Magnus&Bunker: “Kriminal” (1964 – 1974) – di Maurizio Fierro

Quando il 24 agosto del 1964 esce in edicola il primo numero tascabile di Kriminal, appare subito evidente che l’irruzione del personaggio parto dell’inesauribile fantasia del duo Magnus&Bunker – al secolo il bolognese Roberto Raviola e il milanese Luciano Secchi – sconvolgerà il mondo dei comics, rappresentando uno scandalo per l’Italia bacchettona e perbenista dell’epoca. Con la sua tuta raffigurante uno scheletro, e la maschera con un teschio stilizzato, quello che Anthony Logan si appresta a compiere è infatti un viaggio interiore nei luoghi desolati dell’ombra, metafora della coscienza opacizzata di un paese alla ricerca di una propria riconciliazione interiore. Con la sua sinistra apparizione, Kriminal, che fin dal primo numero si presenta inequivocabilmente come il “Re del delitto”, rappresenta un segno di discontinuità rispetto al passato, prendendo le distanze dall’altro eroe negativo che, da circa un paio d’anni, lo ha preceduto in edicola: Diabolik. Se il criminale in calzamaglia nera ideato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani trova senso e dimensione attraverso la contrapposizione con il suo avversario, l’ispettore Ginko, in una rassicurante visione dualistica in cui i confini fra bene e male risultano ben definiti, l’eroe stilizzato da Magnus è un vendicatore solitario, che spesso combatte un male peggiore di lui, in una visione nichilista permeata di pessimismo. La staticità atemporale che circonda Diabolik, un eroe senza una vera e propria storia personale, calato in una città immaginaria, Clerville, viene superata dalla dinamicità di Kriminal, che agisce nel Regno Unito contemporaneo e la cui biografia è, al contrario, in continuo divenire. In quel mese di agosto di cinquantaquattro anni fa, il noir irrompe a pieno titolo nella storia del fumetto nazionale ricalcando, in parte, le orme dei pulp magazine americani degli anni Trenta e Quaranta, da “Weird Tales” a “Black Mask”. Con Kriminal l’”ombra” acquisisce vita autonoma, senza che si avverta la necessità che la rappresentazione del “bene” faccia da rassicurante controcanto… ed è un urlo di protesta polemico e dal sapore vagamente anarchico, quello che viene lanciato dalle pagine del fumetto disegnato da Magnus. Ma chi è Anthony Logan, alias Kriminal? È la domanda che viene provocatoriamente posta da Max Bunker nella seconda di copertina a partire dal numero undici della serie, “Il Tesoro Maledetto”, uscito in edicola l’11 marzo del 1965; occasione anche per spiegare la genesi concettuale del personaggio che, come nella più classica tradizione dei racconti del terrore, risale fino a Edgar Allan Poe. Proprio alle angosce del tormentato scrittore di Boston – la cui complessa vicenda umana risulta, per molti versi, simile a un racconto del mistero – occorre rifarsi per individuare il padre ideale di tutti gli eroi dark della cultura popolare del Novecento. Dagli episodi che si susseguono in edicola (prima a cadenza mensile, poi quindicinale, infine settimanale) veniamo a conoscenza del sentimento di vendetta che guida Kriminal – un ex trapezista che ha dovuto abbandonare l’attività per un incidente – nelle sue prime imprese da fuorilegge. Apprendiamo di suo padre, ridotto sul lastrico da soci senza scrupoli e della vendetta di Antony, che rintraccia i colpevoli e li punisce uccidendoli con spietata e calcolata freddezza. Dobbiamo però attendere l’uscita del numero 64, “Il Segreto di Kriminal”, per completare con altri particolari il quadro di una biografia ai limiti. Veniamo allora a sapere della sua nascita nel turbolento Bronx, della forzata separazione dalla sorella maggiore, Milena, e del precoce internamento in un orfanotrofio, dopo la fuga del padre e la prematura scomparsa della madre; poi, del soggiorno in un riformatorio, da dove Anthony fugge alla ricerca della sorella che, infine, riesce a trovare. Milena lavora come cameriera presso una famiglia molto facoltosa. Quando però, dopo essersi introdotto nella villa, sta già assaporando la gioia di riabbracciarla, Anthony assiste agli ultimi drammatici istanti di vita della sorella: strangolata dal padrone di casa che cercava di violentarla. Dopo aver vendicato Milena e aver ucciso il suo carnefice, la sua carriera criminale ha ufficialmente inizio. Lo si può immaginare allora scendere un’ideale scala interiore e avvicinarsi a una porta che separa la luce dall’oscurità. Una volta entrato, ad attenderlo trova il suo vecchio costume da trapezista: una tuta gialla con il disegno stilizzato di uno scheletro nero e una maschera che riproduce le fattezze di un teschio. In quella piccola stanza dell’anima Anthony esce di scena permettendo all’osceno Kriminal di prenderne il posto. Da quel momento, Kriminal si troverà per sempre nel lato buio dell’esistenza. È un’anima solitaria, il personaggio di Magnus e Bunker… ma non è solo lo spirito di vendetta ad animarlo. C’è anche un certo ribellismo anarcoide, a guidarle le sue gesta. La critica alla deriva della società capitalistica simboleggiata da avidi faccendieri senza scrupoli, mercanti di armi e signori della droga… e la sottile vena di satira sociale che aleggia soprattutto nelle prime uscite, sono infatti altrettanti tratti distintivi del fumetto