Marrakech dal balcone – di Lucia Valori نورة

Ho sempre vissuto Marrakech tra le strade della Medina, la brulicante piazza, le voci della gente nel souk, i giardini rigogliosi. L’ho respirata soprattutto in primavera, nel profumo della zagara e del gelsomino. È una città così viva e dinamica che hai sempre la sensazione di perderti qualcosa, di non avere il tempo di gustartela fino in fondo perché tutto cambia e si muove a ritmo incessante. Quante volte ho desiderato che questo grande set cinematografico all’aperto rimanesse statico per un po’ per poter ammirare ogni dettaglio. Mai avrei pensato però di osservarla da un balcone. Eppure, in questo tempo sospeso di ritiro forzato a causa del coronavirus, sto facendo esperienza di una Marrakech lenta, sonnacchiosa e soprattutto silenziosa, con una visuale ridotta, ma forse più interessante e sicuramente più profonda. Da circa due settimane ho tutto il tempo per guardarla con attenzione nel mio quadretto che, in piccolo, contiene uno scorcio di vita marocchina.
Nella giornata scandita dalle varie attività che mi tengono impegnata, trovo il tempo di ritagliarmi un mio spazio sul balcone e osservare. A volte mi sento come James Stewart nel famoso film di Hitchcock “La finestra sul cortile” (1954), solo che non ho intenzione di scoprire un crimine. Mi affascina vedere il piccolo negozio di generi alimentari di fronte casa rimasto aperto. Era un luogo di ritrovo prima della quarantena. Adesso il giovane proprietario passa la maggior parte della giornata da solo. Ogni tanto arrivano le note di musica araba tradizionale o, di venerdì, qualche sura del Corano cantata in radio. Il mio sguardo poi va verso un piccolo terrazzo di fronte casa. La famiglia si riuniva per cenare tutta insieme prima della quarantena, era tutto un vociare festoso. Adesso le stesse persone si siedono stando attente a non stare troppo vicine e l’atmosfera non è proprio di festa. Nel palazzo a fianco c’è una vecchietta che ogni mattina si affaccia al suo balconcino, sprimaccia cuscini, fa le pulizie con il suo velo sempre colorato. Dev’essere molto anziana. Il suo volto, seppure da lontano, parla di vita vera. Adesso si affaccia timidamente solo in attesa del figlio che le porta la spesa.
La strada dove vivo, nella zona moderna di Marrakech, Gueliz, è sempre stata una delle più frequentate e movimentate. Adesso la natura è la vera padrona ed è rimasta una certezza. La bounganvillea, che in questo periodo dell’anno si tinge di un rosso mattone incredibile, è fiorita. Forse il suo colore è ancora più brillante per dare un tocco di primavera a noi umani costretti in casa. Gli uccellini a Marrakech cantano sempre e in ogni luogo. Spesso il loro canto è coperto dal rumore del traffico intenso. In questi giorni, in cui il silenzio regna sovrano, queste meravigliose creature di Dio ci tengono compagnia. Ci regalano veri e propri concerti quasi a orari fissi, saltellando sui rami degli aranci. Dopo le 18 cade il coprifuoco. Tutto si ferma completamente: chiuse le finestre, chiuso il piccolo negozio. Verso le 20 risuona forte l’appello alla preghiera. Scuote anche me, cristiana. Sembra ricordarci in maniera vigorosa una verità che forse, più che dimenticato, avevamo volutamente rimosso e che stiamo riscoprendo sulla nostra pelle in questo tempo surreale: siamo fragili, impotenti. Ci sentivamo capaci di dominare la Storia. Abbiamo camminato per le strade del mondo a ritmi frenetici e con tracotanza, come si calpesta un giardino primaverile pieno di piccole margherite. Adesso è tempo di ritirarsi nelle case, rientrare in sé stessi e osservare quelle strade dall’interno, aspettando di tornare a percorrerle a piccoli passi, educatamente, con gentilezza.

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4 pensieri riguardo “Marrakech dal balcone – di Lucia Valori نورة

  • Aprile 9, 2020 in 10:35 am
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    Ho letto questo post con il mio caffè del mattino accanto. Mi è sembrato di tornare lì, tra quelle strade che tanto amo. Grazie per averci donato, con tanta poesia, un pezzettino di vita.

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  • Aprile 9, 2020 in 11:05 am
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    grazie a te Sara e, per favore, chiamalo “articolo” 🙂 un caro saluto dalla redazione.

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    • Aprile 9, 2020 in 1:42 pm
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      Quello che descrivi,chissà,forse appartiene a quella vita che piano ,piano lasciamo dietro le spalle chiudendo la porta di casa.La riprenderemo?Non come è sta ma in un altro modo….forse.Ciao e buongiorno.

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  • Aprile 10, 2020 in 11:36 am
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    Mi ha fatto piacere leggere le tue righe da poesia, descrivendo l’atmosfera che si sta vivendo a Marrakech la mia città natale. Anch’io me la ricordavo molto dinamica com’è sempre stata, ma il fatto di immaginarla deserta come più o meno le città del mondo mi ha un po’ toccato il cuore. Io sono ottimista supereremo tutto e la vita tornerà sicuramente meglio di prima.

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