Maria Montessori: un messaggio che dura per sempre – di Lucia Gargano

Non si può non rimanere affascinati dalla complessità di Maria Montessori, donna di scienza famosa per il metodo educativo che prende il suo nome e che tutto il mondo ci invidia. Conoscere la sua vita e il suo pensiero vuol dire scoprire la ricchezza e lo spirito innovativo di un talento tutto italiano che può essere inserito a pieno diritto fra gli esponenti maggiori della pedagogia scientifica del Novecento. Lei non amava essere definita una pedagogista, anzi, ci teneva a precisare che il suo unico titolo scientifico era Dottoressa in medicina; all’epoca un traguardo difficile per una donna. Tanto amata quanto criticata, Maria Montessori fu sempre un passo davanti al suo tempo. Vissuta tra 800 e 900 nella cornice di quel contesto storico e sociale ricco di cambiamenti che fu l’età giolittiana, ha saputo attraversare l’inquietudine di un periodo di transizione, accogliendo le sfide della modernità. Fu una donna fuori dal comune: brillante studentessa interessata alle materie scientifiche; il suo percorso di studi fu nuovo, rispetto ai tempi. Scienziata, docente di antropologia nell’Ateneo romano, studiosa di psichiatria, pediatria, ma anche di filosofia e pedagogia. Impegnata in battaglie civili e sociali: lottò per l’emancipazione della donna e per i diritti del bambino. Partecipò a congressi nazionali ed internazionali, suscitando sempre scalpore con i suoi appassionati interventi. Parlò di riforme sociali, di lavoro e parità salariale tra donna e uomo. Si batté per il diritto al voto, all’educazione e all’istruzione delle donne; denunciò lo sfruttamento minorile e sollevò la questione dei bambini frenastenici, spostando il problema medico sul piano pedagogico. Nel 1896, nonostante l’ostilità del padre e dell’ambiente universitario, fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia e ad esercitare la professione in campo psichiatrico, carriera a quei tempi rigorosamente maschile; e quello che più stupiva di lei era il fatto che fosse anche molto femminile. Nelle foto d’epoca la giovane Montessori appare sempre fiera, bella ed elegante. Non si sposò mai, ma si innamorò ed ebbe un figlio fuori dal matrimonio. Dopo la laurea la sua formazione si arricchì di conoscenze e studi importanti. Intensa fu l’esperienza lavorativa negli ospedali romani. Presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Roma si dedicò alle ricerche per il recupero dei bambini frenastenici, approfondendo la conoscenza dei medici francesi Itard e Séguin, seguaci della psicologia sensista. Questi anni di pratica furono il suo primo vero titolo in fatto di pedagogia, come lei stessa afferma. Dopo aver ottenuto risultati sorprendenti con i suoi piccoli pazienti, che superarono gli esami di quinta elementare senza che gli esaminatori si accorgessero della loro inferiorità, Maria Montessori pensò di applicare il metodo anche ai bambini normodotati. Ebbe la possibilità di farlo nel 1907 quando a Roma, nel quartiere popolare di San Lorenzo, inaugurò la prima Casa dei Bambini: laboratorio vivente che rese possibile l’elaborazione del suo metodo. È qui che per la prima volta vide la realtà del bambino che, non più mortificato ed oppresso, svelò caratteri psichici insospettati. Molti corsero ad osservare questa meraviglia: una scuola nuova a misura di bambino. Da allora il metodo si diffuse in tutto il mondo. I risultati di quella storica esperienza saranno raccontati dalla Dottoressa in maniera scientifica, ma anche poetica, nel libro “La scoperta del bambino”, un classico della pedagogia. Nelle sue pagine si parla dell’ambiente adattato, della maestra umile e paziente e del materiale scientifico per lo sviluppo sensoriale: tre punti essenziali che costituiscono i cardini del metodo. Maria Montessori però non parlava di metodo, ma di una via per l’educazione; “un aiuto affinché la personalità umana possa conquistare la sua indipendenza”. “Aiutami a fare da solo” è la frase messa in bella mostra in ogni scuola montessoriana, quasi a richiamare gli adulti a non sostituirsi al bambino e a non interferire nella sua personale esperienza di apprendimento. Oggi le intuizioni di Maria Montessori, le sue “strane” idee, sono più vive che mai. Accreditate dalle moderne ricerche scientifiche. La fiducia nel bambino artefice della propria formazione, guidato da un maestro garante dei sui bisogni di espressione e di libertà operativa: sono gli aspetti più qualificativi del pensiero montessoriano che si riverberano oggi più di ieri. Il messaggio che Lei ci ha lasciato dura per sempre: “[…] se aiuto e salvezza possono venire, ci verranno soltanto dal bambino; poiché egli è il costruttore dell’uomo”. Il bambino di oggi, come quello di sempre, non è forse un’immensa speranza? La Dottoressa di Chiaravalle, morta in Olanda all’età di 82 anni, nella sua genialità ha saputo cogliere e valorizzare ciò che da sempre è sotto gli occhi di tutti: il bambino così come egli è, e nel suo essere uomo domani. Val la pena, infine, ricordare le parole di Maria Montessori al primo corso per educatrici d’infanzia, nel 1909: “Non sono io quella che ha creato qualcosa di nuovo nell’arte di educare, ma è lo spirito infantile, che si è rivelato in me, che io ho saputo contemplare nella sua vera manifestazione”. Contemplate maestre, contemplate…

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