Marco Tullio Giordana: “La Meglio Gioventù” (2003) – di Riccardo Panzone

Un ragazzo guarda il mare. Accanto a sé lo zio, depositario della memoria del padre che lo tiene accanto a sé con lo stesso affetto che un padre saprebbe donare.
E dimmi…..come era lui?”
Lui era come Achille: coraggioso e triste”.
E’ questo uno degli atti conclusivi de “La meglio gioventù”, film di Marco Tullio Giordana del 2003, spaccato della più recente storia Italiana che spazia dalla fine degli anni 50 fino ai giorni nostri, valorizzato dalla meglio gioventù del cinema Italiano del più recente presente: Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Jasmine Trinca
“Lui era come Achille: coraggioso e triste”: il ragazzo, figlio di un padre mai conosciuto abbastanza, riconosce Matteo (suo padre) attraverso queste poche parole. Il coraggio è manicheo: è la via della felicità, tanto per citare Tucidide, o dell’inferno. Il padre del ragazzo, morto suicida, è Matteo Carati, il personaggio più inquieto del film, dibattuto tra la bellezza di occhi verdi che anelano alla luce del sole e l’incapacità di trovare questa luce in un mondo fatto di ipocrisia e finzione. Come è difficile, per un figlio, riconoscere un padre? Quanto è difficile perdonare il proprio padre e perdonarsi per le proprie mancanze di figlio? Lo perdoni quando Lo comprendi davvero… quando percorri una piccola parte di quei passi che Lo hanno smarrito e, volontariamente, prosegui follemente in una discesa agli inferi fatta di parole e storie già sentite che sin da piccolo ti ronzano nella testa. Lo perdoni quando comprendi il deserto emozionale che Lo ha circondato e che né Tu, né altri, hanno saputo colmare: un deserto intervallato da inutili oasi di sentimenti posticci e costruiti sul nulla; e Tu, magari, non Ti sei ancora perdonato: ogni invito negato, ogni momento che non hai passato con Lui diventa una lacrima, un senso di colpa che ti morde l’anima come un eterno supplizio di Tantalo. L’illusione di immortalità che la giovinezza ci regala, altro non è che un’illusione: la convinzione che il giorno dell’addio non debba mai arrivare è soltanto un inganno che ti porta a trascurare ciò che d’improvviso sparisce. “La Meglio Gioventù” non è soltanto un romanzo storico, capace di intrecciare nello stesso canovaccio la nostra storia: dalla contestazione agli anni di piombo, dal boom economico alla “Milano da bere”; è, anche e soprattutto, un percorso tra i sentimenti espressi e quelli mai sopiti, quelli che troppo spesso rimangono sotto traccia e ti tormentano per anni e che l’incapacità di espressione, i vincoli sociali, fanno sì che rappresentino una tortuosa via lastricata di infelicità e rimpianto. “Che cosa leggi?? Cosa Guardi?? Quali parole Ti metti in testa??” Io, ogni volta che rivedo questo film, capolavoro di estrema sensibilità, mi metto in testa parole di comprensione, perdono e tenerezza.

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