Mahavishnu John McLaughlin: “My Goal’s Beyond” (1971) – di Pietro Previti

New York City, Marzo 1971. John McLaughlin è prenotato negli studi della Douglas per registrare “My Goal’s Beyond”, il terzo album a suo nome nel giro di appena tre anni. Ha in mente un progetto molto speciale ma apparentemente disomogeneo. Il disco dovrà contenere due facciate molto diverse tra loro; la prima richiederà la presenza di musicisti straordinari e capaci di far dialogare Occidente ed Oriente, l’altra sarà  un’impegnativa prova da virtuoso solista. Entrambe dovranno essere accomunate da identica passione e sincerità. Convocati nella formazione si ritrovano il batterista Billy Cobham, semplicemente uno che riscriverà la Storia del proprio strumento, l’ex Flock Jerry Goodman al violino, il fuoriclasse Charlie Haden al contrabbasso, Dave Liebman al flauto ed al sax soprano, il brasiliano Airto Moreira alle percussioni, il tablista bengalese Badal Roy e Eve “Mahalakshmi” McLaughlin alla tambura. Il ventinovenne chitarrista di Doncaster all’epoca è già una riconosciuta star chitarristica, specialmente in ambito jazzistico. Appena pochi anni prima la sua carriera sembrava non decollare, relegato al ruolo di sessionman delle star americane di passaggio a Londra, al Ronnie Scott e di “Musician For Musicians”. A quanto pare lo stesso Jimmy Page, più piccolo di appena un paio d’anni, prese da John qualche lezione prima di diventare egli stesso professionista con gli Yardirds. Nato nel 1942, annata magica in cui videro i natali rockstar come Paul McCartney, Brian Jones e Jimi Hendrix, McLaughlin ad inizio degli anni Sessanta comincia una gavetta fatta di centinaia di concerti ed interminabili jam sessions in compagnia di Alexis Corner, Georgie Fame e, soprattutto, Graham Bond. Proprio con la Organisation di Bond trascorrerà nottate a tirare l’alba in locali fumosi ed affollati, tra blues, errebì e jazz con Jack Bruce e Ginger Baker, prima che questi taglino la corda per formare i Cream, il trio delle meraviglie con Manolenta Clapton. La vera svolta per McLaughlin arriva abbastanza tardi, soltanto a metà gennaio del 1969, con l’album “Extrapolation”. Il chitarrista sembra oramai orientato a suonare esclusivamente Jazz, anche se con dinamiche e timbri moderni e con una forte propensione elettrica e di impianto rock. Accanto a lui compaiono il sassofonista John Surman, altro giovane leone del Jazz britannico, un batterista raffinato ed esperto come Tony Oxley ed il valido contrabbassista Brian Odgers, in sostituzione del previsto Dave Holland, approdato negli Stati Uniti alla corte di Sua Maestà Miles Davis al posto di Ron Carter. A partire da questa pubblicazione, molto apprezzata dalla critica e rapidamente circolata tra gli stessi musicisti,  l’attività di McLaughlin diventa frenetica e raggiunge vette impensabili  fino a pochi mesi prima. Il drummer statunitense Tony Williams, già nel secondo quintetto di Davis degli anni Sessanta, lo chiama ad incidere “Emergency!” nei suoi Lifetime. Il long playing viene unanimemente considerato dalla critica come l’album che crea il genere Jazz Fusion. La successiva consacrazione avviene con l’ingaggio nella dream-band elettrica di Davis, ove sarà chitarra solista andando ad affiancare musicisti come Shorter, Corea, Zawinul, DeJohnette e lo stesso Holland. “In a Silent Way” (1969) e “Bitches Brew” (1970) sono capolavori assoluti, vere e proprie pietre miliari, che definiscono nuove latitudini nel Jazz, che si apre alla moltitudine del pubblico rock. L’impennata di vendite che la CBS fa registrare con questi album e le numerose esibizioni in festival pop (i 600.000 spettatori del Festival di Wight del 1970) e locali di tendenza come i due Fillmore determinano una notorietà planetaria per il gruppo di Davis e, ovviamente, per lo stesso chitarrista inglese. John, da parte sua, non rinuncia a dare impulso ala sua carriera con la pubblicazione di “Devotion” (1970), disco che non amerà mai troppo a causa del missaggio eccessivo del produttore Alan Douglas. Il successivo incontro con il maestro spirituale Sri Chinmoy (dal quale riceverà il nome Mahavishnu), lo porta ad un approccio musicale ispirato all’armonia ed alla bellezza, in una rispettosa simbiosi tra vita interiore ed esteriore. L’interesse per la filosofia orientale e l’intima esigenza di un cammino spirituale, anche attraverso lo studio di strumenti e scale tipiche della musica classica indiana, caratterizzano l’approccio di McLaughlin a “My Goal’s Beyond”, lavoro dedicato proprio a Chinmoy e che la Douglas pubblicherà nel giugno dello stesso 1971. La realizzazione di un progetto così innovativo ed ambizioso, specialmente nelle due articolate suites del lato A intitolate semplicemente Peace One e Peace Two, non poteva che richiedere il coinvolgimento di strumentisti molto abili e completi, propensi a suonare trame musicali estremamente complesse  ed inedite. Nel lato B, trovano invece spazio otto tracce suonate da McLaughlin in solitario con la chitarra acustica. Accanto a standards classici come la mingusiana Goodbye Pork Pie Hat, la davisiana Blue in Green recuperata da “Kind of Blue” e Waltz for Bill Evans di Chick Corea, figurano altre cinque brani, tutti originali, che confermano il talento ed il virtuosismo del musicista inglese. Il crescendo di Something Special, la raffinata semplicità di Hearts and Flowers, il flamenco di Phillip Lane, la sublime Follow Your Heart e Song for My Mother, lirica e veloce con sottofondo di gong, costituiscono una raccolta di pezzi che ispireranno intere generazioni di chitarristi. Artista indiscutibilmente eclettico, rapido e melodico, John McLaughlin a quel punto è già pronto per la successiva avventura con i fidi partner Goodman e Cobham. Nasce così la creatura Mahavishnu Orchestra, completata dal tastierista ceco Jan Hammer e dall’irlandese Rick Laird al basso elettrico, che nel dicembre dello stesso anno pubblicherà per la Columbia Records il long playing “The Inner Mounting Flame” (1971). L’opera, ulteriore testimonianza della ispirazione e sincerità spirituale del leader, darà un ulteriore e definitivo impulso all’evoluzione del Jazz Rock negli anni Settanta sia in termini artistici che commerciali.

Formazione: John McLaughlin – chitarra acustica. Billy Cobham – batteria.
Jerry Goodman
– violino. Charlie Haden – contrabbasso. Dave Liebman – flauto e sax soprano.
Airto Moreira
– percussioni. Badal Roy – tabla. Mahalakshmi (Eve McLaughlin)–  tambura.

Tracklist: 1. Peace One. 2. Peace Two. 3. Goodbye Pork Pie Hat (Charles Mingus).
4. Something Spiritual (Dave Herman). 5. Hearts and Flowers (Theodore Moses Tobani).
6. Phillip Lane. 7. Waltz for Bill Evans (Chick Corea). 8. Follow Your Heart.
9. Song for My Mother. 10. Blue in Green (Miles Davis).

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