Mandolin Orange: “Blindfaller” (2016) – di Danny “black” Bateman

Tra le fila dell’imponente movimento roots proveniente dal North Carolina, a fianco di band più note come gli Avett Brothers e Chatam County Line, per citarne un paio, si inseriscono anche i Mandolin Orange, duo proveniente da Chapel Hill, piccola cittadina situata proprio nel cuore dello stato. Formatisi nel 2009, la band è composta da Andrew Marlin, che oltre a cantare, suona chitarra, banjo e mandolino ed è l’autore di quasi tutte le canzoni, e da Emily Franz, cantante e violinista. I Mandolin Orange hanno all’attivo già quattro album in studio (Blindfaller è il quinto) e propongono un melange, prevalentemente acustico, nel quale confluiscono folk, country, bluegrass, gospel e pop, e che per semplicità potremmo definire modern american roots music. Una musica, quindi, che guarda con rispetto alla tradizione, e la cui architrave è rappresentata dal virtuosismo strumentale dei due musicisti e dalla capacità di creare orecchiabili melodie giocando sull’interplay delle due voci. Dopo anni di gavetta, il salto di qualità arriva nel 2013, quando il duo firma un contratto con laYep Roc Records, attraverso la quale il gruppo si affranca dallo status di fenomeno locale, dando inizio a una serie di tour che li porta in giro per gli States e per l’ Europa, dove partecipano a numerosi festival (Austin City Limits, Merlefest, Newport Folk Festival, etc.). I dischi cominciano a vendere bene, grazie anche a una produzione più ricca, che rende le loro canzoni maggiormente appetibili per passaggi radiofonici e più complesse nella struttura, e  grazie all’introduzione di turnisti in sala di registrazione. E’ il caso anche di questo ultimo Blindfaller, che vede l’utilizzo, oltre che della consueta strumentazione, anche di basso, batteria, tastiere e pedal steel, e che dal punto di vista compositivo risulta il disco più complesso della band. In scaletta, dieci canzoni di americana in purezza, percorse da un mood malinconico, che evoca languidi paesaggi autunnali, e suonate meravigliosamente bene da due ragazzi che, a differenza di tanti colleghi di genere, misurano i virtuosismi subordinandoli a melodie dal sapore antico e ricche di tradizione. L’evocativa copertina e il booklet con tutti i testi sono il valore aggiunto di un album intenso e godibile dalla prima all’ultima traccia.

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