiuscola, e una Nazione intera lì sotto ad ascoltarla. Lei è Marta Kubišová, e la Canzone è ovviamente Canzone per Marta.
Marta Kubišová nasce nel 1942 a České Budějovice, in Boemia meridionale; il padre è cardiologo, la madre casalinga, e vorrebbero che si dedicasse al pianoforte ma lei preferisce l’equitazione. Terminato il ginnasio nel 1959 le autorità non le permettono di andare all’Università a causa delle sue origini, definite borghesi, con la motivazione che la Classe Operaia non si fida di lei. Marta abbozza, lavora in una vetreria e fa la cantante nelle orchestrine di provincia. Poi nel 1961 partecipa al concorso “Cerchiamo nuovi talenti“, arrivando in finale. Da quel momento è un susseguirsi di successi che la portano dalla provincia al teatro Alfa di Plzeň, al Rokoko di Praga e in televisione, fino a diventare il sex symbol” del varietà cecoslovacco degli anni 60. Poi ecco arrivare il 1968 e la Primavera di Praga. Marta è una sostenitrice di Alexander Dubček e crede fermamente nel nuovo corso politico del suo paese. Sono mesi in cui tutto sembra possibile. Poi l’invasione sovietica e la registrazione di Preghiera per Marta, brano che fa parte di un musical dedicato a Rodolfo III. “Vi sia la pace in questa terra, scompaiano la cattiveria, l’odio e il rancore, la paura e le contese quando, o popolo, tornerà nelle tue mani il perduto governo dei tuoi destini”.
Quel testo diventa l’inno della resistenza civile alla normalizzazione, e mi fu fatale, ricorda oggi la cantante. Dal febbraio 1970 viene progressivamente allontanata dal palcoscenico e, visto che non la possono colpire politicamente, le autorità cercano di screditarla pubblicamente usando fotomontaggi compromettenti. Il trio dei Golden Kids di cui fa parte viene sciolto e vengono truccati i risultati dello Zlatý slavík (la hit parade nazionale) perché il suo nome non compaia nemmeno tra i primi sette. Marta non può più cantare pubblicamente in una “terra dove domina la paura e dove l’innocente è considerato un nemico“. Parole dure come l’acciaio.
Fino al 1974 si ritira in provincia, poi, dopo il divorzio dal primo marito si risposa e trova un impiego presso l’azienda edile della capitale. Si avvicina alla comunità del dissenso grazie alla famiglia di Václav Havel, cugino del suo ex marito e, nel 1977, sottoscrive il documento programmatico dell’iniziativa civile Charta 77. Ne diverrà la portavoce nel 1978, mentre le sue canzoni vengono diffuse nell’underground culturale.
La sua è una vera e propria miltanza e, quando nel 1979 nasce la figlia Katerina, Marta chiede a Václav Havel di farle da padrino per il battesimo, cosa che è vista molto male dalla Polizia Politica, che dà il la alla retata più famosa contro gli attivisti del dissenso. Havel viene condannato a 4 anni di carcere e il battesimo non si tiene. “Mi mantenni in contatto con lui tramite la moglie che gli consegnava le mie lettere e i disegni di Kateřina, racconta la stessa Marta. Lei aspetta e dopo i quattro anni ci riprova: “Václav doveva venire da solo ma improvvisamente saltano fuori altre auto e io resto di stucco: che ci fa qui tutta questa gente? Sì, lui era venuto da solo, gli altri erano i poliziotti in borghese che l’avevano seguito pensando che si trattasse di un’iniziativa del dissenso. Una riprova del carattere di questa splendida Donna, fiera della propria appartenenza.
Il 10 dicembre 1988 è in in piazza Škroupovo a Praga a intonare l’inno nazionale in occasione della prima uscita pubblica del dissenso, voluta coraggiosamente dalla nuova generazione di attivisti e tacitamente autorizzata dalle autorità.
E sarà ancora lei, prima dal balcone del palazzo Melantrich il 21 novembre 1989 e poi al parco Letná qualche giorno dopo sempre a fianco di Havel e davanti a una folla immensa, ad accompagnare col canto i giorni della Rivoluzione di velluto, quando “l’eternità con dolce violenza e tenera forza irruppe nei cambiamenti delle circostanze”, come scrisse padre Zvěřina. La vita di Marta però non è la politica, anche se tutto ciò che fa sembra destinato ad avere rilievo in quel senso. Nel 1990 torna al suo amato mondo dello spettacolo, alla musica, alla televisione e al teatro. Alla domanda: “a distanza di 30 anni il Popolo Ceco ha finalmente ripreso quello che lei nella sua canzone definisce Il Perduto Governo, risponde pacata: “La speranza è l’ultima a morire, io continuo a credere che prima o poi succederà.
Modlitba pro Martu è diventata il simbolo della resistenza all’invasione sovietica della Cecoslovacchia del 1968 e venne composta nel periodo immediatamente precedente a questo avvenimento. L’autore del testo è Jindřich Brabec, mentre la musica è di Petr Rada.
Il giorno programmato per la registrazione della canzone, Brabec doveva portare il testo nello studio dove lo stava aspettando Marta Kubišová ma durante il tragitto la sua auto venne fermata e danneggiata dai soldati sovietici e non gli fu possibile raggiungere il luogo stabilito. Dettò quindi il testo alla cantante per telefono e Marta riuscì a trasportare la registrazione nella sede della radio cecoslovacca. Negli anni 70, nel periodo della cosiddetta normalizzazione, la canzone venne vietata e l’attività artistica della sua interprete fermata in modo definitivo.

Ať mír dál zůstává s touto krajinou / Zloba, závist, zášt, strach a svár
Ty ať pominou, ať už pominou / Teď když tvá ztracená vláda věcí tvých
Zpět se k tobě navrátí, lide, navrátí / Z oblohy mrak zvolna odplouvá
A každý sklízí setbu svou / Modlitba má ta ať promlouvá
K srdcím, která zloby čas nespálil / Jak květy mráz, jak mráz
Ať mír dál zůstává s touto krajinou / Zloba, závist, zášt, strach a svár
Ty ať pominou, ať už pominou / Teď když tvá ztracená vláda věcí tvých
Zpět se k tobě navrátí, lide, navrátí
 
La pace resti d’ora in avanti con questa terra.
L’ira, l’invidia, il rancore, la paura e la discordia
 
– essi svaniscano, ormai svaniscano / ora che il tuo perduto potere sui tuoi affari
ritornerà da te, popolo, ritornerà da te.

Adagio dal cielo se ne sta andando la nuvola / e ognuno raccoglie la propria semina.
La mia preghiera parli / ai cuori che il tempo di ira
non ha bruciato come il gelo brucia i fiori, come il gelo.
La pace resti d’ora in avanti con questa terra.
L’ira, l’invidia, il rancore, la paura e la discordia

– essi svaniscano, ormai svaniscano / ora che il tuo perduto potere sui tuoi affari
ritornerà da te, popolo, ritornerà da te.
 
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