Marco Franzoni & Manuele Zamboni: “La Signora Marron” (2021) – di Ignazio Gulotta

Si conoscono e collaborano da vent’anni Manuele Zamboni e Marco Franzoni, ma questo “La Signora Marron” (Bluefemme Recording Studio 2021) è il primo album che li vede in coppia, a spingerli alla pubblicazione è stato Omar Pedrini che ne ha apprezzato il lavoro e li ha incoraggiati. L’album è un disco di cantautorato nel quale i due protagonisti si alternano al canto e ai cori coadiuvati da un buon numero di musicisti che rendono il suono ricco e pieno, vario nell’ispirazione e negli arrangiamenti. La title-track che apre il disco ha un arrangiamento con delle chitarre molto evocative e malinconiche perfetto per un testo fatto di ricordi e nostalgie, un’atmosfera che ricorda i Calexico più crepuscolari. Ti Aspettavo, sia per le tematiche amare e di sconfitte umane, “io come vedi sono asciutto e stanco“, che per il canto mi ha ricordato Claudio Lolli. Ma tutti i testi delle canzoni sono pervasi da un forte senso di amarezza e disillusione, anche quando gli arrangiamenti risultano arricchiti dall’uso dei fiati e da ritmi più incalzanti, come in Gesù Tascabile dove sax e tromba infiammano il pezzo per poi immalinconirsi nel condurci a un sorprendente finale bandistico. Canzoni sulle ferite che la vita ci infligge come Non Fa Rumore la Primavera, giustamente scelta come primo singolo, intrisa di nostalgia (“mi son voltato, non c’eri più“).
E qui veniamo a un’altra caratteristica del disco, parole e musica di tutte le tracce originali sono di entrambi i musicisti, la qualità della scrittura che non cerca frasi mirabolanti o complesse metafore, ma usa un linguaggio la cui apparente semplicità lo rende efficace e comprensibile, anche a un primo ascolto, senza essere banale. Quelle di Zamboni e Franzoni sono canzoni che coinvolgono e colpiscono emotivamente. Tenendo gli Occhi Spenti è una bella e suggestiva ballata che sposa ancora una volta le atmosfere della frontiera con in primo piano la tromba di Francesco Venturini a guidare un canto di attesa, “aspetteremo il caldo e tempi migliori“. Ma è la successiva Arida la ballata che mi ha conquistato fin dal primo ascolto, breve, essenziale, con un testo che colpisce nel segno, sul tema del passato, del ricordo: “strano come le cose che vorremo scordare siano così difficili da dimenticare“, tutto funziona alla perfezione, dalla malinconica tromba al coro di Claudia Ferretti, al tempo quasi da valzer che potrebbe far pensare a Leonard Cohen.
Nel disco oltre ad altre tre tracce, particolarmente meritevole di citazione almeno la conclusiva e crepuscolare Oltre il Cortile, trova spazio anche la cover di Vincenzina e la fabbrica che Jannacci scrisse per la colonna sonora di “Romanzo Popolare”, resa con un ritmo swing, mentre le chitarre creano un clima nebbioso e malinconico, ricordo di un mondo, quello della fabbrica, che ha perduto nella nostra società fluida sempre più centralità. Un disco da ascoltare con attenzione lasciandosi trasportare dalle sue avvolgenti atmosfere verso i meandri del tempo, dei ricordi, delle occasioni perdute. “La Signora Marron” esce in vinile e in formato digitale.

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