“Man Ray: l’uomo infinito” – di Angela Caporaso

Fino al 19 novembre 2017 sarà possibile visitare la mostra “Man Ray – l’uomo infinito”, oltre 100 opere dell’artista americano esposte al Castello Aragonese di Conversano (BA). Il titolo della mostra è tratto da una delle opere presentate, “L’Homme Infini” una litografia realizzata nel 1970 in 150 esemplari e allude alla complessità delle  numerose tecniche e dei molteplici “linguaggi espressivi” usati da Man Ray (Emmanuel Radnitzsky, Philadelfia, 1890 – Parigi, 1976) nel corso della sua vicenda artistica. Non a caso in mostra troviamo infatti non solo fotografie, ma anche serigrafie, acquerelli, litografie, disegni e oggetti tridimensionali tra cui il celebre “Cadeau”. Nel nostro caso però  l’infinito sottintende anche  gli infiniti modi secondo i quali le varie diversità che caratterizzano la nostra collettività, non a caso in perenne trasformazione e cambiamento, possono convivere ed integrarsi. La mostra ha la consulenza curatoriale di Vincenzo de Bellis con Eugenia Spadaro, e si divide in otto aree tematiche. La prima, “New York 1912- 1921” nella quale sono esposte le opere del primo periodo americano tra cui un autoritratto del 1921Man Ray (uomo raggio), artisticamente parlando infatti si forma a New York dove frequenta la galleria del fotografo Alfred Stieglitz, esperto conoscitore dell’arte contemporanea europea; ed è sempre a New York che entra in contatto per la prima volta con due opere di Duchamp e Picabia dalle quali rimane profondamente colpito. In seguito infatti egli incomincia a riflettere sul bisogno di abbandonare ogni riferimento figurativo e, partendo dalla sua esperienza fotografica, inventa una sua personale tecnica creativa, la rayografia. La seconda sezione della mostra pone l’accento sul rapporto con Marcel Duchamp, fotografato anche nei panni di Rrose Sélavy e, a proposito del quale, Man Ray scriveva : “Il mio più vecchio amico, dal 1915. Dedica la maggior parte del suo tempo agli scacchi e, sempre benevolmente, alle arti”Poi abbiamo le due sezioni “Gli amici artisti e autoritratti” e “Muse e Modelle”. Tra gli artisti c’è Pablo Picasso in una foto del 1932, a proposito del quale Man Ray scriveva “…Non cerca mai l’ispirazione, la trova sempre nella natura o nell’antichità”. Nella sezione “Muse e Modelle”, invece, oltre al celeberrimo “Erotique Voilée” del 1933 dove ammiriamo Meret Oppenheim, (l’inventrice della tazza, piattino e cucchiaino rivestiti di pelliccia) troviamo gli innumerevoli ritratti fatti a  Kiki de Montparnasse amata dall’artista americano e immortalata in “Le Violon d’Ingres”, celebre fotografia in bianco e nero del 1924 usata in questa occasione come immagine-simbolo della mostra, apposta sia sul manifesto che sul dépliant. Nella sezione “Dadaismo e avanguardie” è sottolineata l’adesione di Man Ray al movimento Dada; egli si trasferisce infatti a Parigi nel 1921 dove frequenta l’ambiente dadaista proprio allorquando scoppiano le prime fratture tra Tzara e André Breton. Man Ray non si schiera con nessuno dei due e rimane in ottimi rapporti con entrambi; intanto abbandona le sue pitture astratte e si dedica esclusivamente alla sperimentazione creando gli oggetti d’affezione dadaisti; e qui bisogna specificare che gli oggetti in questione non sono dei ready made bensì degli oggetti che cambiano senso a causa di un’evidente modifica e, a tale proposito, ricordiamo “Cadeau”, opera qui esposta in una versione del 1974: un ferro da stiro che ha smesso di essere tale grazie all’aggiunta di una fila di 14 chiodi che lo rendono inutilizzabile. Nella sesta sezione “Realtà e finzione: voyeurismo e sadismo” troviamo  le opere realizzate  con tecniche sperimentali, tra cui “Lacrime“ del 1930, in riferimento alle quali Man Ray scriveva:Il trucco di una ballerina ha fatto nascere queste lacrime (di vetro) che non esprimono alcuna emozione”Le ultime due sezioni sono strettamente connesse alla vita privata dell’artista: una infatti è dedicata a Juliet Browner, sua moglie, mentre l’altra al suo ritorno in Francia. La mostra è organizzata dall’Associazione Culturale Artes attraverso la sezione dedicata alle proprie attività denominata “l’Arte Possibile”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Conversano, la Fondazione Marconi ’65 di Milano ed il Man Ray Trust…  e visto che Man Ray ritrasse ovviamente anche il compositore Erik Satie, da lui definito Un caro amico, ma anche uno dei pochi musicisti che si siano interessati alle arti plastiche, andiamo a concludere con questo video.

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