Marianne Faithfull: “Negative Capability” (2018) – di Magar

Quando un personaggio del calibro di Marianne Faithfull decide di far sentire la sua voce, il minimo che tutti noi possiamo fare è prestare molta attenzione a quello che dice. Se poi per farlo sceglie il mezzo che meglio la rappresenta, ossia una manciata di canzoni, allora il tutto diventa imprescindibile. Giunta al suo ventunesimo Album, la settantunenne Marianne arriva a quello che, per sua stessa ammissione, è il disco più onesto che abbia mai fatto; e c’è da credergli, visto che a Marianne Faithfull possiamo imputare varie cose, ma di sicuro è sempre stata una donna spregiudicatamente sincera. La sua voce roca porta con se anni di vita vissuta oltre mille limiti: come un romanzo del vecchio Bukowski, Marianne riesce a condividere con noi le sue sensazioni di rabbia, disillusione, forse speranza, con una fierezza figlia di un passato mai rinnegato ma anzi mostrato con orgoglio. Una bandiera che sventola ancora in modo efficace, con la sopraggiunta maturità che si fa lente di ingrandimento per scrutare attentamente il mondo che ci circonda. “Negative Capability” è un disco di rara efficacia e bellezza, tragico ed essenzialescarno, glabro, eppure ricchissimo di suoni. Pianoforte, chitarre lievi, l’onnipresente violino e la batteria utilizzata in modo parco, fanno del disco un veicolo per trasmettere pensieri e sensazioni. Il titolo dell’album è un riferimento alla famosa frase “capacità negativa” usata dal poeta romantico John Keats nel 1817 in una lettera ai suoi fratelli, e si sposa perfettamente alle canzoni con cui Marianne torna a sussurrarci le sue storie. Parole che raccontano una realtà frutto della consapevolezza di invecchiare, del dolore per le perdite subite, e di quello per i problemi di salute. Affidandosi alla produzione di Rob e Warren Ellis, e con l’aiuto di Nick Cave e Mark Lanegan, ecco materializzarsi un sontuoso agglomerato di brani memorabili. Rileggendo alcune cover come It’s All Over Now Baby Blue di Dylan (resa in modo a dir poco memorabile), As Tears Go By della premiata ditta Jagger&Richards (versione da lunghi brividi) e con le bellissime The Gypsy Faerie Queen (scritta assieme a Nick Cave) e They Come at Night con Mark Lanegan, Marianne ci conduce per mano lungo una strada fatta di consapevolezza, a tratti sofferta e dolorosa, ma di una vitalità entusiasmante. Il punto di partenza del disco è sicuramente They Come at Night, confessa la l’Artista, figlio delle liriche scritte la notte dopo che i terroristi avevano attaccato il concerto degli Eagles of Death Metal al Bataclan di Parigi. “Mi sentivo molto forte”, dice Marianne, mentre scrivevo… “Piangi per loro, piangi per noi, giocando al gioco della morte / Non è un gioco quando sei giù per prendere il tuo ultimo respiro”Avevo un concerto programmato al Bataclan poco più di un anno dopo l’attacco e volevo una canzone per celebrare l’occasione, così mi sono rivolta a Lanegan, l’ex frontman di The Screaming Trees, e lui ha fatto uno splendido lavoro, facendo sua la mia idea…”. Per la canzone che sarebbe stata il singolo dell’album invece, si è rivolta a Nick Cave. Il testo di The Gypsy Faerie Queen è molto più leggero e basato su “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, ma all’inizio Cave si rifiutò di lavorarci sopra. “Era molto impegnato e stava attraversando un periodo piuttosto difficile, dice riferendosi alla morte nel 2015 di suo figlio Arthur. Quando gli ho mandato i testi ho scritto anche una lettera nella quale parlavo con estrema franchezza: So quanto sei impegnato, probabilmente non puoi farlo, ma se tu avessi un momento, potresti mettere la tua musica su queste parole?”. Nick all’inizio disse di no, poi però cambiò idea e lavorò allo spartito. Quindi mi sento molto fortunata, in realtà, perché la canzone è davvero splendida”. Molte delle canzoni mostrano i pensieri più intimi di Marianne: My Own Particular Way si apre con la frase “Inviami qualcuno da amare / Qualcuno che potrebbe amarmi …” e il coro la definisce… “pronta ad amare… finalmente”, in un turbine di suoni essenziali. Già dalla bellissima Misunderstanding, che apre il disco, la “British Girl” per eccellenza dimostra di essere in vena: la canzone è roca e suadente, e parla dei malintesi che troppo spesso complicano la vita. “L’amore è reale, l’amore è qui / L’unica cosa che so per certo” canta Marianne, trovando il giusto approccio a situazioni che paiono sempre senza via d’uscita. al di là della musica, che è affascinante, sono i testi la chiave per entrare nel disco: come per le canzoni originali dei suoi album, Marianne ha semplicemente lavorato sui testi e ha trovato i giusti autori per dar vita alle sue parole. Affidandosi a Ed Harcourt, Warren Ellis, Nick Cave e Mark Lanegan, tra gli altri, è riuscita a far emergere il giusto tono emotivo per ciascuna delle sue canzoni. “Non scrivo musica, dice. Quindi ho davvero molto bisogno di questo approccio: amo molto tutto ciò, apprezzo chi mi aiuta e mi sopporta”Purtroppo la salute in questo momento non è buona, e un tour di supporto al disco è sicuramente da escludere, tuttavia le sue dichiarazioni lasciano trapelare la voglia di tornare ad esibirsi in pubblico: “Non ho intenzione di andare in tour a sostegno di questo disco, conclude, sono in viaggio da 50 anni… ma una volta che mi sentirò meglio, prenderò in considerazione la possibilità di esibirmi a Parigi, Londra e Berlino”. Per cui, godiamoci questo disco, lasciamoci rapire da queste note e da queste parole e, sopratutto, ringraziamola per questo splendido dono.

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Un pensiero riguardo “Marianne Faithfull: “Negative Capability” (2018) – di Magar

  • novembre 9, 2018 in 3:54 pm
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    Quando si e cresciuti in un preciso luogo e periodo non puoi invecchiare lasciando da parte l’estro artistico e la voglia di esserci con i tuoi progetti. Tanto meno può farlo un’icona come Marianne, sempre molto attiva e presente nel panorama artistico degli anni ’60. Splendida anche nel film”Irina Palmer”.

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