Mai Mai Mai: “Nel Sud” (2019) – di Ignazio Gulotta

“Nel Sud” (La Tempesta International 2019) è l’ultima fatica del musicista noise Mai Mai Mai, nome d’arte di Toni Cutrone, che porta su disco un progetto nel quale la musica accompagna le immagini del video artista Simone Donadini ottenute montando e manipolando i documentari etnografici realizzati nel Meridione d’Italia da registi come Gianfranco Mingozzi, Cecilia Mangini, Vitoria De Seeta, Luigi Di Gianni che, sulla scia delle ricerche di Ernesto De Martino percorsero e documentarono , quei riti dal sapore ancestrale nei quali paganesimo, cattolicesimo, magia, antiche credenze, creavano un intreccio nel quale si manifestava con forza il sentire popolare. Un mondo che oggi sembra essere scomparso travolto dall’irrompere della modernità e che, col suo dirompente lavoro, Cutrone riesce a far riaffiorare fra i meandri di un’elettronica rumorosa e disturbante, forse per ricordarci quella parte del nostro essere che noi crediamo aver definitivamente rimosso nel trionfo della tecnologia e della razionalità e che invece è ancora profonda nell’umanità intera, lavora come un fiume carsico, un archetipo junghiano del quale non ci libereremo mai, perché l’esistenza in fondo ruota sempre intorno ai temi fondamentali: vita, morte, paura, angoscia, gioia, odio, amore, sofferenza, fatica, speranza. “Nel Sud” esce dopo la trilogia dedicata dallo stesso Mai Mai Mai al Mediterraneo, esplora le tradizioni rituali sincretiche delle quattro regioni più meridionali d’Italia: Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Non c’è alcuna concessione al folklore, al pittoresco, o alla spettacolarizzazione di manifestazioni che, dalla possessione, alla manifestazione delle passioni o della devozione, sono sempre ai limiti dell’eccesso e della follia. Qui la tradizione viene sezionata, rovesciata, aggredita dalle manipolazioni sonore di Cutrone, per esempio negli otto minuti di Tarantula, dove i field recordings, i canti, i tamburelli della tradizione pugliese subiscono i droni rumorosi, i suoni industrial cupi, fragorosi che sul finale sembrano provenire dalle viscere della terra, implacabili e ossessivi. Così in Pisci Spata la violenza feroce che promana dalle voci dei pescatori alle prese con la caccia cruenta al pesce sembra integrarsi e deflagrare nelle frammentazioni elettroniche. In altri casi, Magia Lucana e, soprattutto, Il pianto, dove voci e lamenti di donne, il suono delle campane si inseriscono in un brano criptico e misterioso, una sorta di lungo drone ipnotico e alienante, come un lungo e cupo rito funereo: sperimentalismo noise e rituale ancestrale sembrano fondersi insieme. Questo disco di Mai Mai Mai lo possiamo affiancare ad altri lavori che in questi anni si dedicano al possibile incrocio fra la tradizione popolare, i riti magico-religiosi ancestrali e comunitari e la sperimentazione musicale, come fanno gli Ifriqiyya Electrique con i riti banga tunisini o gli indonesiani Senyawa con le musiche tradizionali della loro terra, rilette in chiave doom. Cutrone, intervistato da Rolling Stone, ha messo fra le sue fonti di ispirazione, oltre ai più prevedibili Panasonic e Lino Capra Vaccina, anche i magnifici indonesiani Tarawangsawelas, dediti a una trance ipnotica e meditativa, basata su droni stordenti e dalle improvvise aperture cosmiche… qualcosa che si può ritrovare (sia pure in un contesto decisamente più rumoroso) sotteso anche fra le tracce di questo interessantissimo ultimo lavoro di Mai Mai Mai.

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