Mark Eitzel: “Hey Mr. Ferryman” (2017) – di Capitan Delirio

“Hey Mr. Ferryman” è il titolo dell’ultimo capitolo discografico di Mark Eitzel, uscito il 27 gennaio dell’anno appena iniziato. Un titolo emblematico, perché il traghettatore citato, non è il semplice timoniere di un vascello qualsiasi ma è il Caronte che trasporta le anime verso il viaggio estremo, introducendo quelle che saranno le tematiche trattate nei dodici brani che compongono la scaletta. Tra misticismo e sensualità, tra cieli innervati di sangue e ironia tagliente, Mark Eitzel accompagna sotto braccio i suoi personaggi sofferenti, i pionieri dell’omosessualità nell’era dell’A.I.D.S., fragili esseri umani precipitati nelle dipendenze o, ancora, donne coraggiose, reali o immaginarie che affrontano il dolore a viso aperto, senza comunque, dimenticare che, prima o poi, bisogna fare i conti con la morte che aspetta beffarda, anche se ci si rifugia nel posto più felice della terra. Il richiamo a Mr. Ferryman è proprio nel primo brano del disco, The Last Ten Years, altro titolo emblematico, perché come dice l’autore stesso “Ho passato gli ultimi dieci anni cercando di sprecare mezz’ora”; è importante, infatti, chiedersi cosa sia successo negli ultimi dieci anni della vita di Mark Eitzel, o meglio, cosa non sia successo: forse qualcosa è andato storto, perché dovremmo essere qui a celebrare un artista quasi sessantenne all’apice della celebrità e invece troviamo un songwriter maturo che però ha ancora problemi a trovare un produttore che è ormai avvezzo alle porte sbattute in faccia, nonostante gli anni di importante carriera ai massimi livelli e il cui nome è ancora sconosciuto al grande pubblico. Pensare che, a partire dalla seconda metà degli anni ottanta e per un decennio almeno Eitzel, con i suoi American Music Club, riuscì a dare lustro a un genere, lo slowcore, grazie a canzoni d’autore veicolate da un sound alternativo, elettrico e al contempo intimo e confidenziale, dal basso profilo, eppure ricco di contenuti. L’esperienza con gli AMC ha rappresentato per Mark Eitzel il momento più alto della carriera e, grazie a dischi come “California” o “Everclear”, si è trovato realmente a un passo dal successo; tuttavia, dopo lo scioglimento della Band, avvenuto nel 1997, iniziò una carriera da solista caratterizzata da una sequenza vorticosa di alti e bassi (più bassi che alti a dire il vero) che lo vide alternare eccellenti collaborazioni con musicisti di varia estrazione, come Peter Buck dei R.E.M., o Steve Shelley dei Sonic Youth; e produzioni non all’altezza delle precedenti, fino al ricongiungimento con la Band nel 2004, sfociato nell’album “Love Songs For Patriots” e nel relativo tour mondiale. Poi, ci sono gli ultimi dieci anni che lo vedono protagonista di trascurabili sperimentazioni elettroniche e inevitabili uscite di scena, un po’ per la sua naturale introversione che lo ha portato spesso all’isolamento volontario, un po’ per problemi di salute che per sua stessa ammissione, in una recente intervista, avrebbe avuto difficoltà a coprire economicamente, se non ci fosse stata l’Obama Care.
A conti fatti però, questi ultimi anni non sono poi tutti da buttare e a riabilitarli c’è un disco di pregevole valore come “Don’t Be A Stranger”, uscito nel 2012, anello di congiunzione con questa ultima prova. L’architettura musicale che conoscevamo dai tempi degli AMC, viene riproposta in toto in “Hey, Mr. Ferryman”, che si avvale anche di incursioni elettroniche ma mai invasive. Fortunatamente, il produttore per questo album è Bernard Butler, ex chitarrista dei Suede che ha plasmato il suono con il suo caratteristico stile, suonando, peraltro, oltre alla chitarra anche altri strumenti all’interno dei vari brani.
La sintonia tra Eitzel e Butler vibra ad alta emozione in molti momenti, come The Road e In My Role as Professional Singer and Ham e tocca il culmine in An Answer che esalta le sempre ottime qualità canore di Mark Eitzel. Il disco si chiude con la bonus track Singer, struggente e dedica a Jason Molina, geniale e malinconico musicista deceduto a meno di quarant’anni per problemi legati all’alcolismo e con una versione diversa di An Answer, rimixata da Danton Supple e bella quanto la precedente. 
“Hey Mr. Ferryman” è un buon modo di avvicinarsi alla poetica e al sound dell’istrionico Mark Eitzel, capace in questo disco di confermare tutto il meglio del proprio songwriting.

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