Manuel Tavoni: “Back to the Essence” (A-Z Blues Records 2017) – di Lino Gregari

Sotto l’egida della preziosa A-Z Blues, ecco il brillante esordio di Manuel Tavoni, bluesman emiliano di chiara derivazione rock, che ci propone un lavoro suonato a regola d’arte, con docici brani autoctoni di pregevole fattura. Il punto di partenza di “Back to the Essence” è quello classico, che deriva direttamente dal blues di matrice soul che ha nel gospel e nel funk i suoi cardini; american roots music quindi, che grazie anche alle qualità della band che lo accompagna, riesce brillantemente a districarsi dal fitto sottobosco indie (fertile e vitale terreno senza il quale la scena musicale italiana sarebbe ormai defunta), emergendo fino a brillare di luce propria. Assieme a Alberto Paderni (batteria), Steve DeVille (chitarra), Cristiano Gianfranceschi (piano, hammond, armonica e cori), Andrea Moretti (basso), Manuel Tavoni diverte e si diverte con il fiero cipiglio del bluesman di razza, consolidando il ponte virtuale che collega la terra emiliana con il delta del Mississippi e il Chicago Blues. L’introduzione al mondo di Manuel è affidata alla bella e liquida Fight for my Freedom, nella quale la pulizia della chitarra, unita alla piacevole melodia del cantato, si fanno apprezzare, mettendo in evidenza da subito che il songwriting è di buon livello; da sottolineare lo splendido lavoro delle coriste (Ylenia René, Francesca Artioli e Ivelisse Franco) che caratterizzano in modo decisamente positivo il soud del disco. Molto bella Back to the Essence, che gronda blues e gospel da ogni singola nota, nella quale il ritmico martellare del piano e le scarne note dell’armonica fanno da contraltare al bel lavoro della chitarra. La seguente My baby doesn’t speak (nella quale spicca anche il prezioso lavoro alla chitarra di Lorenz Zadro), scelta come brano per il video di lancio del disco, è un pezzo che può ricordare Johnny Lang, coniugando qualità e mainstream nella giusta proporzione. Molto accattivante anche The Party, ritmata e facilmente assimilabile, con una piacevole vena tipicamente on the road, alla quale si presta benissimo l’armonica che si contrappone ai cori in stile The Commitments. Arriva poi il classico bluesaccio da suonare ad alto volume, Here with You, con le lancinanti note della chitarra che riempiono lo spazio lasciato dalla bella prestazione vocale, mentre la seguente Walking down the River suona più gospel, sempre con l’armonica a far bella mostra di sé e il coro a sostenere la voce del leader. Con When the World Sleep entriamo nel mondo delle ballads: pezzo asciutto e di grande effetto che stempera per un attimo la vena blues del disco, pronta a riprendersi la ribalta con la bella My Grandma, canzone tipicamente old style che ricorda tanto il blues di Chicago. Dopo la piacevole Angel of the Night, altro pezzo dall’andatura classica tipica delle ballads, eccoci alla chiusura del disco, affidata al suono notturno e struggente di I Take a Moment, sontuoso brano in grado di chiudere in modo elegante e convincente un ottimo album, di quelli a cui dare più di una chance.

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