della piccola casa editrice milanese Editoriale Corno.Non è un caso che già nel secondo numero del fumetto la storia si ambienti a Saint Tropez, perla della Costa Azzurra e, a quei tempi, culla del jet set internazionale, con le sue spiagge incontaminate e la fascinosa vita mondana dei suoi locali alla moda. Poi anche Montecarlo, Antibes e Cannes e alcuni luoghi simbolo del Belpaese, rientrano fra gli obiettivi del fuorilegge; troviamo il nostro eroe dark a Roma, poi a Milano e nelle località turistiche simbolo della moda: Sanremo, il lago di Como e il lago Maggiore… ma anche Venezia e Alto Adige. Quando poi Kriminal si sposta nel Regno Unito, nel numero nove del fumetto, “Giustizia Spietata”, uscito l’11 febbraio 1965, si allude alla possibilità di abolire la pena di morte in Inghilterra. Kriminal sarà buon profeta, perché nove mesi dopo, nella terra di Sua Maestà, verrà depennato l’omicidio dai casi passibili di pena capitale, rimanendovi solo alcune remote eventualità come l’alto tradimento e l’incendio doloso del Palazzo Reale. Come nel personaggio delle sorelle Giussani, anche nel fumetto di Magnus e Bunker esiste un contraltare alle imprese criminali dell’eroe dark in tuta gialla; Milton, però, il commissario di Scottland Yard che gli dà la caccia, è sì figura necessaria per connotare la controparte malvagia, ma non con l’intensità rivestita dall’ispettore Ginko. Kriminal, personaggio di rottura a priori, si muove infatti sul crinale di un abisso, un passo prima di salvarsi, un passo prima di cadere, in un superamento assoluto degli schemi della morale corrente. In questo senso anche la componente femminile rompe gli abituali schemi del fumetto classico. Se in Diabolik Eva Kant è una presenza fissa che diventa via via sempre più partecipe della vita dell’uomo in tuta nera, fino a divenirne l’insostituibile riferimento, Anthony Logan è invece un impenitente donnaiolo. Al suo fianco compaiono partner occasionali, manipolate, utilizzate e, spesso, eliminate senza scrupoli. Solo Lola Hudson riesce a diventare, in qualche modo, una presenza assidua. È però un’altra la figura femminile che suscita scandalo: si chiama Gloria Farr, ed è la moglie del commissario Milton. Dopo aver conosciuto Kriminal, la donna prova per il fuorilegge un’attrazione fatale. Lo aiuta in alcune losche imprese, ed è una vera e propria scissione, quella che porta Gloria a dividersi fra la tranquillità di un menage consolidato e la spericolata simpatia per il rivale del marito. Un triangolo ad alta intensità erotica: troppo, per un paese che ha da poco intrapreso un lento percorso verso una progressiva liberalizzazione dei costumi. Sì, perché oltre la violenza esibita, sono gli ammiccamenti espliciti e i primi nudi femminili a suscitare l’allarme negli occhiuti custodi della morale perbenista del tempo. Nel corso del 1965, l’accusa di oscenità porta “Kriminal” e la casa editrice Corno a subire una serie di imputazioni per violazione dell’articolo 528 del codice penale. Non si contano i sequestri nelle edicole disposti da zelanti Procuratori della Repubblica, mentre, in tutto il paese, monta una ondata di indignazione popolare orchestrata da una martellante campagna di stampa contro quello che viene definito un prodotto immorale. Si sconta anche un pregiudizio che, fin dal dopoguerra, ha accompagnato il fumetto, guardato con sospetto in quanto “portatore di messaggi di violenza e di morbosità in grado di sedurre e destabilizzare le menti delle nuove generazioni”, secondo un allarmato rapporto dell’Apostolato Della Buona Stampa che, nel 1951, ha suddiviso i fumetti in quattro categorie: raccomandabili, leggibili, leggibili con cautela ed esclusi. L’irruzione dell’amorale Kriminal, presto seguito in edicola dei sodali Satanik, Demoniak, Sadik e Killing, identificati come “la Banda dei Super K”, acuisce il sentimento di sospetto e fa gridare all’attentato alla pubblica morale. Il 28 ottobre 1966, editore e direttore responsabile compaiono per la prima volta sul banco degli imputati. In modo eloquente, il quotidiano della sera milanese “La Notte” titola in prima pagina: “Arrestato Kriminal”, annunciando il sequestro del fumetto da parte della Magistratura milanese. La casa editrice Corno viene condannata al pagamento di una multa di ottocentomila lire. Gli esiti della condanna inducono il duo Bunker e Magnus a depotenziare leggermente la carica sovversiva di Kriminal, mentre la due lettere, M.G. – morale garantita – una sorta di autocensura che le stesse case editrici impongono alle proprie produzioni, divengono il salvacondotto con il quale gli altri fumetti continuano a circolare fra le mani di ragazzini minorenni. L’ipocrisia di facciata è salva, il fumetto Kriminal diventa solo per adulti (in modo cogente, prima era solo un suggerimento) e può continuare a vendere… e lo farà più di prima. Sono entrambi in cammino, Kriminal e il popolo italiano. Tuttavia, nel muro del conformismo benpensante, una breccia di provocazione anarcoide è stata aperta; il Sessantotto è alle porte, e nel percorso che sta portando il Belpaese a ridisegnare la mappa della propria geografia sociale gli italiani hanno trovato nell’eroe in tuta da scheletro un eccentrico compagno di viaggio. 

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