Mark Lanegan Band: “Gargoyle” (2017) – di Vincenzo Corrado

Immaginate le ambientazioni spettrali di un qualsiasi romanzo di Edgar Allan Poe. Prendete quelle scene e trasportatele in un film degli anni 90. Quale voce di quale disco potrebbe ben impadronirsi della colonna sonora di una pellicola del genere? Crediamo proprio che calzi a pennello la cavernosa voce di Mark Lanegan nel suo ultimo album (o almeno, l’impressione è quella per gran parte dell’incisione) e non c’è da stupirsi: “Gargoyle” è l’ultima fatica (forse quella più dark e new wave) di Mark – con le collaborazioni di musicisti come Duke Garwood e Josh Homme – che tenta di continuare il suo percorso dalla voce incredibilmente introspettiva. Nato con gli Screaming Trees, ora, passati i cinquant’anni, è arrivato al decimo disco della sua carriera da solista (iniziata nel 1990 con “The winding sheet”, il suo primo album) infestata di partecipazioni e svariate collaborazioni (ricordandiamo, ad esempio quella con i Queen of the stone age), regalandosi un percorso artistico sempre di primissimo livello. Nel nuovo album, composto da dieci brani, ad aprire i cancelli del gotico ci pensa Deads Head Tattoo, che mette in chiaro fin da subito l’incedere cupo e macabro del racconto eighties e rock; passando poi, tra la pioggerella, al pop echeggiante, vivace e oscuro dell’incredibile Nocturne, facendosi largo fra le apparenti tenebre, mentre scie di arguzia elettronica costellano l’intero disco: dall’arpeggiato Beehive a Drunk on destructionquest’ultima dall’andamento più blues – tra le quali Sister avanza come una presenza diafana in un cimitero abbandonato nel quale ci si è destati non si sa bene come. Dopo il macabro risveglio, arriva l’ipnotico e decadente gospel di The first day of winter e si passa alla liquida e ritmica Blue Blue sea, per sorprenderci con la seguente Emperor, dal ritmo decisamente più vivace e disincantato, e continuando ancora, galleggiando sullo Stige al suono delle evocative e maledette corde vocali di Lanegan che svettano in Goodbye to beauty, toccante, lenta e travolgente come un abbraccio alla Bellezza: Il cerchio magicamente si chiude con Old Swan, ballata rockeggiante e sinuosa quanto ipnotica, che svanisce nel sogno, come il fumo di una ciminiera tra le fabbriche diroccate. “Gargoyle” è un lavoro ispirato, sentito ed emozionale di un artista che viene dai migliori anni della musica, con tanta storia alle spalle, e tenta di elucubrare sempre qualcosa di meglio, senza spostare di troppo l’asticella musicale della sua voce particolarissima in quanto marchio di fabbrica che Lanegan riesce man mano a migliorare nel tempo. Quest’ultimo album stupisce forse ancor più di “Phantom Radio” del 2014 (e di altri suoi) per l’accuratezza e attenzione ai dettagli e la mirabile miscela tra le diverse sfaccettature del lavoro; su tutto, a far da sfondo, la cifra emozionale dell’Artista, qui evidentemente immersa nel dark, dopo (e ancora) ogni tipo d’esperienza passata: dal grunge, al folk, al rock, al punk, al blues, alla new wave. Ancora una volta Mark Lanegan ci consegna un’opera impregnata della sua capacità di reinventarsi e percorrere ogni strada possibile che conduca alla bellezza e all’emozione.

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