Marcus King: “El Dorado” (2020) – di Maurizio Garatti

Marcus King ha ventitré anni e, dopo aver ascoltato il suo esordio come solista, possiamo tranquillamente dire che è nata una stella. “El Dorado” (Fantasy Record 2020), questo il titolo del disco è uscito il 17 di gennaio, e ha immediatamente calamitato l’attenzione di tutta la stampa specializzata, come sempre pronta a genuflettesi alle divinità emergenti, quelle che sono in grado di dare nuova linfa all’asfittico mercato musicale attuale e, di conseguenza, garantirle una nuova e vanagloriosa infornata di articoli da pubblicare in ogni dove. In questo caso però ci sentiamo di dar ragione a chi vede in lui una sorta di nuova via musicale che pare fatta apposta per rimettere in gioco la tradizione americana, mischiando le carte ed estraendo dal mazzo una serie di canzoni di altissimo livello, come da tempo non si vedeva. Ciò che maggiormente stupisce è la semplicità a tratti irrisoria con la quale Marcus passa da un genere all’altro, affrontando, sfiorando, temi musicali che vanno dal Soul al Blues, dal Rock al Country, senza soluzione di continuità, dando linearità a un percorso musicale che sulla carta pare irto di difficoltà.
Le undici canzoni che compongono l’album sono il frutto della collaborazione con il produttore Dan Auerbach (The Black Keys… tanto per intenderci), e delle sessioni effettuate agli studi Easy Eye di Nashville: sono delicati gioielli che racchiudono l’immagine più vera di una America che non vuole arrendersi alla barbarie dilagante. Tra i collaboratori, anche in fase di scrittura, troviamo Pat McLaughlin, Paul Overstreet e Ronnie Bowman, ma il risultato, anziché risultare spezzettato dalle molteplici menti coinvolte nel progetto, possiede una fluidità incredibile: segno evidente che Marcus, oltre ad avere una voce splendida, possiede il bagaglio tecnico e culturale necessario a rendere il tutto a propria immagine e somiglianza. King ha iniziato a studiare chitarra all’età di quattro anni, suona professionalmente da quando ne aveva undici e ha sempre saputo che voleva fare della musica la sua vita. La sua è una famiglia che si muove da sempre in ambito musicale, suo nonno era un chitarrista country e suo padre continua ad esibirsi dal vivo. La sua naturale evoluzione lo porta a formare la propria Band già nel 2013. La Marcus King Band fondata a Greenville, in Carolina del Sud è in tutto e per tutto il suo gruppo: il batterista Jack Ryan, il bassista Stephen Campbell, il trombettista/trombonista Justin Johnson, il chitarrista, sax/steel Dean Mitchell, insieme a Marcus, portano una combinazione insostituibile di artigianalità e cuore nel loro lavoro e sono oggi una delle band più di rilievo dell’intero panorama musicale americano. Hanno suonato 140 spettacoli nell’ultimo anno e hanno fatto il tutto esaurito innumerevoli locali, tra cui il Brooklyn Bowl per tre sere consecutive.
Quando Marcus fondò la Band, certo non si aspettava di avere successo in modo cosi veloce, eppure Warren Haynes pubblicò il primo album del gruppo, dando il via a una avventura che promette davvero molto. Quando Auerbach ascoltò King, pensò tuttavia che il suo suono potesse andare oltre il classico mondo della jam band. Invitò King a Nashville, lo spinse a registrare da solo e scrisse canzoni con lui alla chitarra acustica
“Penso che sia stato davvero bello per lui entrare in studio e abbassare la guardia, mescolarlo con alcuni musicisti diversi”, afferma Auerbach. “Abbiamo scritto quante più canzoni possibili e abbiamo lasciato che la crema salisse in cima”… e la “crema”, come la chiama lui, è davvero di prima qualità: “El Dorado” è appassionato, penetrante e profondamente soul. Come già detto intreccia musica Soul, Gospel, R&B e Country in qualcosa di moderno e classico al contempo e suona come alcune cose di Neil Young, come la più classica Rock Band Americana, come il Soul di Ray Charles, aggiungendo il meglio del cantautorato made in USA. Ascoltate l’inizio, la delicata e splendente Young Man’s Dream e ditemi se Neil non pare emergere da questi arpeggi; poi passate a Wildflowers & Wine per sentire l’incedere di Ray Charles. Tutto riporta alla luce lo splendido mondo che amiamo da sempre, riveduto e corretto da questo ragazzo di ventitré anni che torna a farci sognare e dare speranza ai nostri logori cuori. Teniamocelo stretto e facciamogli i nostri migliori auguri per un luminoso e lungo percorso.

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