Magora: “Frenologia” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Una scarica elettrica, come quella di un elettroshock, poi una carezza per indorarti la pillola, e poi giù di nuovo con un’altra scarica ancora più potente, seguita da una carezza rigeneratrice. Non sai più cosa sia più sconvolgente, se la carezza o l’elettricità. Ti hanno trovato a girare di notte ubriaco, e non ha importanza se tu stessi bevendo per festeggiare un momento di creatività o per dimenticare un amore finito, ti hanno preso per pazzo, pestato di botte lo stesso e portato in una cella gelida per farti confessare di essere un criminale. Le oscillazioni delle emozioni disegnano questi dieci brani dell’album “Frenologia” (2018) dei Magora. Una band che si è formata da circa un anno, con musicisti provenienti da esperienze espressive diverse e che hanno sentito l’urgenza di far confluire questa diversità schizofrenica nel loro disco d’esordio. Con l’intento di disegnare una mappa della mente umana, cercando di scandagliarne le emozioni più profonde. Roberto Fedriga (voce), Andrea Lo Furno (chitarra e cori), Luca Finazzi (batteria e percussioni) e Alberto Lazzaroni (basso elettrico) fluttuano, come una barca in mezzo alle onde, tra il Grunge, Post Punk, la ballata Rock romantica, il Blues elettrico e acustico, il Noise ma, pur se sballottati dai marosi, mantengono sempre la loro rotta e il risultato finale è di una particolare omogeneità nonostante la diversità. Forse perché tutti i brani sono registrati in presa diretta come se stessero suonando dal vivo e, anche, grazie alla collaborazione di valenti musicisti a impreziosire i brani con il loro talento, regalando momenti di reale godimento come quelli con Guido Bombardieri al sax e clarinetto, Carlo Poddighe al Mellotron e Boris Savoldelli ai cori. La frenologia è una dottrina pseudoscientifica ormai destituita, secondo la quale in base alla misura della testa si può catalogare la categoria d’appartenenza di un individuo. Come se il cervello si modificasse in base ai movimenti della psiche e di conseguenza potesse modellare la forma del cranio. Utile per riconoscere i criminali o per comprendere chi potesse svolgere un determinato mestiere a colpo d’occhio. Fortunatamente non è così, anche se la frenologia è preceduta da una dottrina ancora più antica, più o meno simile, basata su valori più ideali, come la fisiognomica e, in certi casi, le corrispondenze evidenziate da quest’ultima dottrina sono risultate sorprendenti. Questo album si muove in base ai movimenti di una psiche disorientata e ingloba l’ascoltatore in questo disorientamento costringendolo a delineare una propria fisionomia delle emozioni, con il solo piacere dei momenti strumentali a guidarlo o a sedurlo come fa l’incantatore con il suo serpente. 

Tracklist: 1. Sabbia o caffè. 2. Le mani non dimenticano. 3. Damnatio memoriae.
4. Qualche morso in più. 5. I ricordi nel legno. 6. Piedi umidi. 7. Lara. 8. Foce.
9. Digiuno opportuno. 10. Anice.

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