Marianne Ihlendi sull’Hydra di Leonard Cohen – di Cinzia Pagliara

Ricevo la notizia della morte di Leonard Coehn mentre guido e quasi non mi stupisce. Lui lo aveva detto che avrebbe raggiunto la sua Marianne. Lo aveva scritto a lei, in una lettera che subito era diventata una pagina di letteratura, poco prima che la donna morisse di leucemia, luglio scorso.
Bene, Marianne, è giunto il momento in cui i nostri corpi si stanno annullando, e io credo che ti seguirò presto, sono proprio dietro di te, se allunghi la mano, puoi raggiungere la mia… con amore infinito, ci vediamo dove finisce la strada” e per un attimo mi pare di sentire la sua voce, per come di certo lei la avrà ricordata mentre le leggevano quelle parole, mentre un sorriso le illuminava gli occhi (non è retorica, è andata esattamente così) e allungava le mani, ad incontrare quelle invisibili e fedeli di Leonard. Guido e penso a tutte le parole che adesso verranno scritte e dette, e penso che vorrei dedicargli qualcosa di diverso, per ringraziarlo delle emozioni che mi ha sempre, da sempre, dato. Così decido di scrivere un tema, come da ragazza, quando scrivere un compito in classe era il momento che aspettavo; 
o come durante i concorsi, quando nelle parole mettevo il mio futuro. “La candidata presenti una lezione sul tema del’Amore analizzando una poesia di un autore contemporaneo”.
So long Marianne
è la storia della fine di un amore, così tormentato e profondamente vissuto che non potrà mai aver realmente fine. Leonard Cohen incontrò Marianne Ihlen, una modella svedese, sull’isola greca di Hydra nel 1960 e per dieci anni lei fu la sua musa ispiratrice, fino alla loro separazione. Marianne restò un amore inciso sulla pelle, nelle pieghe del cervello, e senza dubbio sulle pareti del cuore, visto che Leonard andava via via modificando alcuni versi, ed era ogni volta una nuova dichiarazione d’amore. Libero, troppo libero e incapace della fedeltà tradizionale… eppure incapace soprattutto di tradirla davvero. Nel 2012, ad esempio, aveva aggiunto al testo Your eyes, I forget you eyes / Your body is at home in every sea / How come you gave your news to everyone / when you said it was a secret just for me“. Marianne era il suo segreto, come aveva potuto raccontarlo anche ad altri? Non è possesso, quello espresso: semplicemente (straordinariamente) Marianne era quel tipo di donna che, come Leonard Coehn dice in Suzannetouches your body with her mind e poi resta tatuata addosso, anche se chi la ama è uno zingaro che vorrebbe solo leggerle il palmo della mano, uno che la ferisce dicendole di essere curious e di aver bisogno solo del suo amore nascosto, uno che si giustifica: I never said that I was brave. Perché ci vuole coraggio per decidere di amare una sola donna e smettere di essere curiosi.
Così Leonard le scrive una canzone d’addio che paradossalmente possa legarli per sempre, fino al saluto finale davanti alla finestra, e alla canzone cantata di nuovo per lei, per il loro amore assoluto. 
I have tried in my way to be free” ha scritto Cohen ma Marianne, beh lei era un’altra cosa. 
So long,you two.

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