Marco De Annuntiis: “Jukebox all’idroscalo” (2018) – di Fabrizio Medori

Gli ingredienti che Marco De Annuntiis utilizza in “Jukebox all’idroscalo” (Cinedelic Interbeat 2018) sono tanti e tutti di ottima qualità, ma nessuno è mai usato in maniera esagerata, il dosaggio dei suoni, dei ritmi e delle atmosfere è molto accurato, gli arrangiamenti e la produzione operano un ottimo servizio alle canzoni, che hanno un gradevole piglio cantautorale e sono molto più profonde di quanto possa apparire ad un ascolto superficiale. L’elegante e scanzonato suono beat, mai scontato o caricaturale, sorregge una trama compositiva essenziale ed esaustiva allo stesso tempo. La veste grafica del prodotto è perfettamente adeguata a tutto il lavoro, capace di colpire al primo sguardo e poi, a poco a poco, affascinare lentamente… e a me è capitata la fortuna di mettere le mani sulla versione in vinile, bella da vedere e molto ben masterizzata, con un ottimo risultato sonoro. Il merito della qualità sonora di “Jukebox all’idroscalo” se lo prende sicuramente Luigi Piergiovanni, che ha prodotto il disco, insieme al titolare dell’opera. I riferimenti, letterari e non, sono molteplici e dosati con parsimonia e cura, spaziando dalla Sala Giochi di Jukebox, brano che apre l’album, tenendo presente che l’Idroscalo è quello di Ostia, dove fu ucciso Pier Paolo Pasolini, in un gioco di specchi che passano dall’immaginario scintillante dei giochi per ragazzi alla periferia più degradata. Nel primo brano Johnny Dal Basso è l’ospite che suona la chitarra, nel resto del disco le chitarre sono suonate da Andrea Cuoco, il basso da Jacopo Pisu e la batteria da Marco Pula Marco De Annuntiis suona organo e pianoforte. Come De André gioca con il mito del cantautore “intoccabile”, con la chanson beat e con i Talkin’ Heads, stratificando sensazioni e colori. Dandy di città è un esplosione di suoni sixties, guidata dal Farfisa di Marco, ma è Conigli dappertutto il momento più psichedelico e beatlsiano del disco: un “piccolo bignami” del pop inteso come forma d’arte, oltre che di intrattenimento, leggero e consistente allo stesso tempo, con Marco che suona anche la chitarra 12 corde. Il primo lato termina con Blues della Renault, in cui l’automobile è quella utilizzata dai protagonisti di “Amore Tossico”, film di Claudio Caligari del 1983. Mi alzo, giro il disco e mi rituffo in quell’epoca che De Annuntiis non ha vissuto direttamente con Borderline, nella quale viene ospitata la voce di Ilenia Volpe, dando vita ad un duetto di grande impatto. Il primo uomo sulla luna nasconde una storia romantica in senso moderno dietro all’avvenimento più fantascientifico del 900. Il violino di Cristina Romagni è l’ospite di Vita privata di Sherlock Holmes, uno spensierato beat, ancora una volta nobilitato da un testo molto meno scanzonato. “Jukebox all’idroscalo” si avvia alla conclusione con un inno al rasoio a mano libera, intitolato, per l’appunto, Shavette, nella quale si mescolano Farfisa-sound, ritmica eighties e tutto l’immaginario rappresentativo dell’epoca dorata a cavallo tra gli anni sessanta e i settanta. L’epilogo del lavoro è affidato a Io, io, io e gli altri, probabilmente il brano più “difficile”, nel quale il suono diventa più oscuro e claustrofobico, in ricordo delle migliaia di cantine trasformate in “ritrovo” da altrettanti giovani ricchi di entusiasmo, sogni e povertà. Un ultima citazione la merita sicuramente la voce di Marco, lo strumento più interessante di tutto il catalogo, duttile strumento nelle mani di un abile autore di canzoni, nel senso più nobile del termine.

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